Mostre di arte moderna e contemporanea

Il Grande Gioco. Forme d'arte in Italia 1947-1989

21 febbraio - 9 maggio 2010

Lissone (MB). Il Grande Gioco 1947-1958
21 febbraio - 9 maggio 2010
Museo d'Arte Contemporanea
Viale Padania 6, Lissone (MB)
Tel. 039-2145174
Orari: 10-19, gio 10-23, lunedì chiuso

Milano. Il Grande Gioco 1959-1972
22 febbraio - 9 maggio 2010
Rotonda della Besana
Via Besana 12, Milano
Tel. 02-43353522
Orari: mar-mer-ven-sab-dom 9:30-19:30, gio 9:30-22:30, lun 14:30-19:30

Bergamo. Il Grande Gioco 1973-1989
23 febbraio - 9 maggio 2010
GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea
Via San Tomaso 53, Bergamo
Tel. 035-399527
Orari: mar-dom 10-19, gio 10-22, lunedì chiuso

Dopo Twister, la Regione Lombardia prova a mettere in rete altre importanti istituzioni del territorio per raccontare quarant'anni di storia italiana attraverso la varietà e ricchezza delle sue espressioni artistiche. La cultura, infatti, non è qualcosa di estraneo alla realtà quotidiana, ma rappresenta il nucleo fondante di ogni struttura sociale, e conoscerla è fondamentale per capire quali sono le proprie radici e porre le basi per il futuro.

La rassegna, che ha avuto una lunga gestazione e coinvolge tre spazi (Museo d'Arte Contemporanea di Lissone, Rotonda della Besana di Milano, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo) e tre curatori (Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di Pietrantonio), mette al centro l'arte, ma per permettere di comprendere veramente il periodo che va dal 1947 al 1989, cerca di raccontare quello che è successo in questo ambito calandolo nel contesto sociale, culturale, politico, economico e produttivo in cui gli artisti hanno operato. Gli anni considerati, che solitamente vengono identificati con quelli della "Guerra Fredda", sono stati, infatti, anni cruciali, segnati da cambiamenti epocali, e l'Italia si è trovata ad affrontare, in ordine di tempo, la ricostruzione, il boom economico, gli anni della contestazione e quelli del terrorismo, prima di raggiungere, con gli anni '80, un momento di prosperità e benessere, che faceva ben sperare, ma è stato spazzato via dalla corruzione e dal malaffare.

Il titolo della mostra, "Il Grande Gioco", è stato scelto per sottolineare la trasversalità e ricchezza di quegli anni di scoperta e sperimentazione, che, com'era accaduto al tempo dei futuristi, sono stati caratterizzati da un'intensa collaborazione tra gli artisti e quanti operavano in territori affini, come quelli dell'architettura, del cinema, del design, dell'editoria, dell'industria, della fotografia, del teatro e della televisione. L'evoluzione della storia e dell'arte, infatti, è quasi sempre il risultato dell'interazione di molti fattori e, se si vuole davvero comprendere quello che è successo, devono essere presi tutti in considerazione.
"Il Grande Gioco" lo fa, ed è proprio per la quantità e varietà del materiale a disposizione che si sono dovute coinvolgere tre istituzioni.
Il criterio scelto per la distribuzione delle opere nei diversi spazi è di tipo cronologico e questo permette di gustare le mostre anche singolarmente. Ogni rassegna, infatti, è in grado di raccontare in modo abbastanza esaustivo un determinato periodo storico e artistico.

Il viaggio alla scoperta della storia e dell'arte italiana della seconda metà del '900 comincia al Museo di Lissone, una cittadina che ha avuto un ruolo importante nella diffusione della cultura e vanta una bella collezione d'arte, anche straniera, formatasi negli anni del Premio Lissone (1947-67). Un'iniziativa di grande spessore, che aveva lo scopo di ridare slancio e vigore alla ricerca artistica, che la guerra aveva interrotto. Poche sono comunque le opere esposte di proprietà del museo. Luigi Cavadini, che ha curato la prima sezione del "Grande Gioco", ha deciso, infatti, di concentrare la sua attenzione sulle esperienze delle città italiane che, all'epoca, erano le più attive e propositive in campo artistico, cioè Roma, dove operavano gli artisti di Forma 1 (Accardi, Dorazio, Perilli, Consagra, Sanfilippo, Turcato) e del Gruppo Origine (Burri, Capogrossi, Colla), e Milano, dove lavoravano quelli del MAC (Dorfles, Monnet, Munari, Perilli, Soldati, Sottsass, Veronesi), gli esponenti del movimento nucleare (Baj, Dangelo, Pinot-Gallizio) e dello Spazialismo (Fontana, Milani, Crippa, Dova).
La presenza di artisti così diversi, testimonia la varietà delle proposte, che diventano ancora più numerose se si prendono in considerazione le collaborazioni che questi autori hanno instaurato con architetti, designer, stilisti, col mondo dello spettacolo e dell'industria. A questo periodo risalgono, infatti, prodotti innovativi e di grande successo, come la Lettera 22, la Lambretta, la Vespa, la Fiat 500 ed edifici spettacolari, come il grattacielo Pirelli e la Torre Velasca.
La quasi assoluta mancanza di opere figurative è il risultato di una scelta curatoriale, che ha voluto premiare le istanze più feconde e innovative della ricerca artistica italiana, che erano quelle che privilegiavano le forme geometriche e le non-forme.
Questo tuttavia non significa che, all'epoca, l'arte astratta fosse accettata e apprezzata senza discussioni. Molti erano, infatti, i dibattiti e le critiche in campo artistico e anche politico.

