Mostre di arte moderna e contemporanea

Franko B. I still love

9 ottobre - 28 novembre 2010

PAC - Padiglione d'arte Contemporanea
Via Palestro 14, Milano
Tel. 02-76009085
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio 9:30-22:30

La Giornata del Contemporaneo, che l'AMACI (Associazione Musei d'Arte Contemporanei Italiani) promuove ogni anno dal 2005, si è chiusa, a Milano, con una performance di Franko B., espressamente organizzata dal PAC, che, la sera stessa, ha inaugurato una rassegna su questo autore, che ha alle spalle un lungo e sofferto percorso artistico. Franko B., infatti, non è certo un artista di tipo tradizionale, ma fa parte di quel gruppo di performer che, a cavallo degli anni '90, hanno trasformato il proprio corpo in un'opera d'arte per portare allo scoperto i tormenti e i pensieri più intimi e inconfessabili dell'umanità. Una strada difficile e pericolosa che l'artista ha percorso con grande originalità e inventiva sopportando l'insopportabile. Durante le sue azioni, infatti, il suo corpo, usato come strumento e supporto dell'opera, veniva tagliato, bucato, denudato, sottoposto a ogni tipo di violazione e umiliazione mostrando tutta la sua vulnerabilità. L'artista compiva, infatti, tutta una serie di gesti, che, a prima vista, potevano sembrare assurdi, estremi, ma che, "riletti alla luce della sua personale filosofia, si carica(va)no", come dice l'Assessore alla Cultura Finazzer Flory, "di tensioni emotive, ancestrali e purificatorie", che erano quelle che davano un senso a tutta l'operazione trasformando atti di tipo sadomasochistico in fatti artistici.

La mostra, curata da Francesca Alfano Miglietti, che, nel 1999, ha già prodotto per il PAC un'altra rassegna di forte impatto emotivo, intitolata "Rosso vivo", nella quale era presente anche Franko B., dovrebbe rievocare, secondo il comunicato stampa, i temi centrali della ricerca di questo artista coraggioso, che ha messo la sua persona al servizio dell'arte. Dovrebbe quindi trattare argomenti scottanti, che all'epoca erano considerati dei veri e propri tabù, come l'erotismo e la morte, o temi meno puriginosi, ma altrettanto difficili da trattare, come il desiderio e la compassione. A ben vedere però le opere, che sono quasi tutte recenti, non possiedono la stessa forza di quelle di un tempo a eccezione, forse, di alcuni video, che sembrano tuttavia più attenti alla scena che alla sostanza. Forse il segreto di questa mostra è tutto qui, nel titolo, dove l'artista sembra suggerire un senso di speranza, di pacificazione, di accettazione di sé e del mondo. Dopo tutto quello che ha fatto, non esita, infatti, a dire, "io amo ancora".

Tra i lavori esposti, realizzati tra il 2008 e il 2010, figura Love in times of pain del 2009, dove l'artista riprende alcuni temi del suo immaginario artistico utilizzando il colore nero, un colore coprente, che serve a dare l'idea del contrasto che separa la vita e la morte, la luce e l'ombra, la presenza e l'assenza. L'uso di questa tinta fa seguito all'utilizzo del colore bianco, che l'artista ha usato in opere precedenti per coprire i tatuaggi di cui era coperto il suo corpo e trasformarlo così in una "tela" nuova e intonsa, ancora a disposizione dell'arte.
Al 2009 risalgono anche i "ricami", realizzati tratteggiando su alcune tele bianche le sagome di animali, volti, fiori, figure umane con un filo rosso, che richiama il colore del sangue e simboleggia la fragilità umana.
La mostra si conclude al piano sopraelevato con i video e le fotografie di alcune performance di Franko B., che non sono però quelle storiche, ad eccezione di I'm Not Your Babe, che l'artista ha realizzato a Londra negli anni '90 riscuotendo grande successo e clamore. Benché sia nato a Milano, Franko B. infatti, ha abitato per lungo tempo nella capitale britannica, dove ha frequentato il Chelsea College of Art e dove ha cominciato la sua carriera imponendosi come uno dei principali protagonisti dell'ICA (Institute of Contemporary Art), che era il centro propulsore dei progetti artistici più radicali e di avanguardia della scena artistica londinese.

L'allestimento, che offre ai visitatori un PAC inedito, stravolgendo il consueto modo di vedere le opere, è curato dall'architetto e designer Fabio Novembre, che per la prima volta si dedica a quest'attività, anche se, in verità, ha già prova delle sue capacità inventive nella progettazione delle sue mostre, sempre molto particolari e spettacolari.

La rassegna, organizzata in collaborazione con la Galleria Pack di Milano, è corredata da un bel catalogo, edito da 24 Ore Cultura, ed è accompagnata da un intenso programma di attività didattiche. Non mancano inoltre le visite guidate, che, dal 17 ottobre, sono gratuite ogni domenica alle 18 (si paga il biglietto).

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