Mostre di arte moderna e contemporanea

Alan Rankle e Kirsten Reynolds

11 febbraio - 13 marzo 2010

Fondazione delle Stelline - Sala del Collezionista
Corso Magenta 61, Milano
Tel. 02-45462411
Orari: mar-sab 10-19

Da quando Massimiliano Finazzer Flory è diventato assessore alla cultura, il programma espositivo del Comune di Milano ha iniziato a ruotare attorno a due linee di intervento, volte a porre l'accento sulla città e i suoi protagonisti, oppure sui suoi rapporti col resto del mondo.
È in questa seconda tendenza che si colloca la rassegna in corso alla Fondazione delle Stelline, dedicata agli artisti britannici Alan Rankle e Kirsten Reynolds. Un'esposizione nata quasi per caso, ma che ben si inserisce nei progetti di quello che è stato definito "anno della conoscenza" e anche in quel discorso di tipo sociale e ambientale, che il capoluogo lombardo sta portando avanti in vista dell'Expo 2015. Alan Rankle, che è uno degli artisti di spicco della sua generazione, è stato, infatti, tra i primi a utilizzare la pittura per sensibilizzare la gente nei confronti della natura e dell'ambiente. E lo ha fatto all'inizio degli anni '80, quando questo tipo di intervento non era ancora diventato di moda o necessario.

Questo atteggiamento critico, che la visione dei danni prodotti dalle piogge acide sulle foreste finlandesi ha reso ancora più forte, si può facilmente riconoscere nei dipinti in cui l'artista utilizza scritte, colori e bagliori per dar voce a inquietudini e pensieri. È comunque presente in quasi tutti i suoi lavori, compresi quelli realizzati tra il 1992 e il 2009, che sono esposti in questa mostra. Anche là dove le sue opere sembrano più marcatamente figurative, come in Chappaquiddik, si può notare, infatti, qualcosa di inaspettato, come un insetto che vola, una foglia che cade, l'apparizione di un animale, che attira lo sguardo e invita a riflettere sui danni provocati dall'uomo e sulla precarietà della vita. Quella che si prova, infatti, è una sensazione di pericolo imminente, cui si associa, inevitabilmente, una sensazione di colpa e responsabilità.

Si vede qui la lezione dell'arte cinese, nella quale è facile trovare un messaggio politico o morale, ma anche l'apporto, fondamentale, della grande tradizione paesaggistica inglese, che ha avuto interpreti straordinari, come Constable e Turner. Ed è sicuramente a quest'ultimo che guarda Rankle quando dipinge quei paesaggi visionari, prossimi all'astrazione, sospesi tra la dimensione del sogno e quella della realtà. Quella che cambia però è la concezione della natura, non più matrigna, ma vittima del potere dell'uomo.

La mostra continua al piano di sotto, dove sono esposti alcuni lavori (dipinti, foto, testi e scatole luminose), appositamente realizzati per questo spazio. Fanno tutti parte dello stesso progetto, On the Edge of wrong, che è frutto della collaborazione tra Alan Rankle e Kirsten Reynolds, una giovane artista inglese, che usa la luce come mezzo espressivo e di trasformazione della materia.
Interessante è soprattutto il video Warp Factor, nel quale, ancor più che nelle altre opere, "la natura naturalis e quella artificialis si fondono e con-fondono" facendo provare agli spettatori più attenti e sensibili esperienze davvero emozionanti. Come ha scritto Jean Jacques Rousseau, infatti, "la vita degli spettacoli naturali è solo nel cuore degli uomini: per vederla, bisogna sentirla".

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue, edito dalla Hans Alf Gallery, che contiene un ricco apparato fotografico. I testi sono di Brian Sherwin e dello stesso Rankle.

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