Mostre di arte moderna e contemporanea

Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976

15 aprile - 4 settembre 2011

Museo del Novecento
Palazzo dell'Arengario
Spazio Mostre
Via Marconi 1, Milano
Info. 02-88444061
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio 9:30-22:30

Verso la fine degli anni '60, sulla scia di quello che era avvenuto in campo politico e sociale col famoso "'68", che aveva portato la gente nelle strade e aveva fantasticato sull'immaginazione al potere, molti artisti cominciarono a trovare strette le mura delle gallerie, dei musei e degli spazi espositivi. Volevano scendere in campo nelle piazze, in mezzo alla gente, accendere l'amore per l'arte anche tra i non addetti ai lavori, rispondere alla diffusa domanda di socialità che arrivava dai movimenti di "base", dai giovani e dalle donne, che stavano cominciando ad acquisire un loro spazio e una nuova identità. Nacquero così diversi progetti effimeri e temporanei, decisamente sperimentali, caratterizzati dalla realizzazione di performance, azioni e installazioni, che ora sono documentati attraverso video e fotografie.

La mostra in corso al Museo del Novecento, che inaugura così la sua prima stagione espositiva, ricorda quel periodo di fermento e partecipazione collettiva attraverso quelle che sono state le esperienze principali di quegli anni: "Arte povera + azioni povere" (Amalfi, 1968), "Campo Urbano" (Como, 1969), il "Festival del Nouveau Rélisme" (Milano, 1970), "Volterra 73".
Il percorso espositivo è arricchito dalla documentazione degli interventi di alcuni importanti artisti italiani, come La Pietra, Mazzucchelli, Dalisi, Vaccari, Pistoletto, Gilardi, Nannucci, Mauri ecc., dal ricordo della Biennale di Venezia del 1978, durante la quale Enrico Crispolti tracciò un bilancio di dieci anni di arte pubblica e sociale, dalle foto di Ugo Mulas ed Enrico Cattaneo, che hanno raccontato, con le loro immagini, l'esperienza di Como e Volterra.

La mostra, che è curata da Silvia Bignami e Alessandra Pioselli, sarà fruibile, ovviamente, anche dalla strada. Queste azioni, infatti, sono nate per la gente e per gli spazi urbani e non si poteva tenerle completamente chiuse dentro le mura di un museo.

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