Mostre di arte moderna e contemporanea

Schiele e il suo tempo

24 febbraio - 6 giugno 2010

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio e sab 9:30-22:30

Egon Schiele nasce a Tulln, nei pressi di Vienna nel 1890. Non ha un'infanzia felice. Fin da piccolo, infatti, è costretto a fare i conti con la malattia e la morte, quella del padre, che scompare quando ha solo 15 anni. Fortunatamente Leopold Czinaczek, che è il suo tutore e ha intuito il suo talento per la pittura, decide di iscriverlo all'Accademia di Belle Arti di Vienna.
Schiele comincia a frequentare la scuola nel 1906 seguendo i corsi di Christian Grepenkerl, ma non si trova affatto bene. Il metodo adottato dagli insegnanti, infatti, è così chiuso e conservatore che, nel 1909, decide di abbandonare gli studi e cercare da solo stimoli e modelli. Un compito che non è poi così difficile. In quegli anni, infatti, il clima artistico e culturale della città è molto fertile e le menti più brillanti dell'Impero, come Freud, Schnitzler, Altenberg, Kraus, Von Hofmannsthal, Loos, Olbrich, Hoffmann, O. Wagner, Berg, Schönberg, Webern, Mahler, vivono o lavorano quasi tutte qui.
Uno degli artisti più impegnati nel rinnovamento è senza dubbio Klimt, che, nel 1897, ha dato vita alla Wiener Secession (Secessione Viennese).
Schiele lo incontra nel 1907 al Cafè Museum e si fa conquistare dalla sua personalità, dal suo stile e dai suoi propositi polemici nei confronti della tradizione.

All'epoca, Schiele è ancora legato ai modi dell'Impressionismo e dello Jugendstil, ma, grazie alle nuove frequentazioni, comincia a sperimentare soluzioni diverse e più personali che, nel giro di qualche anno, lo porteranno a prendere le distanze anche da Klimt.
L'incomprensione e la diffidenza con cui viene accolta la sua arte, troppo esplicita e provocatoria, lo fa soffrire, ma non riesce a scalfire la fiducia che ripone nelle sue capacità e nel suo lavoro, tanto è vero che, nel 1911, scrive a Oskar Reichel: avverto dentro di me "mezzi... che da soli hanno la forza di incendiare, bruciare, splendere... di aprire un varco di luce nella più oscura eternità del nostro piccolo mondo".
Qualcuno potrebbe pensare che è un presuntuoso, visto che ha solo 21 anni, ma le sue parole sono molto vicine alla verità. Questi, infatti, sono gli anni in cui Schiele è impegnato in un'analisi spietata della realtà e cerca di dare forma ai lati oscuri, tragici e misteriosi della vita umana. Gli anni in cui i nudi, i ritratti, gli autoritratti, prendono il posto dei paesaggi e, col loro stile crudo, nervoso, espressionista, dominato dall'uso di colori acidi e stridenti, rendono manifesta la fragilità e la disperazione dell'uomo, la sua solitudine, il dramma dell'esistenza e dei rapporti umani. Il corpo diventa, infatti, per lui una sorta di alter ego dell'anima, la vetrina dei suoi dolori e delle sue ferite.

Un altro tema che ritorna ossessivamente nei suoi lavori è quello dell'eros, ma quello che lui rappresenta in dipinti e disegni straordinari non è mai un amore semplice, gioioso, appagato. Guardando le sue figure, nude, contorte, ritratte in posizioni faticose e precarie, infatti, si ha quasi sempre la sensazione che sia successo qualcosa di drammatico, doloroso, inesprimibile. E questo capita anche quando le pose delle sue modelle sembrano troppo esplicite o "scabrose". Anche in questi casi, infatti, non si può fare a meno di pensare alla fragilità di queste creature, che non assomigliano per nulla a delle "femmes fatales", sensuali e provocanti, ma a donne sull'orlo di una crisi di nervi, in balia di pensieri, rimpianti e desideri.
La stessa sofferenza si avverte anche nei paesaggi che l'artista realizza tra il 1913 e il 1914, immagini di città, che poco hanno a che vedere con la realtà e molto coi sentimenti dell'anima. Dietro al sovraffollamento di quelle case, poste una sull'altra, e a quei cieli plumbei e bituminosi, dove il sole e l'aria sembrano non avere nessuna possibilità di accesso, infatti, diventa davvero difficile credere che possa scorrere un'esistenza serena, o quanto meno, normale. Tutto sembra pesante, insopportabile, greve, com'è stata, fino ad allora, la vita di Schiele. La sua esistenza è stata segnata, infatti, da momenti molti tristi, come la morte e la malattia del padre, il difficile rapporto con la madre, l'accusa di aver rapito e sedotto una minorenne, l'esperienza, sia pur breve, del carcere.

