Mostre di arte moderna e contemporanea

Leonard Freed. Io amo l'Italia

20 ottobre 2011 - 8 gennaio 2012

Fondazione delle Stelline - Sala del Collezionista
Corso Magenta 61, Milano
Tel. 02-45462411
Orari: mar-dom 10-20, lunedì chiuso

Questa mostra, che rientra nel più vasto progetto dedicato alla celebrazione dell'Unità d'Italia, rappresenta probabilmente il miglior omaggio che si potesse fare al nostro Paese e alla nostra gente. L'amore che il fotografo americano Leonard Freed (1929-2006) ha dimostrato nei confronti dei nostri connazionali, in Italia e all'estero, ci sembra, infatti, qualcosa di straordinario e infinitamente prezioso per diversi motivi, il primo dei quali è l'assoluta spontaneità del suo affetto e del suo interesse, nato per caso dopo il suo trasferimento a Little Italy, datato 1954, e corroborato da più di 45 viaggi nella nostra terra.

La rassegna, che è curata da Enrica Viganò e propone un centinaio di immagini analogiche di Freed, tutte in bianco e nero, scattate in diverse località d'Italia (Milano, Roma, Napoli, Firenze, Siena, Venezia e la Sicilia) tra il 1955 e il 2003, offre uno spaccato quanto mai vivido e veritiero del nostro Paese e dei suoi abitanti. I veri protagonisti di queste immagini, infatti, non sono i palazzi, i monumenti o i paesaggi, che pure sono presenti, ma la gente, da quella più umile di Napoli e della Sicilia, a quella benestante e aristocratica di Roma e Venezia, che questo poeta della fotografia ha ritratto intenta alle occupazioni più varie, ma soprattutto al lavoro e nei momenti di svago, prestando grande attenzione ai gesti, alle espressioni, ai sentimenti. Quello che Freed vuole raccontarci, infatti, non è un semplice fatto di cronaca, ma una storia, e ogni volta che guardiamo le sue immagini, guardiamo le cose e le persone coi suoi occhi, "arricchite dall'umanesimo della sua prospettiva" (Michael Miller).

Se l'amore per l'Italia è stato una folgorazione improvvisa, l'avvicinamento alla fotografia è stato sicuramente più lento, ma non meno passionale. Freed, infatti, all'inizio, voleva fare il pittore e, come altri artisti appartenenti a famiglie ebraiche migrate in America dall'Europa Orientale, a un certo punto della sua vita, ha sentito l'esigenza di conoscere le sue radici e la tradizione culturale dei suoi antenati, che erano russi. Per questo, nel 1952, ha deciso di fare un viaggio di scoperta nel Vecchio Continente. E qui, grazie ai consigli di un amico, ha iniziato a fare fotografie da vendere ai giornali americani. Un espediente, che in breve, da mezzo di sostentamento, è diventato una vera e propria ragione di vita. Freed si è accorto, infatti, che in questo modo, poteva finalmente dare un senso a quell'interesse per l'antropologia culturale e l'indagine etnografica che l'aveva spinto in Europa, riprendere in mano i fili interrotti delle sue radici e scoprire qualcosa di più su se stesso e sul mondo. Un compito che ha portato avanti per tutta la vita viaggiando in lungo e in largo, ma soprattutto in Italia. Il Paese che, più di ogni altro, con la sua gente e le sue atmosfere, cariche di presente e di storia, gli permetteva di cogliere i diversi aspetti della natura umana, di cui era un osservatore attento e curioso. Per lui, infatti, la macchina fotografica era come il "lettino dello psichiatra". Uno strumento di ricerca interiore, che gli serviva per dare una risposta alla domanda "chi siamo?".

La mostra su Freed, che nel 1972 è entrato a far parte dell'agenzia fotografica Magnum, fondata da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour, è accompagnata da un bel catalogo, pubblicato da Admira Edizioni e Quantuck Lane Press di New York.

Links ad altre pagine di Artdreamguide correlate