Mostre di arte moderna e contemporanea

Roberto Ciaccio. Inter/Vallum

21 settembre - 26 novembre 2011

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Sala delle Cariatidi
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio e sab 9:30-22:30. Ingresso gratuito

Dopo le belle mostre, dedicate a Maurizio Cattelan e Shirin Neshat, la Sala delle Cariatidi torna nuovamente protagonista ospitando un'installazione di Roberto Ciaccio, realizzata proprio per questo spazio. Un luogo carico di memoria e di storia, che porta ancora le ferite della guerra e il ricordo di un momento indimenticabile, quello in cui è stato esposto Guernica, uno dei più famosi dipinti di Picasso.
L'opera, che si intitola Inter/Vallum e costituisce il momento conclusivo di un progetto espositivo, che, dal 2006 a oggi, ha portato l'artista a Berlino, Roma e Milano per confrontarsi con la filosofia, la musica e l'architettura, è stata collocata all'interno di questa splendida sala neoclassica, progettata dal Piermarini, in modo tale che le lastre e le carte che la compongono creino negli spettatori la percezione di cadenze e scansioni ritmiche affini a quelle musicali. Ciaccio, infatti, oltre a essere un artista e a interessarsi di filosofia, è anche un grande appassionato di musica.

L'operazione, strenuamente voluta dall'artista, che pensava di riuscire a far risaltare le consonanze che aveva ravvisato tra le caratteristiche di questo luogo e i principali elementi della sua poetica, che è legata al tempo, alla traccia, al rapporto dialettico tra presenza e assenza, ed è carica di rimandi alla storia dell'arte (Malevich, Rothko, Reinhardt, B. Newman) e alla filosofia (Heidegger, Merleau-Ponty, Deleuze, Derrida), non sembra comunque molto riuscita dal punto di vista dell'allestimento, che a noi sembra inadatto a trasmettere il pathos e le emozioni contenute nelle sue carte e nelle sue lastre, che, prese singolarmente, sarebbero molto più efficaci e interessanti. L'aspetto più originale dei suoi lavori, comunque, secondo noi, non dipende tanto da ciò che si vede, ma dal processo concettuale retrostante, che ha portato l'artista a riflettere sul senso dell'unicità dell'opera e sulla sua riproducibilità ridefinendo i concetti di originale e seriale. Lavorando a stretto contatto con uno stampatore fenomenale come Giorgio Upiglio, al quale, in seguito, è subentrato Alberto Serighelli, si è accorto, infatti, che anche le incisioni di una stessa serie, che sembrano tutte uguali, in realtà non lo sono affatto perché ogni stampa porta con sé la traccia della precedente e non sarà mai uguale alla successiva. E questo vale anche per la matrice, che può quindi rivendicare lo status di "opera unica".

L'inaugurazione della mostra, che è stata curata da Remo Bodei, Kurt W. Forster e Arturo Schwarz, è stata accompagnata dall'esecuzione di Mantra, una delle composizioni più interessanti e innovative di Karlheinz Stockhausen, suonata da Antonio Ballista e Bruno Canino. Un'opera di natura iterativa, che lo stesso Stockhausen ha diretto a Milano 35 anni fa.
L'idea di questa performance è venuta ancora una volta a Ciaccio, che, fin dalle prime esposizioni, "ha sempre cercato di aggiungere il suono alle immagini per risvegliare il loro potenziale latente" (K.W. Forster) e, in quest'accasione, ha inseguito il sogno di un'opera d'arte totale, che mescolasse spazi, suoni, suggestioni, ricordi e visioni. Magari quelle dei suoi revenants, figure fantasmatiche che fanno parte del passato, della memoria storica e individuale, e sono difficilissime da catturare. Ogni tanto però ritornano per rivelarci qualcosa di noi e del mondo.

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