Mostre di arte moderna e contemporanea

Paladino

9 aprile - 10 luglio 2011

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio e sab 9:30-22:30. Dal 23 maggio ingresso ridotto al lunedì

Milano, la "città che sale" di Boccioni e degli immobiliaristi, che stanno completamente trasformando lo skyline del capoluogo lombardo, dall'inizio di aprile ospita due installazioni di Mimmo Paladino, La Montagna di sale, di cui vi abbiamo già parlato nell'area news, e il Cacciatore di stelle, un aeroplano vero, sul quale l'artista è intervenuto disegnando simboli, forme e figure. Due interventi in spazi pubblici (Piazzetta Reale, Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II), che hanno anticipato di poco l'apertura di una bella mostra, che ricorda, attraverso 50 opere, gli ultimi trent'anni di attività di questo artista campano, che ha cominciato a riscuotere successo tra il 1979 e il 1980, quando Achille Bonito Oliva lo ha inserito all'interno del gruppo della Transavanguardia, insieme a Cucchi, Chia, Clemente e De Maria, artisti diversi tra loro, ma uniti dal desiderio di tornare a far pittura dopo gli anni del Minimalismo e dell'Arte Concettuale, che cominciavano a mostrare segni di esaurimento.

L'esposizione, curata da Flavio Arensi, non segue un criterio cronologico, ma procede con grande equilibrio sulla spinta delle assonanze e delle emozioni, degli aspetti estetici e linguistici. Rispecchia, infatti, il desiderio di Paladino, che non voleva una mostra piena di opere ma ricca di significato, che testimoniasse, attraverso pochi, selezionati capolavori, tra cui dipinti, sculture e installazioni, l'evoluzione del suo pensiero e del suo percorso artistico. Un cammino lungo e complesso, che è stato caratterizzato dall'utilizzo di diversi stili, forme, materiali, e dall'elaborazione di un linguaggio molto particolare, per certi versi magico e misterioso, fatto di frammenti di oggetti, segni e simboli, a volte creati, a volte trovati, che traggono la loro origine dalla fantasia e dalla tradizione mediterranea e sono portatori di un significato universale, che può anche non essere quello più immediato. Secondo l'artista, infatti, alla comprensione di un'opera possono concorrere diversi elementi, tra cui la cultura che ogni persona porta con sé. Ci sono, infatti, dei simboli, come quello della croce, che, a seconda delle aree geografiche, possono avere diversi significati. Un dato di fatto che comunque non rappresenta certo un problema. Anzi, può essere molto proficuo e interessante perché può indurre la gente a riflettere e pensare, come del resto fanno le strane combinazioni di elementi figurativi e altre forme che l'artista inserisce nei suoi lavori. Per Paladino, infatti, l'arte "non è un fatto di superficie fine a se stesso, né di abbandono viscerale ad atteggiamenti poetici. L'arte è sempre indagine sul linguaggio".

Oltre a trarre spunto da segni e simboli ancestrali, miti e leggende del passato, Paladino si rifà spesso anche alla letteratura. Molti elementi che ritroviamo nelle sue opere, si possono riscontrare, infatti, in un bellissimo testo di Borges, che recita "sono stato la lama di un coltello, ...una stella rilucente, la parola di un libro, ...uno scudo. Ho ricoperto lo spazio di immagini... Alla fine di tutto questo disegnare, ho ritrovato i segni del mio volto".
Un altro scrittore molto amato da Paladino è sicuramente Cervantes. A lui e al suo più celebre personaggio, il Don Quijote, l'artista ha dedicato, infatti, diverse opere, tra cui dipinti, sculture, disegni, un lungometraggio e un libro d'artista.

Una delle sale più emozionanti e suggestive dell'esposizione, è sicuramente quella dedicata ai 32 Dormienti, nella quale si può ascoltare la musica di un compositore quasi sconosciuto, che Paladino ha voluto coinvolgere in questo progetto dopo averlo sentito in radio.
Questo giovane "sound designer", che si chiama Davide Monacchi e ha avuto l'onore di sostituire il grande Brian Eno, artefice della musica della precedente versione di quest'opera, già vista a Londra nel 1999, ha fuso insieme suoni provenienti dal passato, dalla natura, dalla sua fantasia, creando qualcosa di veramente unico e particolare. Da ascoltare camminando in silenzio tra questi corpi muti, immobili, rannicchiati in posizione fetale, come se cercassero rifugio o protezione dalle cattiverie del mondo o degli uomini.

Un'altra opera molto importante, soprattutto dal punto di vista storico artistico, è Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro (1977), che ha segnato il passaggio di Paladino dalla fotografia alla pittura. Si tratta, infatti, di un unicum, un piccolo lavoro figurativo, molto diverso da quelli che avrebbe realizzato negli anni a venire, che è la testimonianza di un preciso desiderio dell'artista, quello di "non voler dipingere nulla, se non l'atteggiamento stesso del dipingere".

La mostra continua nel cortile di Palazzo Reale, dove sono esposti 5 grandi scudi di terracotta, che ci ricordano quanto sia importante difendere l'arte e la libertà d'espressione.

L'artista, che ha sempre amato molto Milano, dove ha lavorato per diversi anni, ha deciso di fare un regalo a questa città. Quando verrà riaperto il Museo Archeologico, infatti, un suo "dormiente" troverà asilo all'interno della Torre di Corso Magenta e resterà lì per sempre per ricordarci che bisogna stare svegli, vigili, attenti a non perdere il contatto con le nostre radici, la nostra identità, la nostra storia.
Per ora non c'è ancora nulla di certo, ma forse, anche il Cacciatore di stelle potrebbe restare in città. L'Assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory, ha chiesto, infatti, di poter esporre questo aereo nel futuro Museo d'Arte Contemporanea, che dovrebbe vedere la luce a Citylife entro il 2012/2013.

Quella che sicuramente scomparirà è La Montagna di sale, un'opera monumentale, ma effimera, nata in occasione delle Orestiadi di Gibellina (1990) e riproposta con grande successo a Napoli, in Piazza del Plebiscito (1995), dove fu fatta esplodere con i fuochi d'artificio che annunciavano il Capodanno.

Il catalogo della mostra, che contiene i testi del filosofo americano Arthur Danto e del critico Germano Celant, più un'intervista di Flavio Arensi a Mimmo Paladino, è pubblicato da GAmm Giunti.

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