Mostre di arte moderna e contemporanea

Impressionisti. Capolavori della collezione Clark

2 marzo - 19 giugno 2011

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio e sab 9:30-22:30

Lo Sterling & Francine Clark Art Institute, che è una delle più importanti istituzioni museali americane e il vanto di Williamstown, una piccola cittadina del Massachusetts, è attualmente interessato da un progetto di ristrutturazione e ampliamento, affidato alle cure dell'architetto Tadao Ando, che ha reso necessaria la chiusura degli spazi per almeno un anno. Da questa situazione di stallo è nato però lo spunto per qualcosa di positivo, la realizzazione di un tour internazionale che porterà in giro per il mondo alcuni dei tanti capolavori acquistati, con gusto e sensibilità, da Robert Sterling Clark (1877-1956), erede del patrimonio dei Singer delle macchine da cucire, e sua moglie Francine Clary (1876-1960) tra il 1910 e il 1950. Opere straordinarie tra cui figurano molti dei più bei lavori degli impressionisti, ma anche dipinti di maestri del passato, come Dürer, il Ghirlandaio e Piero della Francesca, artisti pompiers, come Bouguereau e Gérôme, artisti americani, come Homer e Sargent. Alla base delle loro scelte, infatti, non c'era l'interesse per uno stile particolare, ma quello per il bello e la qualità, due metri di giudizio che li hanno portati a mettere insieme una raccolta davvero unica, alla quale, nel 1955, hanno deciso di trovare una sistemazione.
Anche in questo caso, hanno fatto tutto di testa loro. E, dopo aver pensato a New York, che sarebbe stata la sede più ovvia, hanno deciso di lasciare le loro opere a Williamstown, dove hanno dato vita a un museo e a un campus universitario, che porta avanti un programma di laurea in storia dell'arte apprezzatissimo in tutto il mondo.

Palazzo Reale ha avuto l'onore di essere la prima tappa di questo tour straordinario, che porterà fuori dall'America alcune tra le più interessanti opere della Collezione Clark, frutto del lavoro di 26 artisti attivi in Francia tra il 1830 e il 1900, impressionisti e non. Accanto a Monet, Renoir, Pissarro, Degas, Sisley, la Morisot e Mary Cassatt, vengono proposti, infatti, anche i lavori degli artisti della Scuola di Barbizon (Corot, Millet, T. Rousseau), che li hanno preceduti, quelli dei "pittori accademici" (Troyon, Bouguerau, Gérôme e Stevens), che i collezionisti dell'epoca preferivano alle loro vedute en plein air, e quelli di artisti come Toulouse-Lautrec, Gauguin e Bonnard, che sono andati oltre le loro ricerche aprendo all'arte nuove strade.
Uno dei pittori più rappresentati è sicuramente Renoir, di cui i Clark acquistarono davvero tanti lavori e di cui, qui, se ne possono vedere una ventina, ritratti di donne e fanciulle, ma anche paesaggi e nature morte, che sono una vera rarità. Come lo è, del resto, il Vaso di rose che Manet ha dipinto nel 1882.
La maggior parte delle opere sono state acquistate direttamente da Robert e Francine a Parigi e New York. Alcune, invece, sono il frutto di compere avvenute in tempi più recenti. Il museo, infatti, non ha mai smesso di incrementare il suo patrimonio, che oggi, grazie anche ad alcuni lasciti, può contare su un corpus di 8.000 pezzi, tra cui 500 quadri, opere su carta e oggetti decorativi.

La mostra, che è curata da Richard Rand, Senior Curator presso lo Sterling and Francine Clark Art Institute, segue un andamento più tematico che cronologico. Le opere esposte, che sono 73, sono state suddivise, infatti, in 10 sezioni, che tengono conto del modo di dipingere di questi artisti ("La luce", "L'impressione") e dei loro soggetti preferiti ("La natura", "Il mare", "Il corpo", "La città e la campagna", "I viaggi", "I volti", "I piaceri", "La società"). Quello che emerge dalla visione di queste opere è lo spaccato di un'epoca, il suo modo di vivere e divertirsi, e, soprattutto, la distanza che esiste tra il gusto dei più, ancora legato a una visione accademica della realtà, e lo spirito rivoluzionario di uno sparuto gruppo di artisti, che hanno osato sfidare il Salon alla ricerca di una pittura più moderna, più vera, legata all'impressione del momento e alla ripresa en plein air.

