Mostre di arte moderna e contemporanea

Scapigliatura. Un "pandemonio" per cambiare l'arte

26 giugno - 22 novembre 2009

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio 9:30-22:30

Uno degli scopi che il Comune di Milano si è prefisso è quello di contribuire alla riscoperta della storia e delle radici della città. Ecco perché, dopo aver dato spazio al Futurismo, ha deciso di proporre un altro importante movimento artistico nato all'ombra della Madonnina, la Scapigliatura, che non ha ancora avuto il dovuto riconoscimento internazionale, ma ha svolto un compito fondamentale nella lotta contro il conformismo e la tradizione accademica preparando la strada per il Divisionismo e le ricerche successive.

Il primo a utilizzare il termine "Scapigliatura" fu il giornalista e scrittore Cletto Arrighi (Carlo Righetti, 1828-1906) che, nel romanzo La Scapigliatura e il 6 febbraio, datato 1862, raccontava le vicende di un gruppo di giovani, scontenti e ribelli, che conducevano una vita sregolata e bohèmienne. Tale fu infatti l'esistenza di buona parte di questi artisti, che pensavano di dimostrare così il loro disprezzo per la borghesia e le menzogne della morale comune.
La loro insofferenza comunque non si rifletteva unicamente nella sfera privata, ma si traduceva anche, e soprattutto, in una protesta sociale e politica, che non risparmiava nessuno. L'arte era infatti per loro un importante strumento di comunicazione attraverso cui far passare quei messaggi di libertà, giustizia e uguaglianza, che l'Italia postunitaria aveva tradito gettando al vento gli ideali risorgimentali. E fu proprio grazie a rabbia, tenacia e talento che riuscirono a portare a Milano, e nel resto d'Italia, quella ventata di rinnovamento che finì per determinare un vero e propio capovolgimento ideologico, artistico e di costume.

Aperti alle suggestioni che arrivavano dagli altri paesi europei, gli Scapigliati si fecero promotori di un'arte intimista, consapevole delle difficoltà della vita e dei problemi sociali e declinarono queste suggestioni nelle diverse arti. La Scapigliatura, infatti, fu una delle prime correnti italiane a sostenere l'idea di un'arte totale, capace di coinvolgere pittori, scultori, scrittori, musicisti e poeti sugli stessi temi. E questa caratteristica, così come l'idea della commistione tra arte e vita, la ritroveremo anche nel Futurismo, che sembra aver ereditato più di una suggestione da quegli spiriti ribelli e turbolenti.

La mostra, curata da Annie-Paule Quinsac è strutturata in senso cronologico e copre un periodo di circa 40 anni, dagli anni '60 agli anni '90 dell'Ottocento. Tra i 38 artisti considerati, ci sono i grandi maestri (Il Piccio, Federico Faruffini, Filippo Carcano, Mosè Bianchi, Daniele Ranzoni, Tranquillo Cremona, Giuseppe Grandi, Ernesto Bazzaro, Leonardo Bistolfi, Paolo Troubetzkoy, Medardo Rosso, Gaetano Previati), che tutti conoscono, ma anche un certo numero di comprimari, che hanno dato il loro contributo allo sviluppo della Scapigliatura. Quello che si è cercato di fare, infatti, è stato restituire il clima di un'epoca, che ha rappresentato un punto di svolta per l'arte, ma anche per Milano.

Il percorso espositivo, suddiviso in quattro sezioni, una per decennio, si apre con le opere di alcuni artisti che per primi si sono posti contro la tradizione privilegiando l'uomo rispetto al paesaggio e sottolineando il valore evocativo dell'opera. Si trovano qui Giovanni Carnovali, detto Il Piccio (1804-1873) e Federico Faruffini (1831-1869), che vengono messi a confronto con Filippo Carcano (1840-1914) e Mosé Bianchi (1840-1904), che hanno un'impostazione meno intimista. Il maestro di riferimento è comunque uno scrittore, il critico Giuseppe Rovani (1818-1874), che in un suo saggio estetico (Le tre arti considerate in alcuni illustri contemporanei), publicato postumo, aveva sostenuto l'idea che un'opera d'arte, a prescindere dal medium con cui veniva realizzata, doveva essere sempre espressione dei sensi.

