Mostre di arte moderna e contemporanea

Arte Povera 1967-2011

25 ottobre 2011 - 29 gennaio 2012

Triennale
Viale Alemagna 6, Milano
Tel. 02-724341
Orari: 10:30-20:30, gio 10:30-23, lunedì chiuso

Due anni fa, quando si è dovuto decidere quali fossero gli artisti contemporanei più rappresentativi del nostro Paese da proporre in una grande rassegna commemorativa dell'Unità d'Italia sono subito venuti in mente gli esponenti dell'Arte Povera, che è il movimento italiano più conosciuto e apprezzato all'estero. Il problema però era la dimensione delle loro opere, che difficilmente avrebbero potuto essere esposte in un solo spazio. Si è pensato quindi di coinvolgere nell'operazione alcuni tra i principali musei italiani, molti dei quali sono presenti proprio in quelle località che hanno contribuito al lancio e al successo di questo gruppo di artisti eterogenei, messi insieme nel 1967 da Germano Celant in occasione della mostra "arte povera + Imspazio", allestita alla Galleria la Bertesca di Genova, l'unica città che, per problemi di budget, ha deciso di non aderire all'iniziativa. In questo progetto sono coinvolti, infatti, oltre alla Triennale e al Castello di Rivoli, che, insieme a Celant, sono stati i promotori di tutta l'operazione, il MAMbo di Bologna, il MAXXI e la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, la GAMeC di Bergamo, il MADRE di Napoli e il Teatro Margherita di Bari, ognuno dei quali ha sviluppato un suo discorso sull'Arte Povera, che è stato un movimento complesso, strettamente connesso con le vicende politiche e sociali dell'epoca.
Gli artisti che ne facevano parte (Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pierpaolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio) e di cui Celant ha codificato le istanze in un volume del 1969, intitolato Arte Povera, infatti, erano rimasti profondamente suggestionati da quello che stava accadendo in tutta Europa e volevano dar vita a un'arte rivoluzionaria, svincolata dalle strutture di potere e dalla logica del mercato. Un'arte semplice, sperimentale, partecipativa, strettamente legata alla realtà e alla natura, libera di esprimersi con tutti i mezzi e le tecniche possibili. Ed è per questo che spesso agivano al di fuori di gallerie, musei e centri espositivi, portando l'arte in mezzo alla gente, oppure utilizzavano materiali inconsueti, di recupero (sacchi di iuta, stracci, tubi di ferro, fili di nylon, vetri, neon, lastre di acciaio, giornali, ombrelli) o tratti dal mondo naturale (carbone, terra, acqua, creta, frutta, pezzi di legno, pappagalli, cavalli, foglie di lattuga o tabacco), che assemblavano in installazioni di dimensioni monumentali, che potevano avere carattere effimero o permanente.
Quella che contava non era l'opera, ma il processo che aveva portato alla sua realizzazione, ed è per questo motivo che alcuni di loro portavano avanti riflessioni di tipo concettuale sul senso dell'arte o facevano riferimento a motivi cosmici e processi alchemici (stella, giavellotto), che venivano usati per rapresentare l'energia presente nell'universo e dare una forma alle leggi che governano il mondo.

La mostra, esposta alla Triennale con un titolo un po' forzato ("Arte Povera 1967-2011") visto che per ammissione dello stesso Celant il movimento ha concluso la sua esperienza nel 1971, offre una panoramica di quello che i principali esponenti dell'Arte Povera hanno realizzato dal 1967 al 2011. Anche dopo lo scioglimento del gruppo, infatti, questi artisti hanno continuato a portare avanti le loro ricerche con un cammino individuale, che si dimostra ancora oggi carico di energia e di vita.

Il percorso espositivo, suddiviso su due piani, rispecchia questi due momenti della loro carriera artistica. La prima sezione, ospitata al piano terreno, nella Galleria dell'Architettura disegnata da Gae Aulenti, mette in risalto, infatti, la loro produzione degli esordi, dedicando, a ognuno di loro, una sala personale, dove sono esposte alcune opere storiche, realizzate tra il 1967 e il 1975. La seconda, invece, che trova spazio al piano superiore, offre uno spaccato corale di quello che questi artisti hanno fatto negli anni successivi, che sono contrassegnati dalla creazione di installazioni sempre più complesse e monumentali.

La mostra, che è accompagnata da un video molto interessante, che racconta la storia del gruppo, e da un catalogo unico, che rende conto di tutte le rassegne che fanno parte di questo progetto sull'Arte Povera, è affiancata da un'altra esposizione, quella che si tiene negli spazi del Mercedes-Benz Center di Milano (Via Daimler 1), dove si può ammirare Love difference - Mar Mediterraneo (2003-2005) di Pistoletto.

Per favorire i visitatori in questo momento di crisi, la Triennale ha predisposto un biglietto unico, che consente di vedere, a 10 Euro, la mostra sull'Arte Povera e le altre rassegne in corso in questo spazio: "O'Clock" e "Le fabbriche dei sogni". Il biglietto però deve essere utilizzato nello stesso giorno.

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