Mostre di arte moderna e contemporanea

Il cinema con il cappello. Borsalino e altre storie

18 gennaio - 20 marzo 2011

Triennale Design Museum
Viale Alemagna 6, Milano
Tel. 02-724341
Orari: 10:30-20:30, gio-ven 10:30-23, lunedì chiuso. Ingresso libero

Al di là della sua utilità pratica, il cappello ha anche un'importante funzione sociale. Non vi è dubbio, infatti, che contribuisca a definire ruoli, professioni, stili, caratteri. Ed è proprio per questa sua caratteristica che il cinema l'ha amato e sfruttato tanto. Nessun altro indumento, infatti, è capace, come lui, di creare personaggi e generare storie, emozioni, ricordi, illusioni e fantasie.

Una mostra come questa, che racconta il magico legame tra cinema e cappello, non poteva venire in mente ad altri che alla Fondazione Borsalino, istituita nel 2008 per dare continuità all'attività culturale intrapresa nel 2003 dalla Borsalino S.p.A, la fabbrica di cappelli più nota al mondo, che, tra l'altro, ha offerto lo spunto, e il nome, per due celebri film polizieschi di Jacques Deray degli anni '70, interpretati da Alain Delon e Jean-Paul Belmondo.
Questo comunque non vuol dire che tutto ruoti attorno all'azienda fondata nel 1857 da Giuseppe Borsalino. Il cappello, infatti, è il punto di partenza per un racconto di tipo antropologico e cinematografico, basato sui sentimenti, i gesti e le emozioni che generalmente si ricollegano all'uso di questo indumento, che ha più di una funzione. Infatti, può essere indossato di giorno e di notte, in vacanza o al lavoro, per coprirsi, proteggersi, nascondersi, far parte di un gruppo o sentirsi unici, affascinanti e irresistibili.

Il percorso espositivo, avvincente e ricco di sorprese, si apre con il video dei "saluti", che vede "scappellarsi" in segno di omaggio e rispetto attori famosissimi, come Charlie Chaplin, Clark Gable, Omar Sharif, Vittorio De Sica, Totò, Jhonny Depp ecc. Si arriva quindi a un grande cilindro multimediale che, giocando con parole e immagini, svela il ruolo svolto dal cappello nella costruzione dell'identità di personaggi indimenticabili, come Sherlock Holmes, Indiana Jones, Rocky, Il cacciatore, Gilda, Sabrina, Mary Poppins e tanti altri.
Osservando i loro gesti possiamo farci un'idea di quello che si può fare con questo copricapo, che può avere davvero tantissime funzioni, più o meno tradizionali, e dare vita a tutta una coreografia di atti e relazioni. Infatti, c'egrave; chi lo usa per farsi aria, chi per chiedere l'elemosina, chi per bere, chi lo getta in aria in segno d'esultanza, chi se lo toglie per fare un gesto galante o rendere l'ultimo saluto.

Le sezioni successive sono di tipo tematico e si ricollegano alle emozioni che il cinema è riuscito a trasmettere grazie al cappello, che, a seconda dell'uso che se ne fa, può far ridere, piangere, sedurre o far paura. I comici (Stanlio e Ollio, Charlot, Buster Keaton, I Fratelli Marx, Paolo Villaggio/Fantozzi, Roberto Benigni), infatti, hanno sempre un cappello, come l'assassino o la sua ombra (M, il Mostro di Düsseldorf, Nightmare, La vera storia di Jack lo Squartatore). E le donne che indossano copricapi maschili (Marlene Dietrich, Stefania Sandrelli, Lena Olin) esercitano sempre un grande fascino.

Un discorso a parte meritano i gangster. Il cappello, infatti, come abbiamo già accennato, riveste grande importanza nella costruzione dell'identità e, visto che quello di feltro a falde larghe, "alla Borsalino", è molto usato dalla borghesia, fa gola anche ai malviventi, che sperano, indossandolo, di darsi una parvenza di rispettabilità.
Questo non è comunque l'unico effetto che si può ottenere coprendosi la testa. Infatti, se un copricapo ben scelto aiuta a darsi un tono o uno status sociale, c'è anche chi lo usa per nascondersi, mascherarsi, calarsi in un personaggio o dare di sé una nuova immagine, più o meno veritiera (My Fair Lady, Anastasia, Priscilla, la regina del deserto, Tootsie). Un cappello, infatti, come scrive Roberto Gallo, presidente della Fondazione Borsalino, "cambia la persona..., rivela o nasconde..., modifica e fa apparire diversi sia davanti allo specchio che di fronte agli altri". Definisce chi siamo o vorremmo essere.

Il percorso espositivo si conclude con un'installazione del gruppo N!03, che rende omaggio alle diverse fogge che un copricapo può assumere, con una carrellata dei Borsalino più famosi della storia del cinema, con un video, poetico e toccante, sui "cappelli volanti", con un documentario storico di Luca Comerio, datato 1912, in cui la fabbricazione dei cappelli Borsalino offre lo spunto per una vera e propria fiction.
Completano la narrazione i bozzetti d'epoca di Jacques Fonteray e alcuni disegni di Gianluigi Toccafondo, che sono stati realizzati appositamente per questa occasione.

Il modo migliore per visitare questa mostra, che dopo Milano si trasferirà in altre sedi, è "farlo con un cappello in testa per entrare in sintonia coi personaggi, che si incontrano lungo il percorso e, per riabituarsi, come loro, a percepire il mondo, e a vederlo, da sotto le tese del proprio cappello". Parola di Gianni Canova, il critico cinematografico che, coi suoi collaboratori, ha vagliato 1.000 filmati per trovare gli spezzoni più adatti a raccontare questo allegro, ironico, poetico, nostalgico e trasgressivo viaggio nell'immaginario cinematografico e nella storia del cappello, che trova un ulteriore punto di incontro nel fatto che molti registi, come Orson Welles, Sergio Leone o Federico Fellini, ne hanno fatto uso.

La rassegna è accompagnata da un concorso, "Al cinema con il cappello", riservato a giovani under 35.
Per partecipare, si deve realizzare un cortometraggio inedito della durata di 5 minuti, che abbia attinenza con alcuni temi trattati all'interno di questa mostra (cappello e comicità, cappello ed erotismo, cappello e identità). Il tempo però non è molto. Il bando scade, infatti, il 12 febbraio.
Per avere maggiori informazioni sull'iniziativa, si può guardare il sito del Centro Sperimentale di Fotografia, che, assieme ad altri enti, collabora a questo progetto della Fondazione.

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