Mostre di arte moderna e contemporanea

Regina. Futurismo, arte concreta e oltre

18 gennaio - 7 maggio 2010

Fondazione Ambrosetti
Palazzo Panella
Via Matteotti 53, Palazzolo sull'Oglio (BS)
Tel. 030-7403169
Orari: lun-ven 9-13 14:30-18:30, sab e dom su appuntamento

Anche se, negli ultimi anni, gli addetti ai lavori hanno cominciato ad accorgersi di lei e del suo talento, non sono certo in tanti a conoscere l'esistenza e l'opera di Regina Cassolo Bracchi (1894-1974). Ed è un vero peccato. Questa artista lombarda, che ha fatto parte di importanti movimenti come il Futurismo e il MAC (Movimento Arte Concreta), è stata, infatti, sicuramente una delle più originali interpreti del '900 italiano. La sua "avanguardia mentale" l'ha spinta, infatti, a sperimentare vie inedite nell'uso dei materiali e della tecnica con risultati davvero straordinari.

La mostra allestita alla Fondazione Ambrosetti, che ha potuto contare sulla collaborazione del Museo Regina di Mede, luogo di nascita dell'artista, è una delle più complete mai realizzate su questa autrice. I lavori esposti, infatti, sono più di 140, tra sculture, disegni, taccuini e bozzetti, alcuni dei quali assolutamente inediti.
Paolo Campiglio, che è il curatore di questa rassegna, ha deciso di presentarli secondo un percorso cronologico in sei sezioni, che prende in considerazioni le fasi principali dell'attività di Regina dagli anni di formazione, caratterizzati da una produzione ancora figurativa, agli ultimi lavori, quelli degli anni '60 e '70, che vedono l'artista impegnata in una ricerca sul linguaggio non verbale.
Ampio spazio viene dedicato ai bozzetti e ai disegni, che aiutano a comprendere quanta attenzione l'artista prestasse alla fase progettuale di ogni opera.

Tra i lavori più interessanti spiccano senza dubbio le sculture in alluminio ritagliato (Spiaggia, 1930), che l'artista ha cominciato a realizzare negli anni '30, più o meno nello stesso periodo in cui ha iniziato a frequentare gli artisti del secondo futurismo milanese (Munari, Ricas, Andreoni, Scaini) e a interessarsi all'aeropittura. Degne di nota sono comunque anche le opere (Fiore, 1945; Scultura spaziale, 1947) che Regina ha creato negli anni '40 dando impulso a quella svolta verso l'astrazione, che aveva cominciato a compiere alla fine degli anni '30 sulla scia di Fontana e Melotti, ma avrebbe portato a termine soltanto negli anni '50, un periodo di grande fervore creativo, segnato dall'adesione al MAC e dalla suggestione per le nuove scoperte scientifiche e spaziali (Sputnik, 1952; Terra-Luna, 1955). Un cambiamento di rotta fondamentale, che l'avrebbe spinta all'adozione di nuovi materiali, come il plexiglas, il ferro e il marmo, più adatti a esprimere un'estetica di tipo geometrico.
Una sala particolare è dedicata a Il paese del cieco (1936), che rappresenta il primo tentativo di riflessione sul linguaggio, un interesse che l'artista tornerà a coltivare negli anni '60 e '70 cercando di dare "forma" al canto del suo canarino, ai suoni della natura e del paesaggio.

La rassegna, che non dimentica il ruolo svolto dall'editore Vanni Scheiwiller, che è stato tra i primi a capire e promuovere il talento di Regina, è accompagnata da un bel catalogo, pubblicato dalla Fondazione Ambrosetti, e da un ricco programma di attività didattiche per tutte le età.

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