Mostre di arte moderna e contemporanea

Burri e Fontana a Brera

16 giugno - 3 ottobre 2010

Pinacoteca di Brera
Via Brera 28, Milano
Tel. 02-89421146
Orari: 8:30-19:15, lunedì chiuso. Dal 28 sett, dalle 19:30 alle 22:40 di martedì ingresso libero

Quando si tenta di mettere insieme l'arte antica e quella contemporanea c'è sempre qualcosa che stride o non funziona. In questo caso però tutto sembra procedere a meraviglia e le collezioni storiche della Pinacoteca di Brera riescono a instaurare un dialogo interessante e ben riuscito con le opere di Burri e Fontana, che sono due tra i più grandi e innovativi artisti italiani del '900.

Se questo è successo, il merito è sicuramente dei curatori, Sandrina Bandera e Bruno Corà, che hanno avuto la possibilità di attingere a due collezioni straordinarie, quelle della Fondazione Palazzo Albizzini, Collezione Burri di Città di Castello e della Fondazione Lucio Fontana di Milano, e hanno saputo scegliere i pezzi più adatti a questa esposizione, tutt'altro che semplice da organizzare. Non bisogna, infatti, dimenticare che la Pinacoteca di Brera è un museo ricchissimo di capolavori, che non si possono certo spostare. Al tempo stesso, però, si doveva trovare il modo di spiegare al visitatore quali erano le opere coinvolte in questa mostra. Solo così, infatti, poteva essere messo in grado di percepire le assonanze o le differenze, che i curatori avevano voluto porre in risalto. Sia per le prime che per le seconde, che sono decisamente più rare, non esiste, infatti, una regola precisa e ce ne sono di diverso tipo. Alcune riguardano i colori, le forme o la spazialità, altre il ritmo, il movimento o il tema. Alcune sono riconoscibili al primo sguardo, per altre, invece, ci vuole più tempo e, soprattutto, voglia di capire e di mettersi in gioco.

Gli ostacoli erano tanti, ma l'intervento dell'architetto Corrado Anselmi, che ha previsto l'inserimento di alcune pedane grigie, che fanno da trait d'union tra le opere, ha fatto sì che l'esposizione permanente non venisse penalizzata dall'inserimento dei lavori di Burri e Fontana, così diversi per dimensioni e aspetto dai capolavori della Pinacoteca. L'intelligente gioco dei rimandi, ideato dai curatori, ha fatto il resto. È nata così questa mostra, che è una gioia per gli occhi, ma anche per la mente. Oltre ad arricchire ulteriormente il percorso museale, ha, infatti, il pregio di spingere i visitatori a riflettere e pensare, a guardare le opere con maggior attenzione. E questo è sicuramente un gran successo per un museo che vuole avvicinare all'arte un pubblico sempre maggiore e, soprattutto i giovani.

Una delle sale più ricche di spunti e sorprese è la Sala IX, che permette di ammirare ben 5 opere del '900, tra cui il Bianco Nero Cellotex di Burri, che richiama la forma curvilinea delle volte della chiesa dove è ambientato il Ritrovamento del corpo di San Marco di Tintoretto, e il Concetto spaziale di Fontana, fatto di buchi e squarci, che evocano l'idea della croce e del martirio, che sono i soggetti di un altro dipinto di Tintoretto, I Santi Elena, Barbara, Andrea e Macario.
Un'altra assonanza, questa volta di tipo cromatico, è quella che si instaura tra la Pietà di Lotto e il Rosso di Burri, un accostamento che trova un'altra felice intuizione nella Sala dei Polittici, dove il Rosso Plastica dell'artista umbro viene esposto accanto a diversi lavori di Crivelli, nei quali questa tinta è molto presente.

Un'altra sala molto interessante è la XXIV, dove si trovano alcuni straordinari capolavori del Rinascimento italiano. Guardando attentamente le opere esposte si possono scoprire, infatti, incredibili assonanze cromatiche e formali tra il Concetto spaziale di Fontana e l'armatura argentea del Duca Federico da Montefeltro, dipinto da Piero della Francesca, e tra Il Sacco Rosso SP2 di Burri e il busto del Cristo alla Colonna di Bramante.

Non c'è spazio per il confronto, ma per lo stupore e la meraviglia nella sala dedicata alla pittura emiliana del XVII secolo, dove è stata riprodotta la grandiosa installazione al neon, che Fontana aveva ideato nel 1951 per la IX Triennale di Milano. Le curve voluttuose di quest'opera gettano, infatti, "nuova luce" sui dipinti di Carracci, Guercino e Reni.

Altrettanta magia si prova al cospetto della Cena in Emmaus di Caravaggio, che viene associata, con qualche esagerazione, al Nero SC3 di Burri. Le opere comunque sono così belle che non è poi così importante scoprire un punto di incontro, anche se poi lo si può sempre trovare in quei fondi scuri che sono tipici dell'opera di Michelangelo Merisi.
Più pertinenti, anche se sicuramente meno originali, sono i legami che uniscono il Sacco di Burri del 1952 ai due portaroli del Ceruti, vestiti di cenci sporchi e sdruciti, e il Concetto spaziale. Venice Moon di Fontana alle vedute lagunari di Canaletto, che sembrano comunque possedere, oltre allo stesso riferimento geografico, anche lo stesso moto ondoso.

Il percorso si conclude con due opere straordinarie, Fiumana di Pellizza da Volpedo e il Gobbo bianco di Burri. Un raffronto dettato dai colori, ma, forse, anche da qualcosa di più. La stoffa, l'olio, la segatura e la pietra pomice, che sono le materie con cui è fatta l'opera di Burri, sono, infatti elementi che richiamano alla mente la fatica dell'uomo, il duro lavoro di chi deve guadagnarsi il pane.
Non sappiamo se questo era l'intento dei curatori, ma il bello di questa mostra è anche questo, che ognuno può azzardare e inventare i legami e i collegamenti, che trova più consoni alla sua natura e sensibilità. Oppure, semplicemente, guardare le opere per quello che sono, degli splendidi capolavori, capaci di coinvolgere ed emozionare chi li vede.

La rassegna è arricchita da un bel catalogo, curato da Marina Gargiulo e pubblicato da Skira. Un ringraziamento particolare deve essere rivolto alla Fondazione Puglisi Cosentino di Catania che, dopo aver realizzato una bella mostra su Burri e Fontana nella sua sede siciliana, ha collaborato alla produzione di questa particolarissima esposizione, che invita a conoscere l'arte di ieri e di oggi.

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