Mostre di arte moderna e contemporanea

Cézanne. Les atéliers du Midi

20 ottobre 2011 - 26 febbraio 2012

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio e sab 9:30-22:30. Il 23, 24 e 25 febbraio apertura straordinaria sino alle 24 (la biglietteria chiude alle 23)

Anche se Milano è proprietaria di un'opera di Paul Cézanne, Les Voleurs et l'âne (1870), giunta in dono assieme alla Collezione Grassi, fino a oggi non aveva mai dedicato una personale a questo personaggio, che, ai suoi tempi, era tenuto in gran conto da artisti come Matisse e Picasso e, oggi, tutti conoscono come il padre dell'arte moderna.
Se questo è successo, la colpa non va addebitata al disinteresse verso questo grandissimo artista ma alla difficoltà di ottenere opere importanti e sostenere le spese di una rassegna di tale portata. Adesso, però, questa lacuna è stata colmata, anche se, valutando i costi (2 milioni di Euro) e i risultati, questo evento appare meno eccezionale di quello che avrebbe potuto essere. Infatti, Rudy Chiappini e Denis Coutagne, che sono i curatori di questa rassegna, non hanno potuto disporre delle opere che Cézanne ha realizzato a Parigi (che fino al febbraio 2012 sono esposte al Musée du Luxembourg) e sono stati costretti a focalizzare la loro attenzione sulle tele che l'artista ha realizzato in Provenza in diversi momenti della sua vita. Cézanne, infatti, ha lavorato qui, in questa bellissima regione del Sud della Francia, nella quale era nato, a più riprese, anche se la mostra si concentra soprattutto sugli anni giovanili, quando l'artista studiava ancora legge e cercava di convincere il padre a lasciargli fare il pittore, e sul periodo che segue il 1878, anno in cui Cézanne decise di lasciare la capitale, amareggiato dall'insensibilità del pubblico e della critica nei confronti dei suoi lavori. Non bisogna, infatti, dimenticare che fino al 1895, quando ha esposto le sue opere da Vollard, Cézanne ha avuto grandi difficoltà a imporre il suo modo di dipingere, che non cercava di cogliere le cose così come si presentavano alla vista, ma com'erano nella loro essenza. Era troppo avanti per essere capito.

Il percorso espositivo, che molto deve all'allestimento di Corrado Anselmi, segue abbastanza fedelmente la biografia dell'artista, che si mostra subito al pubblico col celebre autoritratto del 1875 del Musée d'Orsay, e si apre con alcuni lavori d'après, che fanno intuire l'interesse che Cézanne provava per maestri come Veronese, Caravaggio, Rubens, Delacroix, Courbet, Manet ecc. Ad eccezione delle "Quattro stagioni" (1860-61), firmate scherzosamente Ingres, che l'artista aveva dipinto sulle pareti della casa paterna al Jas de Bouffan per dimostrare le sue capacità, i suoi primi lavori sono caratterizzati, infatti, da colori scuri, cupi, drammatici e da una materia densa e pastosa (Sucrier, poires et tasse bleau, 1865-66; Les Voleurs et l'âne, 1870). Sono quindi ben lontani dalle opere realizzate da Pissarro, Renoir, Monet, Sisley, Bazille, i futuri "impressionisti", che Cézanne ebbe modo di frequentare dopo il suo arrivo a Parigi restando comunque una figura anomala, fuori dal coro. Anche se la loro conoscenza contribuì allo schiarimento della sua tavolozza e gli fece scoprire la bellezza del lavoro en plein air, i suoi interessi, infatti, erano molto diversi da quelli dei suoi amici, che cercavano di riportare sulla tela le loro impressioni. Quello che voleva fare, e che gli altri non riuscivano a capire, era "leggere la natura" e riprodurre l'ordine nascosto delle cose. Ed era per questo che analizzava e riorganizzava le forme secondo quelli che considerava gli schemi geometrici fondamentali: il cono, il cilindro e la sfera. Una lezione che verrà colta e portata avanti soltanto più tardi da Picasso e Braque nel loro viaggio verso il Cubismo.

Anche se questa attenzione per la forma e il rigore compositivo era radicata in lui da tempo, Cézanne comincerà a dedicarsi totalmente a queste ricerche, che lo impegneranno fino alla fine della sua vita, proprio durante il ritiro volontario in Provenza concentrando la sua attenzione su alcuni temi fondamentali, che diventeranno una costante nella sua produzione artistica: ritratti di amici e gente comune, nature morte, bagnanti e, soprattutto, paesaggi, che cominciava all'aperto e rivedeva in studio. Ed è qui, nelle sezioni dedicate a questo importante periodo della sua esistenza, che finalmente ritroviamo il Cézanne che volevamo vedere, autore di dipinti e acquerelli straordinari, che ci mostrano le vedute del Jas de Bouffan (Vue prise du Jas de Bouffan, 1875-1876), dell'Estaque (Le Viaduc à L'Estaque, 1879-1882), del Château Noir (Dans le parc du Château Noir, 1898-1900; La Citerne dans le parc du Château Noir, 1900 ca), delle cave di Bibémus (Rochers et Branches à Bibémus, 1900-1904), della Montagna Sainte-Victoire (La Montagne Sainte-Victoire vue des Lauves, 1905-06), alla quale ha dedicato davvero tanti lavori, e alcune composizioni di fiori e di frutta (La Table de cuisine, 1888-90; Le Vase bleu, 1889; Pichet de gres, 1893-94; Nature morte: pommes, poires et casserole, 1900-04), dove l'artista è riuscito a realizzare quella sintesi tra colore e volume che da anni stava cercando.

In occasione della mostra, Skira pubblica, oltre al catalogo, anche altri libri, che raccontano, da diversi punti di vista, il lavoro e l'opera dell'artista: Mi ricordo Cézanne di Émile Bernard, che è stato suo allievo, L'architettura di Cézanne di Vittorio Gregotti e Le modelle di Paul di Cristina Cappa Legora, che fa parte della collana "kids".

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