La seconda sezione, dedicata al "momento d'oro" della Scapigliatura, si concentra attorno alle opere di Tranquillo Cremona (1837-1878) e Daniele Ranzoni (1843-1889), che hanno saputo trasformare le sfumature dell'anima in pennellate fluide e sfuggenti, che più che descrivere suggeriscono la realtà.
Attorno a loro figurano scultori importanti, come Giuseppe Grandi (1843-1894), giovani emergenti, come Luigi Conconi (1852-1917), e autori oggi dimenticati, come Angelo Achini, Francesco Didioni, Virgilio Ripari e Roberto Fontana.

I bozzetti in gesso del Monumento alle Cinque Giornate di Milano di Giuseppe Grandi segnano il passaggio alla sezione successiva, che è dominata dalla scultura. Negli anni '80 sono attivi, infatti, in campo plastico alcuni artisti eccezionali, come Medardo Rosso (1858-1928) e Paolo Troubetzkoy (1866-1938), che, secondo alcuni critici, hanno compiuto un'impresa straordinaria, quella di trapiantare l'Impressionismo in scultura.
A loro e a Grandi sono dedicate delle sale personali, ma degne di nota sono anche le opere di Ernesto Bazzaro (1859-1937) e Leonardo Bistolfi (1859-1930), che hanno lasciato un segno importante nella scultura italiana dell'epoca, anche se, in verità, la fama del secondo è sicuramente più legata al Simbolismo e al Liberty.
Anche se la scultura la fa da padrone, non mancano alcuni dipinti dell'ultimo Ranzoni, che, per il "non finito" di suoi lavori, può essere avvicinato a Medardo Rosso, e anche alcuni paesaggi, dominati però dalla presenza umana.

L'ultima sezione mette in luce il declino di questa corrente. A fianco di artisti come Previati (1852-1920), che, dopo una giovanile esperienza nella Scapigliatura, approda al Divisionismo con esiti altissimi, si trovano, infatti, alcuni autori, come lo scultore Eugenio Pellini (1864-1934) e il pittore Camillo Rapetti (1858-1929), che, a detta dei curatori, sembrano ripiegare verso un certo accademismo.
La mostra comunque si chiude in bellezza. L'ultima sala è dedicata, infatti, alla "poetica del non finito" e mette a confronto i dipinti di Cremona e Ranzoni e le sculture di Medardo Rosso.

Per cercare di far rivivere il clima dell'epoca, fino a novembre inoltrato Milano sarà teatro di diversi eventi di tipo musicale, teatrale e cinematografico. Saranno proposti inoltre diversi itinerari, che inviteranno a scoprire i luoghi frequentati dagli Scapigliati.

La rassegna è accompagnata da un bel catalogo, edito da Marsilio, che contiene i testi di Anne-Paule Quinsac, Giuseppe Farinelli, Paolo Repetto, Gaetano Oliva, Anna Finocchi.

Un'altra mostra è allestita alla Biblioteca di Via Senato, che rende omaggio alla figura di Angelo Sommaruga, un importante editore di libri e riviste ("Farfalla", "Cronaca bizantina", "Le Forche Caudine", "Brougham", "Nabab") che, con la sua galleria parigina, ha contribuito alla promozone dell'arte italiana all'estero.
È per questo che, accanto a un'accurata selezione di documenti e testi, che provengono dal suo fondo librario e da altre biblioteche milanesi, sono esposti anche i lavori di importanti protagonisti della Scapigliatura, come Bazzaro, Conconi, Cremona, Pellini, Ranzoni, Troubetzkoy ecc.
Un'altra sezione è dedicata alla caricatura, in cui si sono distinti, tra gli altri, autori come Camillo Cima, Sebastiano de Albertis e Casimiro Teja.

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