Mostre di arte moderna e contemporanea

Carla Maria Maggi e il ritratto a Milano negli Anni Trenta

16 giugno - 5 settembre 2010

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio e sab 9:30-22:30

Oggi è difficile che qualcuno si faccia fare un ritratto da un pittore. La fotografia digitale, infatti, ha reso tutto più semplice e veloce. Negli Anni Trenta però questa forma d'arte era ancora molto diffusa e la borghesia milanese amava commissionare agli artisti ritratti simili a quelli esposti in questa mostra, promossa dal Comune di Milano e dalla Associazione degli Amici del NMWA (National Museum of Women in the Arts).

La rassegna, che comprende una cinquantina di opere, è curata da Elena Pontiggia ed è divisa in due parti per far risaltare la figura di Carla Maria Maggi (1913-2004), un'artista milanese pressoché sconosciuta, che è tornata alla ribalta in seguito alla personale che, cinque anni fa, le ha dedicato il National Museum of Women in the Arts di Washington, un'istituzione che ha lo scopo di promuovere e diffondere l'arte "al femminile". Dei lavori di questa artista, infatti, si erano perse le tracce verso la fine degli Anni Trenta, quando aveva deciso di smettere di dipingere per seguire la volontà del marito, che non trovava conveniente che una donna sposata si dedicasse a questo genere di attività e, soprattutto, realizzasse dei nudi.

A ritrovare le opere esposte in questa rassegna, che ripercorre la breve vicenda artistica di Carla Maria Maggi dal 1934 al 1940, è stato il figlio, Vittorio Mosca, che non sapeva nulla del passato della madre. Eppure ai suoi tempi era stata una giovane sicura di sé e del suo talento tanto è vero che a 17 anni aveva cominciato a frequentare lo studio di Giuseppe Palanti, il direttore della Scuola degli Artefici di Brera, e aveva preteso di seguire anche le lezioni di nudo, che non erano certo indicate per una signorina bene dell'epoca.
Cosa l'abbia spinta qualche anno dopo a lasciare del tutto la pittura, non è facile da capire, ma forse il divieto di esprimersi in piena libertà scegliendo i soggetti e i temi che preferiva e l'impossibilità di dedicarsi professionalmente all'arte, le hanno impedito di continuare.
Non ci resta allora che guardare le sue opere, tra cui spiccano La sigaretta (1934), con la quale partecipò alla sua prima mostra alla Sociale Primaverile della Permanente, e La prova (1936), dove dimostra tutta la sua inventiva e sensibilità, e rimpiangere un talento che non ha nulla da invidiare a quello degli artisti esposti nella seconda sezione, che dovrebbero costituire i migliori ritrattisti dell'epoca.

Si arriva così alla seconda parte di questa mostra, che offre una panoramica dei ritratti realizzati dagli esponenti dei principali movimenti artistici presenti a Milano negli Anni Trenta. Ci sono i maestri del Novecento italiano (Funi, Carrà), gli Italiens de Paris (Savinio, De Chirico, Campigli), i protagonisti del Realismo magico (Usellini), i rappresentanti del Chiarismo (Del Bon, De Rocchi e Lilloni), gli espressionisti di Corrente (Cassinari, Birolli). Le opere più interessanti ed espressive, anche se sicuramente meno rappresentative di quel periodo, che è caratterizzato dalla realizzazione di ritratti di tipo classico, lirico o onirico, sono comunque quelle di Giuseppe Palanti (La sposa russa, 1930), maestro di Carla Maria Maggi, Guido Tallone (Ritratto di Orio Vergani, 1932-33), Leonardo Dudreville (Ritratto di ragazza, 1938) e Cesare Monti (Collana rossa, 1939).
La rassegna si conclude con Le signorine Rossi (1938), un bel dipinto di Renato Birolli, che si discosta dagli altri per le tinte accese e per il soggetto. Non si tratta, infatti, di un ritratto singolo, ma di una scena di interni, al tempo stesso realista e visionaria. Una festa di colori, alla quale non è estraneo il ricordo delle opere di Matisse e Van Gogh, che l'artista ha avuto occasione di vedere a Parigi nel 1936.

La rassegna, che è accompagnata da un piccolo catalogo, pubblicato da Skira, è arricchita da un vasto programma di iniziative artistiche e culturali, volte a far conoscere gli aspetti più significativi degli Anni Trenta,.

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