Mostre di arte moderna e contemporanea

Alessandro Papetti. Il ciclo del tempo

3 settembre - 20 settembre 2009

Palazzo Reale
Cortile
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio 9:30-22:30

Con questa mostra, dedicata ad Alessandro Papetti e al suo Ciclo del tempo, l'Assessore alla Cultura di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, porta a compimento tre degli impegni che si era prefisso, quello di donare alla città nuovi spazi espositivi, quello di affiancare mostre di arte antica, moderna e contemporanea, quello di promuovere l'opera di artisti attivi sul territorio. D'ora in poi, infatti, il cortile di Palazzo Reale diventerà a tutti gli effetti un nuovo luogo d'arte, che darà visibilità agli artisti locali, che sono i portatori della nostra cultura.

L'installazione di Papetti, che è nato a Milano nel 1958 e ha già esposto qui in altre tre occasioni, ma mai con una personale, è formata da tre grandi ambienti di forma spiraliforme, che avvolgono lo spettatore dandogli l'impressione di trovarsi immerso nella pittura. Un progetto che lo avvicina idealmente a Claude Monet, che tra il 1918 e il 1926 aveva tentato di raggiungere questo effetto creando le grandi tele delle "Ninfee" esposte all'Orangerie di Parigi.

Come l'artista francese, di cui è in corso una rassegna a Palazzo Reale, anche Papetti si è lasciato affascinare dal tema dell'acqua, ma il suo lavoro è ben lontano dalla pace e dalla serenità dello stagno di Giverny. Sia questa tela, che le altre due, dedicate al vento e al bosco, infatti, sono tutt'altro che tranquillizzanti. Più che luoghi reali sembrano territori dell'inconscio e della memoria, dove è facile perdersi o rimanere spiazzati, ma da cui non si può fuggire.

"Il tempo è un fuoco che ci divora", dice Borges. E i dipinti di Papetti, sia quelli esposti, che i precedenti - vedute urbane, interni di fabbriche, nudi e ritratti - ne sono una dimostrazione. Appaiono, infatti, drammatici e indefiniti, sulla via del disfacimento, come la pittura di cui sono fatti, che si presenta sempre lacerata e sofferta. All'artista, infatti, non interessa rappresentare un oggetto, ma l'idea di un oggetto, raccontare una storia e andare oltre.

La rassegna, curata da Achille Bonito Oliva, è accompagnata da un bel catalogo, realizzato da Skira, e da un interessante documentario, girato da Giart.tv, che racconta la genesi dell'opera e mostra l'artista al lavoro.

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