Il percorso si apre con un prezioso nucleo di dipinti, che aiutano a comprendere le caratteristiche dello stile, della tecnica e della poetica impressionista. Ci sono paesaggi (Sisley, Pissarro, Monet), vasi di fiori (Manet, Morisot), ritratti, tra cui un bellissimo lavoro di Renoir che raffigura Madame Monet assorta nella lettura di un libro. Una delle protagoniste dei quadri è comunque la luce, che carica di riflessi i paesaggi (Monet, Pissarro, Renoir), ma anche le nature morte (Sisley, Renoir) di questi pittori, che amavano lavorare all'aperto e riprendere lo stesso soggetto in diverse stagioni e momenti del giorno.
A queste prime sezioni, dedicate specificatamente agli impressionisti, fanno seguito delle sale miste, dedicate alla città, alla campagna, al mare, dove Monet, Pissarro, Renoir, Sisley e Caillebotte, vengono messi a confronto non solo coi pittori che li hanno preceduti e hanno insegnato loro l'importanza del lavoro "sul campo" (Corot, Rousseau, Boudin), ma anche coi loro contemporanei, alcuni dei quali sono assidui frequentatori dei Salon. Tra questi, c'è anche Boldini, che per un certo periodo della sua vita ha abitato a Parigi, dove ha riscosso grande successo e ha realizzato straordinari ritratti di donne. Non questi però, che non sembrano all'altezza della sua fama.
Una sezione abbastanza importante è quella dedicata ai viaggi, dove si possono vedere alcune vedute d'Italia, opera di Corot e Renoir, ma anche ambientazioni di gusto orientale, che sono abbastanza frequenti nei pittori pompiers come Gérôme.
Un altro campo di indagine molto in voga tra gli artisti è quello relativo ai modi di vivere e alle abitudini sociali, che non sono più soltanto quelli dei ricchi o delle famiglie borghesi (Stevens, Boldini), ma anche quelli delle classi più umili, dei contadini (Millet), degli scaricatori di porto (Pissarro) e delle prostitute (Toulouse-Lautrec).
I comportamenti lasciano spazio ai corpi e ai volti, che possono essere sensuali come quelli delle schiave di Gérôme e delle bagnanti di Renoir, o più risoluti e diretti, come quelli del giardiniere di Carolus-Durand e della Carmen di Toulouse-Lautrec. Un caso a parte è quello che riguarda gli autoritratti degli artisti, che sono più o meno "informali" a seconda dell'occasione della loro realizzazione.

Il viaggio all'interno della Collezione Clark si conclude con un capitolo dedicato ai "Piaceri", alle passioni. Che possono essere quelle per le corse e per il teatro (Degas), per i fiori e le belle donne (Tissot, Renoir), ma anche quelle per le opere d'arte. Di collezionismo si parla, infatti, sia all'inizio che alla fine del percorso espositivo. In una foto che, riprendendo un dipinto dell'epoca, ci mostra i Clark all'interno della galleria newyorchese di Durand-Ruel, il celebre mercante degli impressionisti, e in un dipinto di Daumier, dedicato ai collezionisti di stampe.

La mostra, che è arricchita da alcuni filmati d'epoca e da un video molto interessante, dedicato a Renoir, è accompagnata da un bel catalogo, edito da Skira, che contiene i saggi di James A. Ganz e Richard R. Brettell, due tra i più importanti studiosi di arte europea del XIX secolo. Molte sono anche le iniziative collaterali, tra cui laboratori, visite guidate e soluzioni speciali per le famiglie. Non bisogna, infatti, dimenticare che il Clark Art Institute ha sempre dimostrato un grandissimo interesse per l'attività didattica e formativa.

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