Mostre di arte moderna e contemporanea

Steve McCurry. Sud-Est

11 novembre 2009 - 21 marzo 2010

Palazzo della Ragione
Piazza dei Mercanti 1, Milano
Info. 02-88450150
Orari: 9:30-19:30, lun 14:30-19:30, gio 9:30-22:30

Il Palazzo della Ragione, che il Comune ha deciso di destinare alle esposizioni di fotografia, dedica una mostra suggestiva e poetica a uno dei più grandi maestri del nostro secolo, l'artista americano Steve McCurry, che fa parte della prestigiosa Agenzia Magnum e ha vinto più volte il World Press Photo Awards, il "Nobel" della fotografia.

Il percorso espositivo, suddiviso in 6 sezioni tematiche, propone 240 immagini che McCurry ha scattato tra il 1980 e il 2009. La maggior parte di esse sono state realizzate nel Sud-Est del mondo, dove questo fotografo straordinario ha fatto diversi viaggi.
Il primo paese che gli ha catturato l'anima è stato l'India, dove doveva restare pochi mesi, ma si è fermato per ben due anni, poi sono venuti gli altri: l'Afghanistan, il Libano, la Cambogia, il Kuwait, l'ex Juguslavia ecc. Molte le zone di guerra, dove McCurry non ha esitato a spingersi in prima linea per documentare la dura realtà di chi combatte e di chi ha perso tutto tranne la dignità.

La mostra, curata da Tanja Solci in collaborazione con Peter Bottazzi, che ha ideato l'allestimento, assomiglia a una selva oscura, dove il visitatore ha la possibilità di vivere un'esperienza drammatica e meravigliosa al tempo stesso. Si trova, infatti, immerso, in un mondo estraneo, che non è il suo, attorniato da persone, che hanno usi, costumi e abitudini differenti. E questo lo porta a riflettere sul senso di appartenenza, identità e accoglienza, che tutte le civiltà dovrebbero possedere e troppo spesso dimenticano dando spazio al soppruso, alla sopraffazione, al dolore.

Il primo regalo di questo viaggio, che è al tempo stesso reale e simbolico, è l'incontro con l'Altro. Si trovano qui alcuni tra i più intensi ritratti realizzati da McCurry. Uomini, donne e bambini che "bucano lo schermo" con la loro bellezza, eleganza, dignità.
Quei volti, più e meno giovani, catturati in spazi remoti e lontani, ci parlano di vite, luoghi, emozioni, ma anche di noi. Un viso, infatti, per chi lo sa guardare, è sempre il riflesso dell'anima e, mentre lo osserviamo, la nostra esperienza si arricchisce di un sentimento nuovo, dato dall'umanità che ogni persona porta con sé e riesce a trasmetterci. Perché questo avvenga, però, dobbiamo essere capaci di mantenere il cuore e la mente aperti, lasciare da parte i pregiudizi ed essere disponibili al dialogo, al confronto, alla scoperta di chi è diverso. Chiunque, infatti, può aggiungere senso alla nostra vita.

L'uomo ha bisogno dell'altro, ma anche di Dio. L'incontro col Divino però non può aver luogo nel rumore e nell'inquietudine. Lo spirito, infatti, come scrive Madre Teresa, è amico del silenzio perché solo quando ci si trova in questa situazione si ha il tempo di riflettere e pensare, ascoltare e ascoltarsi.
Quando si viaggia questo capita spesso ed è per questo, per esplorare il mondo e la psiche umana, che McCurry ha cominciato a fotografare. Secondo lui, infatti, non c'è nulla di più meraviglioso che lasciare che la vita fluisca davanti ai nostri occhi e dentro di noi.

