Mostre di arte moderna e contemporanea

Gillo Dorfles: l'avanguardia tradita

26 febbraio - 23 maggio 2010

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio e sab 9:30-22:30

Il Comune di Milano, la città dove Gillo Dorfles, triestino di nascita, ha scelto di passare buona parte della sua vita, ha deciso di festeggiare con una grande mostra i 100 anni di questo personaggio straordinario, che è stato un importante critico d'arte ed estetologo, con laurea in medicina e psichiatria, ma anche un artista "clandestino", come indicava il titolo della mostra allestita al PAC nel 2001. Per molti anni, infatti, ha preferito non apparire in questa veste perché non parlassero di lui come di un "pittore della domenica". Per lui, infatti, dipingere non era affatto un passatempo, ma una passione e una ragione di vita, e le opere esposte, tra cui figurano oltre 200 pezzi, tra dipinti, disegni, sculture, grafiche, gioielli e ceramiche, lo dimostrano ampiamente. Da esse emerge, infatti, tutta l'originalità del suo lavoro, nel quale, forse ancor più che negli altri campi in cui si è cimentato, ha portato il suo spirito aperto, curioso, anticonformista. Un modo di affrontare la vita che ha sempre contraddistinto la sua personalità. Infatti, anche negli anni del MAC (Movimento Arte Concreta), l'unico movimento di cui ha fatto parte e di cui è stato anche fondatore, il suo apporto è sempre stato un po' defilato e particolare, diverso da quello degli altri esponenti del gruppo. Anche se condivideva il principio di fondo dell'assoluta libertà e indipendenza dell'arte da qualunque ideologia, la sua poetica era, infatti, meno legata alla purezza delle forme e più vicina a una visione onirica e surreale.

La mostra, che ha un andamento cronologico ed è curata da Luigi Sansone, ripercorre la carriera artistica di Dorfles dagli esordi, contrassegnati da opere fantasiose, misteriose ed enigmatiche, fino alle recentissime composizioni, che sono ironiche, fresche e originali, come il suo spirito di "giovane centenario".
Il percorso espositivo si apre con una grafica degli anni '30 in cui compaiono alcune figure zoomorfe e indefinibili, oniriche e surreali, che rappresentano una sorta di filo conduttore di tutta la sua produzione artistica. Si ritrovano, infatti, in diverse composizioni fantastiche, dipinte a tempera grassa all'uovo, che l'artista realizza nello stesso periodo e anche in moltissime opere successive, tra cui uno degli ultimissimi lavori di Dorfles, Vitriol, terminato appena pochi mesi prima dell'inaugurazione di questa mostra.
Agli anni Trenta risalgono anche alcuni lavori figurativi, che l'artista ha realizzato a Lajatico, la sua casa di campagna, ispirandosi a Cézanne. Si tratta comunque di un piccolo corpus di opere, dato che l'artista ha creato lavori di questo genere soltanto in un'altra occasione, ossia durante il suo apprendistato all'interno dell'ospedale di Pavia, dove ha avuto l'opportunità di ritrarre alcuni malati di mente.
Ampio spazio viene dedicato alle opere realizzate durante il periodo del MAC, di cui Dorfles è stato anche critico e teorico, sia pure per breve tempo. Alla fine degli anni '50 ha deciso, infatti, di smettere l'attività pittorica e di continuare a dedicarsi soltanto alla grafica. I molti impegni come saggista, critico e professore di estetica, infatti, non gli lasciavano molto tempo a disposizione.

Appartengono a questi anni alcuni dei suoi volumi più riusciti e apprezzati, dove Dorfles ha avuto modo di esprimere i suoi giudizi sull'arte, l'architettura, la società (Discorso tecnico delle arti, 1952; Architettura moderna, 1954; Le oscillazioni del gusto, 1958; Il divenire delle arti, 1959; Ultime tendenze dell'arte oggi, 1961; Simbolo, comunicazione, consumo, 1962; Il disegno industriale e la sua estetica, 1963; Nuovi riti, nuovi miti, 1965; Estetica del mito, 1967; Artificio e natura, 1968; Il Kitsch, 1968; Introduzione al disegno industriale, 1972; Dal significato alle scelte, 1973; Il divenire della critica, 1976; Mode & Modi, 1979; L'intervallo perduto, 1980).
I suoi pareri sono, come sempre, fuori dal coro. Quelli che lo interessano, infatti, non sono i principi generali, ma gli aspetti periferici, di confine, soggetti a continue mutazioni, come i gusti, le tendenze legate alla moda, i mezzi di comunicazione di massa, come la televisione e la pubblicità, le relazioni sociali, che osserva da diverse angolazioni per avere un quadro ancora più ricco e sfaccettato di ogni situazione.

Dopo aver riflettuto a lungo sugli aspetti del suo tempo, nel 1985 Dorfles è tornato a dipigere e disegnare ma, anche se ha avuto modo di conoscere artisti e movimenti, non si è lasciato influenzare da nessuno. È rimasto fedele a quella sua visione poetica, che nasce da dentro, da un substrato inconscio che risale alla sua adolescenza ed è popolato da figure misteriose e intriganti. Non mancano tuttavia alcune novità. Col passare degli anni, infatti, i suoi lavori hanno acquistato dimensioni più ampie e sono diventati ancora più liberi e fantasiosi. In essi compaiono, infatti, nuovi indefinibili personaggi e colori sempre più accesi e vivaci.

Il fatto di dedicarsi all'arte, non gli ha impedito comunque di scrivere. Anche in questi anni, infatti, Dorfles, non ha potuto fare a meno di esercitare il suo spirito critico, acuto e pungente, che si è espresso in volumi come La moda della moda, 1984; Materiali minimi, 1985; Elogio della disarmonia, 1986; Il feticcio quotidiano, 1989; Preferenze critiche, 1993; Fatti e fattoidi, 1997; Conformisti, 1997; Irritazioni, 2000; La (nuova) moda della moda, 2008). Quello che lo attrae e lo rende così attento e vitale, oggi come ieri, è, la curiosità per il mondo e per il suo prossimo, l'interesse per le persone, i loro difetti, le loro virtù.

La rassegna, davvero completa, è arricchita da alcune fotografie, che rendono conto delle multiformi attività e delle frequentazioni di Dorfles, da una sezione documentaria, dedicata ai libri che ha scritto, e da un video molto interessante, Attraverso il tempo attraversato dal tempo, realizzato da Vannetta Cavallotti e Francesco Leprino, in cui viene fuori l'artista, il critico, ma soprattutto l'uomo. In esso sono contenute, infatti, alcune interviste a persone che lo conoscono molto bene e sono riuscite a testimoniare i diversi aspetti della sua personalità.
I cataloghi sono due. Oltre al Catalogo ragionato delle opere, stampato per l'occasione, è stato, infatti, realizzato, anche un volume più piccolo, dove si possono trovare le opere in mostra e un saggio di Luigi Sansone.
Dati i molti interessi di Dorfles, la mostra è accompagnata da un vasto programma di incontri, dibattiti, attività didattiche ed eventi collaterali, che hanno lo scopo di evidenziare la sua figura di intellettuale versatile e originale. Quello che viene fuori è comunque anche un interessantissimo spaccato degli ultimi 100 anni di storia, arte e cultura, di cui lui è stato un grande protagonista.

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