Mostre di arte moderna e contemporanea

La fotografia in Italia. 1945-1975
Capolavori dalla collezione Morello

12 febbraio - 2 giugno 2010

Forma - Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano
Tel. 02-58118067
Orari: 10-20, gio-ven 10-22, lunedì chiuso

La mostra in corso da Forma rappresenta un'occasione davvero speciale. È la prima volta, infatti, che viene presentata al pubblico una cospicua selezione delle immagini raccolte negli ultimi dodici anni da Paolo Morello, un uomo che ha dedicato buona parte della sua vita allo studio della fotografia come storico, professore, editore, curatore e collezionista.
Le opere esposte, rigorosamente vintage prints, sono 250 e sono frutto di un lungo lavoro di documentazione e ricerca, finalizzato alla conoscenza della storia della fotografia italiana. Secondo Morello, infatti, per capire veramente quale è stato lo sviluppo di questo medium, è necessario ridare a ogni autore quel ruolo, quel valore, quella specificità che di solito non viene presa in considerazione. Ed è un vero peccato perché ogni fotografo vuole dirci qualcosa e bisogna stare ad ascoltarlo. Solo così, infatti, si può trovare l'idea, la motivazione, che sta dietro ogni immagine e la rende unica e insostituibile.

La rassegna, curata da Paolo Morello e Alessandra Mauro, ripercorre la storia della fotografia italiana dall'immediato dopoguerra alla metà degli anni '70. Uno dei periodi di maggior sviluppo dell'attività fotogiornalistica visto che, non essendo ancora molto diffusa la televisione, l'informazione era mediata quasi esclusivamente attraverso la stampa illustrata e molti erano i giovani che avevano deciso di dedicarsi professionalmente alla realizzazione di immagini.
Col passare degli anni, alcuni si sono persi per strada o si sono limitati a svolgere con coscienza il loro lavoro, altri, come Gianni Berengo Gardin, Carlo Bevilacqua, Paolo Bocci, Piergiorgio Branzi, Giuseppe Bruno, Alfredo Camisa, Calogero Cascio, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Vittorugo Contino, Mario Cresci, Francesco Carlo Crispolti, Mario De Biasi, Toni Del Tin, Mario Dondero, Ferruccio Ferroni, Mario Finocchiaro, Caio Mario Garrubba, Mario Giacomelli, Mario Lasalandra, Giorgio Lotti, Pepi Merisio, Giuseppe Möder, Paolo Monti, Federico Patellani, Tino Petrelli, Vittorio Piergiovanni, Franco Pinna, Marialba Russo, Antonio Sansone, Tazio Secchiaroli, Elio Sorci, cui è dedicata questa rassegna, sono riusciti a distinguersi per la bellezza e l'intensità dei loro scatti.
Le loro foto, di una qualità mai più eguagliata, offrono uno spaccato straordinario della vita di quegli anni cruciali e di trasformazione, segnati dalle ferite della guerra, dalla ricostruzione e dal boom economico.

Il percorso espositivo, ricco di aneddoti, sorprese ed emozioni, è diviso in 12 sezioni, cronologiche e tematiche al tempo stesso. Molti sono, infatti, i contrasti e i rimandi tra i diversi autori, che i curatori hanno deciso di porre in risalto per far capire le differenze di stili e motivazioni.
Nel "Paese negato", per esempio, che propone le immagini di chi ha cercato di documentare il volto dell'Italia postbellica, si possono trovare fotografi impegnati, come Franco Pinna, autore di un commovente servizio sul Mandrione di Roma, luogo di disperati e prostitute, ma anche autori più ironici e disincantati, come Federico Patellani, che mostra un atteggiamento più descrittivo che partecipe nei confronti dei poveri abitanti del Sud Italia e, in un'altra sezione, dedicata al "sacro" non esita a sbeffeggiare l'usanza di ricorrere a maghi e fattucchiere.
Un altro confronto illuminante è quello tra Mario Giacomelli e Pepi Merisio, che raccontano in modi molto diversi il mondo umile e contadino da cui provengono. Anche se entrambi sono profondamente cattolici, infatti, la loro visione della vita, della sofferenza e della morte non potrebbe essere più lontana tanto è vero che l'angoscia presente nelle foto del primo contrasta profondamente con la serenità che sprigiona dalle foto dell'altro.

Tra le curiosità, spicca la fotografia Gli Italiani si voltano (1954) di Mario De Biasi, presente nella sezione la "La città, il mondo". Dietro la scandalosa immagine di Moira Orfei, ripresa di spalle, si nasconde, infatti, una storia piccante, ma completamente inventata, che fece inorridire i benpensanti dell'epoca.
Un altro servizio di rottura, decisamente più serio e impegnato, è quello che ha visto all'opera Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin all'interno di alcuni ospedali psichiatrici. Le loro immagini, pubblicate in un libro, Morire di classe (1969), uscito da Einaudi con la prefazione di Franco Basaglia, testimoniano un cambiamento importante. A partire da quel momento, infatti, il mondo della fotografia ha cominciato ad accorgersi del mondo degli esclusi, di quei fantasmi che fino ad allora aveva preferito dimenticare o far finta di non vedere.

Un rilievo particolare è dedicato ad alcune serie di eccezionale valore, come Venise des saisons di Gianni Berengo Gardin, di cui fa parte il Vaporetto (1960), una fotografia davvero straordinaria, che Henri Cartier-Bresson scelse per inaugurare la sua fondazione; Budapest 1956 di Mario De Biasi, che rappresenta uno dei più alti esempi di fotogiornalismo; Forma di donna (1972-74) di Carla Cerati, dove il corpo perde la sua carica erotica per trasformarsi in forma, Giudizio (1967) e Storia di un dramma (1970) di Mario Lasalandra, che, prendendo spunto dal cinema, dà voce ai miti e ai sogni, i Cronotopi (1968-70) di Vittorugo Contino, che oltre a essere gli unici scatti a colori, rendono conto di quella dissoluzione dell'immagine, che molti fotografi avevano iniziato a portare avanti.

Passando da una sezione all'altra salta all'occhio la trasformazione del nostro paese, ma anche quella della fotografia. A poco a poco, infatti, il paradigma realista va in frantumi e i fotografi, sempre più vicini al mondo dell'"arte", cominciano a sperimentare nuove vie e nuovi soggetti, a riflettere sul senso e il ruolo della fotografia.

In attesa di una seconda puntata, che, come ci auguriamo, completi questa storia, interrotta negli anni Settanta, Paolo Morello sta lavorando alla fondazione di un Museo della fotografia italiana, destinato a ospitare la sua collezione, di cui Forma ci ha offerto una significativa, ma ristretta rappresentanza.

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