Mostre di arte moderna e contemporanea

Stanley Kubrick Fotografo (1945-1950)

16 aprile - 4 luglio 2010

Palazzo della Ragione
Piazza dei Mercanti 1, Milano
Info. 02-88450150
Orari: 9:30-19:30, lun 14:30-19:30, gio 9:30-22:30

Quando si pensa a Stanley Kubrick (1928-1999) viene sempre in mente la sua attività di regista e sceneggiatore, che è stata davvero straordinaria e anche molto variegata, visto che questo autore ha spaziato dall'epica alla fantascienza, dai thriller ai film antimilitaristi, dai drammi storici a quelli di genere psicologico, volti a mettere in luce le perversioni dell'uomo e della società moderna.
Molti ignorano però che, prima di dar vita a capolavori come Orizzonti di gloria, Lolita, Il Dottor Stranamore, 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica, Barry Lindon, Shining, Full Metal Jacket e Eyes Wide Shut, che è stato il suo ultimo film, Kubrick ha fatto anche il fotografo. Per cinque anni, infatti, dal 1945 al 1950, ha lavorato per "Look", una delle maggiori riviste statunitensi dell'epoca, che si proponeva di documentare la vita sociale americana del dopoguerra.
A fargli ottenere l'impiego era stata una foto scattata il 12 aprile 1945, che ritraeva un edicolante affranto per la morte di Roosevelt. Non si trattava comunque di un'istantanea, di una foto scattata di getto, ma di un'immagine costruita ad hoc, di cui il giovane Kubrick aveva intuito il potenziale comunicativo. Secondo lui, infatti, quel giornalaio, al quale aveva chiesto di assumere una posizione particolare, sarebbe potuto diventare l'emblema della tristezza e del lutto di tutta la nazione. E così è stato. In certi casi, infatti, una raffigurazione stilizzata della realtà, che suggerisce invece di mostrare, può essere molto più efficace di una semplice documentazione.

Il "metodo Look", che era caratterizzato da una narrazione a episodi, in cui il soggetto veniva seguito in diversi momenti della giornata, non piaceva ai fotoreporter tradizionali, ma era perfetto per Kubrick, che non chiedeva di meglio che inventare storie, anche se voleva che tutto sembrasse molto naturale e, per riuscire nel suo intento, non esitava a ricorrere a degli stratagemmi. Il più delle volte, infatti, anche se i personaggi sapevano che li stava fotografando, teneva nascosto l'otturatore nel palmo della mano e lo azionava soltanto quando non se l'aspettavano.

La mostra allestita al Palazzo della Ragione, che il Comune ha votato ormai alla fotografia, ci racconta gli "anni di Look" attraverso 300 immagini di vita americana, la maggior parte delle quali inedite. Sono state stampate, infatti, appositamente per questa occasione dai negativi originali, che arrivano dalla Library of Congress di Washington e dal Museum of the City of New York, che custodiscono un patrimonio di oltre 20.000 negativi di Kubrick. Un corpus di opere davvero straordinario, che riveste grande importanza dal punto di vista storico artistico. Oltre ad avere un indiscutibile valore documentaristico, queste foto riescono, infatti, a mettere in luce la capacità, davvero precoce, che Kubrick aveva di inventare e raccontare storie attraverso le immagini, un talento che avrebbe ulteriormente perfezionato nelle sue pellicole diventando uno dei più grandi registi del XX secolo.

La scoperta dei negativi si deve a Rainer F. Crone, che è il curatore di questa mostra e per più di 10 anni ha studiato i lavori fotografici di Kubrick riuscendo a cogliere in essi la stessa qualità formale, lo stesso senso dell'umorismo e la stessa libertà visionaria, che avrebbero caratterizzato le sue pellicole. Già allora, infatti, Kubrick mostrava grande attenzione per la luce, i dettagli e le inquadrature e costruiva le immagini secondo le storie che voleva raccontare. Già allora era presente quel gusto per l'ironia, l'equivoco e il paradosso, che sarebbero stati tratti fondamentali dei suoi film. Secondo lui, infatti, un'ambiguità credibile costituisce la migliore forma di espressione perché "nessuno ama che gli venga spiegata la verità di ciò che sta avvenendo. E, cosa forse ancora più importante, nessuno sa veramente cosa sia reale o cosa stia davvero accadendo". Ecco perché gli piace rappresentare tutto ciò che non è ancora certo e ben definito, ciò che non è più e non è ancora.

Il percorso espositivo è diviso in diverse sezioni, che documentano la vita americana del dopoguerra attraverso le "storie" di alcuni personaggi simbolo, più o meno famosi (Montgomery Clift, Rocky Graziano, Betsy Furstenberg, il piccolo lustrascarpe Mickey), e alcuni "racconti corali", nei quali Kubrick mette in luce quello che si fa a Mooseheart, la città degli orfani, o all'interno di due università molto diverse tra loro, come l'elitaria Columbia University, dove ha studiato buona parte della classe dirigente del paese, o la più democratica Michigan University, che è stata la prima ad accogliere le donne.
Spazi particolari sono dedicati al circo, la cui realtà è ben più faticosa di quanto non pensino gli spettatori, e ai musicisti Dixieland, che, come dice il pannello illustrativo, non si trovano a loro agio nei club alla moda di New York e riescono a rilassarsi soltanto nei momenti di pausa, quando stanno tra loro.
Le foto, che, viste in sequenza, potrebbero più facilmente dar vita a un film sono comunque quelle di "Nuove ricchezze e nuovi orizzonti di viaggio", che raccontano la gita in Portogallo di una coppia di americani, e quelle di "Paddy Wagon", che documentano le azioni di alcuni poliziotti che cercano di catturare dei malviventi. Spunti interessanti potrebbero venire inoltre dalle vicende dei piccoli shoe shine boys, ai quali Kubrick ha dedicato circa 250 negativi.

Il catalogo della mostra, curato da Rainer Crone e Claudia Beltramo Ceppi, è pubblicato da Giunti Arte mostre musei.

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