Mostre di arte moderna e contemporanea

1900-1961 Arte italiana nelle Collezioni Guggenheim

26 febbraio - 5 giugno 2011

Spazio espositivo Arca
Ex Chiesa di San Marco
Piazza San Marco 1, Vercelli
Info. 0161-596333
Orari: lun-ven 9-19, sab-dom 10-20

Il fortunato accordo che dal 2007 lega la città di Vercelli e la Fondazione Guggenheim ha prodotto un'altra bella mostra, che, dato l'argomento e la concomitanza degli avvenimenti, è entrata a far parte del progetto "Esperienza Italia", nato per ricordare il 150 anniversario dell'Unità del nostro paese. Quelli che vengono esposti, infatti, sono i lavori di alcuni tra i più noti artisti italiani del '900, che, a diverso titolo, hanno avuto l'onore di entrare a far parte delle collezioni Guggenhein di Venezia e New York. Alcune opere, infatti, sono state acquistate direttamente da Peggy (1898-1979) e Solomon (1861-1949), altre invece sono il frutto di acquisti o lasciti successivi, che sono ugualmente importanti in quanto consentono di capire che i collezionisti americani erano molto interessati alla produzione artistica italiana del XX secolo e, soprattutto, a quella futurista, che da noi invece si preferiva dimenticare per le simpatie dimostrate nei confronti dell'ideologia fascista. C'erano comunque delle eccezioni, che questa rassegna non dimentica di rimarcare proponendo alcune opere straordinarie, che il collezionista milanese Gianni Mattioli (1903-1977) ha acquistato negli anni '40 e '50 e dal 1997 arricchiscono il museo veneziano.

La mostra, che prevede un percorso cronologico a ritroso, si apre con una grande tela di Capogrossi del 1961, Supeficie 512, che James Johnson Sweeney, direttore del Solomon R. Guggenheim Museum avrebbe voluto acquistare, ma non arrivò mai a New York, e si chiude, nell'ultima sala, con un lavoro importantissimo di Boccioni, Materia (1912-13), che fa parte della Collezione Mattioli ed è in deposito a lungo termine presso la Collezione Guggenheim di Venezia.
Passando dall'una all'altra di queste tele, davvero straordinarie, lo sguardo si perde e gli occhi non sanno più cosa fissare tanti sono i capolavori. Ecco allora un bellissimo Afro del 1955 (Per una ricorrenza), tre lavori di Burri, che testimoniano alcuni tra i più importanti cicli della sua produzione artistica ("Sacchi", "Ferri" e "Plastiche"), e poi un Vedova, un Fontana, un Lazzari, tutti degli anni '50.

Lasciati da parte i grandi protagonisti degli anni '50 e '60, che hanno ottenuto un grande successo a livello internazionale, ci si trova catapultati in un altro mondo, più intimo e raccolto. Gli anni '30 e '40 sono rappresentati, infatti, dai lavori di De Pisis, Funi, Tosi e Morandi, di cui sono proposte due Nature morte degli anni '50 e due opere della Collezione Mattioli del 1916 e del 1917, che introducono alla sezione successiva, dove troviamo tre grandissimi autori del '900: Modigliani, che è stato scelto anche come testimonial di questa mostra (Ritratto di uno studente, 1918-19), De Chirico, di cui viene proposto un bellissimo paesaggio del 1913, La torre rossa, in cui si notano le avvisaglie della futura svolta metafisica, e Sironi, di cui sono proposti ben 8 lavori, tra cui pastelli (Ritratto di Margherita Sarfatti, 1916-17), dipinti (Il ciclista, 1916; Il cavallo bianco, 1919; Paesaggio urbano, 1921) e tempere (Figura con lo specchio, 1924).
Ed è proprio lui, che è passato con originalità attraverso diversi movimenti, come Novecento, la Metafisica, il Futurismo, il divisionismo (tanto per andare a ritroso), a introdurre l'ultima sezione dell'Arca, dove trovano posto Previati, Wildt, Medardo Rosso e, soprattutto, Balla (Mercurio transita davanti al sole, 1914), Carrà (Inseguimento, 1915) e Boccioni (Forme uniche della continuità dello spazio, 1913), che col dinamismo delle loro figure sembrano aprire la strada al convulso movimento dell'Informale.
Se non li si è già notati entrando, prima di uscire dall'Arca si deve stare attenti a non dimenticare i lavori di Mirko, Pomodoro e Consagra, che arrivano da Venezia. Si tratta, infatti, di tre tra i più importanti scultori italiani del dopoguerra, che solo i problemi di spazio hanno relegato fuori dalle sale espositive.

Come le precedenti, anche questa rassegna è curata da Luca Massimo Barbero, che da tempo collabora con la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, e oggi è direttore del MACRO di Roma. Il catalogo è pubblicato da Giunti Arte mostre e musei.

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