Mostre di arte moderna e contemporanea

La scultura italiana del XXI secolo

19 ottobre 2010 - 6 febbraio 2011

Fondazione Arnaldo Pomodoro
Via Andrea Solari 35, Milano
Tel. 02-89075394
Orari: mer-dom 11-19 (ingresso fino 18), gio 11-22 (ingresso fino 21). La seconda domenica del mese la mostra è a ingresso gratuito. Apertura straordinaria 31 gennaio e 1 febbraio. 3 febbraio chiuso

A distanza di 5 anni dalla mostra inaugurale, dedicata alla scultura italiana del XX secolo, la Fondazione Arnaldo Pomodoro ha deciso di aggiornare il tiro e proporre una rassegna sulle ultime tendenze che il nostro paese ha espresso nel campo delle arti plastiche. Una scelta che è perfettamente in linea con la vocazione di questo luogo, che è nato per avvicinare il pubblico a questo genere artistico in tutte le sue forme, comprese quelle più innovative e sperimentali.

La mostra, che è curata, come la precedente, da Marco Meneguzzo, presenta le opere di 80 artisti, nati dopo il 1950. Le nuove leve (Sassolino, Simeti, Previdi, Gennari, ma anche Cecchini, Sissi e G. Demetz) sono affiancate, infatti, da artisti come Cuschera, Lodola, Nunzio e Dessì, che hanno alle spalle un lungo percorso, e da autori un po' più giovani, ma notissimi a livello internazionale, come Cattelan, l'autore del famoso "Dito" di Piazza Affari, e la Beecroft, che, a sorpresa, si cimenta qui con una scultura di sapore classico. Molti sono comunque gli artisti di qualità, tra cui Airò, Arienti, Bernardini, Borghi, Cattaneo, Cecchini, Dynys, Favaretto, Ghibaudo, Losi, Moro, Paci, Perini & Vele, Perrone, Viale ecc., anche se, in alcuni casi, mancano le opere più interessanti.

Quello che balza all'occhio girando per questo spazio bellissimo, ma anche molto difficile da allestire, è la completa trasformazione dell'arte plastica, che, negli ultimi anni, sembra aver dimenticato i materiali tradizionali e aver scelto la via dell'assemblaggio. Il bronzo e il marmo, che per le loro caratteristiche, davano l'idea della solidità e della durata, hanno lasciato il posto, infatti, a oggetti di recupero e materiali soffici, colorati, deperibili, capaci di stupire e di far riflettere sulla caducità delle cose e delle persone. Nel mondo d'oggi, contrassegnato dalla velocità e dal cambiamento, dalla necessità di essere sempre aggiornati e proiettati verso il futuro, la memoria sembra essere diventata, infatti, qualcosa di scomodo e di ingombrante. Tutto deve essere transitorio, fluido, alla moda, intercambiabile. E questo si ripercuote anche sull'idea che si ha della scultura, che non è poi così chiara. L'ibridazione dei linguaggi ha portato, infatti, qualcuno a far rientrare in questo ambito anche le installazioni, i video e alcune architetture.

Gli "scultori" selezionati da Marco Meneguzzo non sono pochi (Adalberto Abbate, Mario Airò, Francesco Arena, Stefano Arienti, Rosa Barba, Massimo Bartolini, Vanessa Beecroft, Carlo Bernardini, Bertozzi & Casoni, Nicola Bolla, Corrado Bonomi, Monica Bonvicini, Enrica Borghi, Paolo Brenzini, Bros, Pierluigi Calignano, Paolo Canevari, Gianni Caravaggio, Letizia Cariello, Alice Cattaneo, Maurizio Cattelan, Umberto Cavenago, Loris Cecchini, Fabrizio Corneli, Vittorio Corsini, Salvatore Cuschera, Paolo Delle Monache, Gehard Demetz, Gianni Dessì, Chiara Dynys, Bruna Esposito, David Fagioli, Diamante Faraldo, Lara Favaretto, Flavio Favelli, Giuseppe Gabellone, Michelangelo Galliani, Anna Galtarossa, Francesco Gennari, Dario Ghibaudo, Eugenio Giliberti, Patrizia Ma´mouna Guerresi, Massimo Kaufmann, Filippo La Vaccara, Marco Lodola, Claudia Losi, Carla Mattii, Sabrina Mezzaqui, Liliana Moro, Nunzio, Adrian Paci, Luca Pancrazzi, Perino & Vele, Diego Perrone, Alessandro Piangiamore, Alex Pinna, Paolo Piscitelli, Paola Pivi, Luca Pozzi, Riccardo Previdi, Simone Racheli, Annie Ratti, Laura Renna, Antonio Riello, Giovanni Rizzoli, Milo Sacchi, Andrea Sala, Arcangelo Sassolino, Maurizio Savini, Francesco Simeti, Sissi, Luca Trevisani, Patrick Tuttofuoco, Nico Vascellari, Vedovamazzei, Fabio Viale, Vitali Velasco, Antonella Zazzera), ma, nonostante questo, non esauriscono affatto il panorama artistico italiano, che è senz'altro più vasto e complesso. I loro lavori, di volta in volta, irriverenti, giocosi, profondi, sorprendenti, discutibili, rappresentano però una summa delle tendenze in atto e un invito a riflettere sul presente e il futuro di questo genere artistico, che ha lasciato da tempo il suo piedestallo e sta cercando un nuovo spazio di incontro e confronto col pubblico. Ed è per questo che sono lì. Gli artisti di oggi, infatti, hanno voglia di raccontarsi e mettere l'osservatore nella condizione di costruire delle storie a partire da ciò che vedono. Per loro, la scultura non è "una lingua morta", ma una disciplina che deve essere rivista alla luce di quelli che sono stati, e sono, i cambiamenti sociali del XXI secolo. E questo spiega perché preferiscono tralasciare i "materiali nobili", tradizionali, freddi e distanti, a favore di materiali quotidiani, duttili, malleabili, più vicini alla gente.

Cercare di cogliere e definire l'essenza della "scultura contemporanea" non è l'unico scopo di questa mostra. Con questa rassegna, la Fondazione Pomodoro si propone, infatti, un compito arduo e difficile, di cui poche istituzioni si fanno carico, quello di sostenere e promuovere la produzione artistica italiana in tutto il mondo. Ed è per questo che ha pubblicato un catalogo bilingue.

Gli artisti italiani non sono gli unici ospiti della Fondazione. Nello spazio affidato alle cure di Unicredit, che è lo sponsor storico di questa istituzione, sono esposte, infatti, le opere di un giovane artista indiano, Riyas Komu, che propone una serie di sculture mobili, di valore simbolico/allegorico, alcune foto e un dipinto.

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