Il silenzio e il viaggio, che permettono di scoprire la grandiosità della natura e di intravedere il mistero del vivere quotidiano, sono stati di grazia, che commuovono l'anima. La vita però non è fatta soltanto di cose belle. Ecco allora che il silenzio lascia posto alla Guerra, al rumore assordante delle armi e dei palazzi che crollano, ai lamenti dei feriti, alla disperazione di chi è ancora vivo ma non sa per quanto.
Da questo inferno, che non conosce barriere, non si salva nessuno. Tutti sono in pericolo: uomini, animali, cose. La guerra, infatti, cambia le carte in tavola, modifica abitudini, usi, costumi, sentimenti.
Chi ha cominciato a lottare, e perché lo ha fatto, spesso non è facile da capire o da ricordare. Le conseguenze invece sono perfettamente visibili e devono essere mostrate perché la gente non dimentichi e si chieda se ne è valsa la pena.
Fedele all'idea che le persone debbano vedere quello che accade, McCurry non ci risparmia nulla ma non formula giudizi e non prende posizioni. Ci mostra gli effetti della violenza, ma anche la straordinaria capacità che la gente ha di risollevarsi e continuare a vivere.
Quelli che fanno più impressione sono i bambini, vittime innocenti della guerra dei grandi, che tuttavia non esitano a prendere il fucile e a mostrare la loro spavalderia.
Inconsapevoli di quello che sta succedendo, pensano che combattere sia soltanto un gioco, un rito di iniziazione, una dimostrazione di forza e coraggio, ma si muore davvero. E quel che è peggio è che si muore dentro e si perde quella gioia, quell'allegria, quella spensieratezza, che sono tipiche dell'infanzia e stanno alla base della nostra fiducia negli esseri umani.

Nelle immagini di Mc Curry non c'è solo l'Infanzia rubata di chi è costretto a combattere o lavorare in tenera età. C'è posto anche per la Gioia, che può essere "liberatoria come una risata, irrefrenabile come un tuffo", calda e rassicurante come un abbraccio. Per essere felici, infatti, a volte, basta davvero poco. Ma bisogna essere permeabili alla vita e saper scorgere dietro ogni cosa, anche la più normale o banale, quello che la rende unica, speciale, insostituibile. Quindi preziosa e appagante.

Dietro ogni oggetto, persona, paesaggio, c'è una storia ed è quella che McCurry cerca di incorniciare nelle sue immagini per trasmetterci i colori, gli odori, i sapori, le sensazioni, che lui stesso ha provato.
Gli effetti che le sue foto producono su di noi comunque non si fermano certo qui. La sorpresa, la meraviglia, la curiosità, ci spingono, infatti, a proseguire la narrazione, a inventare nuovi sviluppi, nuove scene, nuovi racconti, legati alla nostra esperienza e alla nostra memoria. E questo ci lega ancora di più all'immagine che è stata capace di catturare il nostro sguardo e il nostro pensiero.

Ecco allora l'incanto della Bellezza, che colpisce, il cuore, la mente, il corpo di chi ha la possibilità di guardarla. Definirla però è tutt'altro che semplice. Secondo Armando Torno, infatti, è tortuosa, complicata, impalpabile, eppure quantomai necessaria. Per Dostoevskji, infatti, salverà il mondo. E forse è proprio così perché la sua natura ibrida, fisica e spirituale al tempo stesso, è in grado di far presa su chiunque e di ispirare sentimenti puri, di ammirazione e venerazione.
McCurry ci dà la sua personale interpretazione di bellezza regalandoci tre splendidi volti di donna, scoperti in un teatro di guerra nel 1992. Osservandoli è inevitabile pensare alla storia dell'arte. Questi ritratti, infatti, stanno fuori dal tempo e dallo spazio eppure ci sembrano familiari, come se da sempre facessero parte della nostra vita. Sarà empatia, coinvolgimento, attrazione, ma è davvero impossibile rimanere indifferenti di fronte a quegli occhi che parlano di paura, malinconia, rancore e rassegnazione. Ci guardano e ci portano lontano, là dove il corpo e lo spirito sono una cosa sola. Ci chiedono di fare qualcosa, di intervenire, di far tornare la pace e la serenità.

La mostra, che è accompagnata da un intenso programma di laboratori e visite guidate, si conclude con alcune "brevi storie", dedicate a temi particolari come la malattia, l'acqua e l'Expo, per il quale McCurry ha realizzato alcune immagini emblemtiche, che parlano di cibo, energia e vita.

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