Mostre di arte moderna e contemporanea

Roy Lichtenstein. Meditations on art

26 gennaio - 30 maggio 2010

Triennale
Viale Alemagna 6, Milano
Tel. 02-724341
Orari: 10:30-20:30, gio-ven 10:30-23, lunedì chiuso

Le ironiche e coloratissime opere di Roy Lichtenstein, così vicine al mondo dei fumetti e della pubblicità, sbarcano a Milano per far conoscere a tutti il lavoro di uno dei più importanti e conosciuti artisti americani, che è stato un esponente di spicco della Pop Art.

La mostra, curata da Gianni Mercurio, che per la Triennale si è già occupato delle rassegne su Andy Warhol, Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, e ha avuto l'occasione di conoscere personalmente Lichtenstein durante un soggiorno a Roma, si preannuncia come uno degli eventi artistici più interessanti del panorama espositivo milanese del 2010. Ha potuto contare, infatti, sulla collaborazione della Roy Lichtenstein Foundation e di prestigiosi musei internazionali, come il Ludwig Museum di Colonia, il Ludwig Forum di Aachen, il Louisiana Museum di Copenaghen, il Gugghenheim Museum e il Whitney Museum di New York, il Moderner Kunst Museum di Vienna e la Broad Art Foundation di Los Angeles, che hanno garantito il prestito di numerose opere d'arte.

Il percorso espositivo, suddiviso in sezioni tematiche, ripercorre la carriera artistica di Lichtenstein dagli anni '50 agli anni '90 attraverso più di cento opere, tra cui tele di grande formato, disegni, collages e sculture.
Il primo impatto si ha con i lavori degli anni '50, molti dei quali inediti, nei quali l'artista si confronta coi dipinti di alcuni pittori attivi nella seconda metà dell'800, come William Ranney ed Emanuel Gottlieb Leutze, che hanno raccontato l'epopea della frontiera e alcuni importanti episodi della storia americana, come l'attraversamento del Delaware da parte di Washington. Lo stile ovviamente è completamente diverso. Lichtenstein, infatti, si rifà all'astrattismo europeo e alle opere di Klee e Picasso.

La rassegna entra nel vivo con la fine degli anni '50 quando l'artista realizza alcune opere, che sembrano anticipare alcune tematiche della Pop Art. È in questo periodo, infatti, che Lichtenstein, dopo aver lavorato come vetrinista e designer, inizia a utilizzare uno stile vicino a quello dei cartoons e a inserire nei suoi dipinti alcuni personaggi dei fumetti, come Donald Duck e Mickey Mouse. Quello che gli interessa comunque non è certo il soggetto, tanto è vero che di lì a poco comincerà ad applicare la stessa tecnica anche alla rivisitazione di opere "alte", come quelle di Cézanne, Matisse, Monet, Mondrian, Léger, Carrà o degli espressionisti astratti ecc. dando vita a diversi lavori, molti dei quali presenti in mostra. Il curatore, infatti, ha voluto porre l'accento proprio su questo aspetto, che riveste grande importanza all'interno della ricerca artistica di questo autore.
Quello che Lichtenstein vuole portare avanti, infatti, è un discorso di tipo concettuale, incentrato sull'arte e sul rapporto tra finzione e realtà. Secondo lui, infatti, in un mondo come quello contemporaneo, dove tutto viene riprodotto in serie, l'artista non ha più il monopolio della creazione di immagini. Di conseguenza, può soltanto scegliere tra quelle già realizzate, o tra gli oggetti quotidiani, quella che vuole raffigurare. Può quindi succedere che il fumetto diventi opera d'arte e un'opera d'arte prenda l'aspetto del fumetto.

Uno degli strumenti che Lichtenstein utilizza per denunciare la finzione dell'arte e del suo lavoro è l'uso della retinatura tipografica, l'altro l'ingrandimento spropositato dei soggetti. Col tempo inserirà anche un altro elemento, lo specchio, che meglio di altri, riesce a rendere l'idea del contrasto tra finzione e realtà. L'immagine riflessa, infatti, è allo stesso tempo vera e illusoria.

Un altro pregio di questa rassegna è quello di aver posto l'accento anche sugli aspetti meno noti dell'attività di Lichtenstein, che, nel corso della sua carriera, non si è cimentato soltanto con la pittura, ma anche con la scultura, realizzando opere più e meno monumentali. Anche in questo caso comunque non ha voluto tradire il suo spirito e non ha esitato a sovvertire il tradizionale ordine delle cose. Ha deciso quindi di negare quello che era l'elemento più caratterizzante di una scultura, ossia la sua tridimensionalità.

La mostra, che il 3 luglio sarà trasferita al Ludwig Museum di Colonia, dove resterà aperta fino al 3 ottobre 2010, è arricchita da una sezione documentaria, dove si possono vedere fotografie, disegni, quaderni di appunti e libri di Lichtenstein, e da un bel catalogo, edito da Skira, che contiene, oltre al testo del curatore, i saggi critici di Demetrio Paparoni, Robert Pincus-Witten, Annabelle Tén&eagrave;ze e Frederic Tuten.

Di grande interesse è anche il documentario che Christina Clausen ha realizzato appositamente per questa rassegna cucendo insieme diversi filmati originali. Oltre a ripercorrere la vicenda umana e artistica di Lichtenstein calando opere ed eventi nel periodo storico in cui l'artista ha vissuto, riesce, infatti, ad offrirci, grazie a preziosi estratti audio della sua voce, uno spaccato del suo pensiero e delle sue "meditazioni sull'arte.

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