La mostra continua alla Rotonda della Besana, dove si tiene la seconda parte del "Grande Gioco", che prende in considerazione un periodo essenziale per lo sviluppo dell'arte italiana e del Made in Italy, quello che va dalla fine degli anni Cinquanta all'inizio degli anni Settanta.
La rassegna, curata da Bruno Corà, si apre con una nuova generazione di artisti (Manzoni, Castellani, Uncini, Lo Savio, Bonalumi, Scarpitta, Alviani, Colombo ecc.), impegnati a definire una nuova concezione dell'opera, svincolata dalle nozioni tradizionali di "pittura" o "scultura". I loro lavori, infatti, seguendo le vie tracciate da Boccioni e Fontana, si estendono nell'ambiente acquisendo statuto di oggettualit`. È poi la volta degli artisti del Gruppo T (Colombo, De Vecchi, Varisco, Anceschi, Boriani) e del Gruppo N, che mostrano grande interesse per i fenomeni percettivi e l'arte cinetica e programmata, dei protagonisti della Scuola romana di Piazza del Popolo (Schifano, Festa, Angeli, Mambor, Uncini), che rivolgono la loro attenzione ai segni e ai simboli dello spazio urbano e ai mezzi di comunicazione di massa, degli esponenti dell'Arte Povera (Kounellis, Pascali, Mario Merz, Pistoletto, Boetti, Fabro, Paolini, Calzolari, Anselmo, Zorio, Penone, Prini e Marisa Merz), che vogliono instaurare un rapporto nuovo e più intenso col "mondo delle cose", di quelli dell'Arte concettuale (De Dominicis, Paolini, Boetti), della Poesia visiva (Isgrò) e della Pittura analitica (Gastini, Griffa, Pinelli), che fanno arte e, al tempo stesso, riflettono sul linguaggio che stanno utilizzando.
Ampio risalto viene dedicato anche alle più significative esperienze di cinema (Antonioni, Monicelli, Rossellini, Fellini), teatro (Carmelo Bene, Dario Fo) e musica contemporanea, nonché al settore editoriale. In quegli anni sono attive, infatti, alcune tra le più importanti riviste di estetica, arte, architettura e società (quot;Metroquot;, quot;Il Menabograve;quot;, quot;Il Verriquot;, quot;Quaderni Piacentiniquot;, quot;Paginaquot;, quot;Collagequot;, quot;Marcatr&eagrave;quot;, quot;Nuovi Argomentiquot;, quot;Linea Strutturaquot;, quot;Moduloquot;, quot;Quindiciquot;), che alimentano un vivace dibattito socioculturale, destinato a diventare ancora più acceso tra il 1968 e il 1972, gli anni della contestazione.

Questo tour de force alla scoperta dell'arte italiana si conclude con la terza mostra del "Grande Gioco", curata da Giacinto Di Pietrantonio, direttore della GAMeC di Bergamo, che si è occupato degli anni che vanno dal 1973 al 1989. Anni molto vicini a noi e quindi difficili da raccontare.
Il percorso espositivo si apre con movimenti e artisti già attivi nel periodo precedente, come Paolini, Nannucci, Vaccari, Chiari, e prosegue coi principali protagonisti della Transavanguardia (Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Mimmo Paladino), fautori di un ritorno alla pittura e alla figurazione, e qualche outsider (Luigi Ontani).
Anche in questo caso, le opere sono affiancate da importanti pezzi di design (Ettore Sottsass, Enzo Mari, Vico Magistretti, Alessandro Mendini, Alessandro Guerriero, Studio Alchimia), che hanno un altissimo valore storico, stilistico e di ricerca e oggi sono esposti nei più prestigiosi musei internazionali.
Altre sezioni sono dedicate all'architettura (Massimiliano Fuksas, Gabetti e Isola, Adolfo Natalini, Aldo Rossi, Paolo Portoghesi, Franco Purini), al cinema (Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Marco Ferreri, Roberto Benigni, Nanni Moretti), al teatro (Carmelo Bene, Societas Raffaello Sanzio, Studio Azzurro), al fumetto ("Frigidaire"), all'editoria ("Casabella", "Flash Art", "Juliet", "Segno", "Tema Celeste") e alla televisione ("L'altra domenica", "Indietro tutta", "Portobello", "Blob").
Il percorso espositivo si conclude con alcuni artisti, come Gabriele Basilico e Alberto Garutti e Ettore Spalletti, che sembrano non c'entrare nulla con gli altri. Rappresentano le nuove vie, che l'arte ha cominciato a imboccare alla fine degli anni '80. La loro presenza prelude a un possibile secondo tempo di questo progetto.

Il "Grande Gioco" è affiancato da un nutrito programma di attività didattiche e da un bel catalogo, pubblicato da Silvana Editriale, che mette a confronto, anno per anno, le esperienze artistiche e gli eventi che hanno caratterizzato la storia italiana tra il 1947 e il 1989.
In luglio, i "pezzi forti" delle tre mostre si trasferiranno al Museo d'Arte della città di Lugano, che ha collaborato alla realizzazione di questa ambiziosa iniziativa.

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