Tutto cambia nel 1914. Quell'anno, infatti, Schiele conosce Edith Harms, la sua futura moglie, e il suo stile è il primo a risentire gli effetti di quella nuova e inaspettata serenità. I ritratti, infatti, cominciano a farsi più morbidi e distesi e anche il rapporto tra i sessi diventa meno aggressivo e traumatico. Quello che non viene meno è comunque l'interesse per l'interiorità dei soggetti rappresentati, che costituisce una costante anche dei lavori successivi.

Lo scoppio della guerra cambia le carte in tavola e segna l'inizio di un periodo di decadenza che avrà una conseguenza drammatica, la fine della "Grande Vienna" e di tutto l'Impero. Schiele, che è stato uno dei primi a intuire la fragilità di questo colosso dai piedi d'argilla, si rende conto che il mondo sta cambiando e che nulla sarà più come prima, ma non può certo immaginare che anche la sua vita non avrà futuro. Invece quel 1918, che nonostante la morte di Klimt, si è aperto con un grande successo di pubblico e di critica, quello riscosso alla 49 Mostra della Secessione Viennese, dove ha avuto l'onore di una sala tutta per sé, gli sta preparando dei dolori atroci, come la perdita della moglie e del figlio, non ancora nato.
È troppo anche per lui. E la spagnola, che sta mietendo vittime in tutta l'Europa, se lo porta via in pochi giorni. Ha solo 28 anni, eppure è riuscito a imporsi come una delle figure più importanti e originali della storia artistica del '900.

La mostra, allestita al primo piano di Palazzo Reale, è stata realizzata in collaborazione col Leopold Museum di Vienna, da cui arrivano tutte le opere. Curata da Rudolf Leopold e Franz Smola, che sono il direttore artistico e il conservatore di quell'importante istituzione, ripercorre la vicenda umana e artistica di Schiele dal 1906 al 1918 proponendo una ricca selezione di dipinti, disegni, acquerelli e "gouaches". E sono proprio i lavori su carta quelli più interessanti. In essi, infatti, ancor più che negli olii, si riesce a osservare lo straordinario talento grafico di Schiele. Un segno duro, graffiante, spigoloso, ma anche molto espressivo ed elegante.
I lavori di questo artista straordinario, che ha saputo indagare con grande acutezza e sensibilità l'animo umano, sono affiancati da quelli di altri autori, che hanno condiviso con lui la scena artistica viennese di inizio '900. Figure molto note, come Gustav Klimt, Oskar Kokoschka, Richard Gerstl e Koloman (Kolo) Moser, e personaggi più defilati, ma comunque importanti, come Leopold Blauensteiner, Herbert Boeckl, Hans Böhler, Anton Faistauer, Anton Kolig, Albin Egger-Lienz, Carl Moll, Max Oppenheimer, Albert Paris G¨tersloh. Anche loro, infatti, hanno dato il loro contribuito al rinnovamento dell'arte moderna.
Il percorso espositivo, strutturato in senso cronologico, è reso ancora più interessante dalla presenza di numerosi pannelli informativi, che raccontano la storia di Schiele e degli altri artisti calandola nel contesto viennese dell'epoca.
Non mancano quindi riferimenti a personaggi di grande spessore come Freud o Mahler, le cui musiche accompagnano il visitatore nelle diverse sale assieme a quelle di Berg e Strauss II.

La rassegna, che è arricchita da un bel catalogo, pubblicato da Skira, sarà accompagnata da numerose iniziative, che hanno lo scopo di far rivivere lo spirito viennese in tutta la città. Si parlerà di psicoanalisi, musica, letteratura, teatro, ma anche di gastronomia e danza. Quando si pensa all'Austria, infatti, è difficile non pensare al Valzer o alla Sachertorte.

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