Mostre di arte moderna e contemporanea

Shirin Neshat. Donne senza uomini / Women without men

29 gennaio - 8 marzo 2011

Palazzo Reale
Sala delle Cariatidi
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio e sab 9:30-22:30

Nel romanzo Women without men la scrittrice iraniana Shahrnush Parsipur racconta la storia di cinque donne di diversa estrazione sociale, Munis, Zarin, Faezeh, Farokh Legha e Mahdokht, che abitano a Teheran.
Il libro è ambientato nel 1953, l'anno del colpo di Stato contro il presidente Mohammad Mossadegh, eletto democraticamente. Le vicende politiche e le proteste della popolazione, che non vuole il ritorno dello Shah Reza Pahlavi, appoggiato dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti, restano però sullo sfondo, collegate direttamente soltanto alla storia di Munis, che sceglie di uccidersi per protestare contro la limitazione della libertà, sua e del popolo iraniano. Quello che emerge, infatti, è il ritratto di una società dove le donne sono costrette a subire le angherie e le violenze degli uomini, che le vogliono vergini e sottomesse, ma non esitano a stuprarle senza pietà quando fa loro comodo senza curarsi del fatto che, così facendo, le privano del loro futuro di mogli e di madri. Un destino crudele al quale si può opporre solo la follia, la fuga, il suicidio.

Shirin Neshat, che è una delle più famose e interessanti artiste iraniane, autrice di foto e video di grande intensità, che raccontano il problematico rapporto tra uomini e donne, è rimasta profondamente colpita da questo libro, che il suo paese ha messo all'indice nel 1989, e per 4 anni, dal 2004 al 2008, ha lavorato alla realizzazione di un'opera che riproponesse con immagini, parole e suoni, le atmosfere e le suggestioni ricevute leggendo il toccante romanzo della Parsipur.
Dal materiale girato è nato un lungometraggio poetico e visionario, Women without men, che ha avuto uno straordinario successo alla Mostra internazionale del Cinema di Venezia del 2009 tanto è vero che l'artista è stata premiata con il Leone d'Argento, che è andato ad aggiungersi al Leone d'Oro vinto alla Biennale d'Arte del 1999.

Anche se ha lo stesso nome, l'opera che viene proposta nella Sala delle Cariatidi non è comunque questa. L'artista, infatti, ha deciso di mettere in mostra una selezione del materiale preparatorio in modo da raccontare separatamente, attraverso cinque videoinstallazioni, che producono un flusso continuo di immagini, luci e suoni, tra cui le musiche di Ryuichi Sakamoto e Sussan Deyhim, le storie delle protagoniste del film. Donne con problemi diversi, che per diverse vie arrivano a un giardino misterioso, isolato dal mondo e privo di uomini, dove sembra dimori la pace e la tranquillità.
La loro tregua comunque non durerà a lungo. La padrona di casa, che è meno giovane delle altre e più indipendente e sicura di sé, deciderà, infatti, di fare una grande festa invitando amici e conoscenti e questo party si rivelerà fatale. Alla villa arriveranno, infatti, anche i soldati segnando la fine di quel luogo sicuro e sereno, lontano dai clamori e dalle cattiverie della vita e degli uomini.
I video che raccontano i momenti salienti delle loro vite, costrette a fare i conti con una realtà discriminante, sono affiancati da quelli dedicati a un'altra giovane donna, Mahdokth, ossessionata dal desiderio di maternità, che ritrova la pace radicandosi a terra come un albero e diffondendo il suo seme in tutto il mondo.

Anche se è dagli anni '90, quando ha realizzato le sue prime straordinarie fotografie (Women of Allah), che l'hanno resa famosa, che l'artista si confronta con questi temi e prova una grande amarezza per la difficile situazione delle donne iraniane, costrette a fare i conti con regole severe, che riguardano la religione, il sesso e i comportamenti sociali, Shirin Neshat crede che ci sia una via di uscita. È convinta, infatti, che le donne del suo paese stiano prendendo coscienza del loro valore, delle loro possibilità e della loro forza e che in Occidente si abbia una visione un po' distorta di quello che succede in Iran.
Tutti pensano che queste donne siano deboli e sottomesse, che abbiano il timore di far sentire la loro voce, ma non è così. Le donne mussulmane, infatti, sono forti, determinate e coraggiose e hanno un grande potere all'interno della società. Quello che chiedono non ha nulla a che vedere con la religione o con le ideologie, ma solo con la giustizia e la democrazia, che devono valere per tutti e in ogni luogo. Non solo in Oriente, ma anche in Occidente, dove le donne sembrano più libere, ma sono comunque soggette a forme di discriminazione, più sottili e meno evidenti, ma innegabili.

La mostra è accompagnata da un bel volume, pubblicato dalle Edizioni Charta.

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