Mostre di arte moderna e contemporanea

Immaginare New York. Fotografie dalla collezione del MoMa

11 luglio - 11 ottobre 2009

MART - Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Corso Bettini 43, Rovereto (Tn)
Tel. 0464-438887
Orari: 10-18, ven 10-21, lunedì chiuso

Il Museum of Modern Art di New York è stato uno dei primi a dotarsi di un dipartimento di fotografia. Fin dalle origini, infatti, il suo direttore, Alfred Barr Jr., aveva espresso il desiderio di espandere la collezione oltre i confini della pittura e della scultura.

Per concretizzare il suo sogno ci vollero circa 10 anni. La creazione di una sezione dedicata alla fotografia risale, infatti, al 1940, ma da allora non ha smesso di ampliarsi arrivando a disporre di oltre 25.000 immagini dal 1840 a oggi, frutto del lavoro di autori famosi, ma anche giornalisti e semplici amatori.
Molte di queste foto sono dedicate a New York, una città pulsante e vitale, ricca di contrasti e contraddizioni, che ha ispirato più di un artista e sono proprio loro le protagoniste della bella mostra allestita al MART di Rovereto, che racconta in un sol colpo 100 anni di fotografia e 100 anni di vita della Grande Mela.

Il percorso espositivo, che propone una selezione di 140 fotografie originali, molte delle quali inedite per l'Italia, è strutturato in senso cronologico e si apre con una delle più note immagini di Alfred Stieglitz, City of Ambition, che può essere considerata una specie di simbolo di questa mostra. Scattata nel 1910, mostra lo skyline di una città operosa, che sta vivendo un periodo di intensa trasformazione e mira in alto. La sua potenza e la sua voglia di fare sembrano procedere, infatti, di pari passo con la crescita dei suoi edifici.
Tra il 1920 e il 1930 si assiste, infatti, alla nascita di palazzi e grattacieli vertiginosi, che sfidano il cielo e affascinano schiere di fotografi modernisti, attratti dall'imponenza e dalla bellezza di queste architetture (Ralph Steiner, Five Corners), che offrono scorci e vedute inconsuete, ma anche molti "lati oscuri". Molti sono, infatti, i risvolti sociali connessi alla loro costruzione (Lewis W. Hine, Saldatori sull'Empire State Buliding).

Nessuno avrebbe potuto prevedere che il progresso avrebbe subito una battuta d'arresto, ma il 1929 segnò l'inizio di un periodo durissimo, un vero e proprio incubo. Insieme alla Borsa e al mercato finanziario crollò, infatti, anche il mito del sogno americano e, da un giorno all'altro, la gente si ritrovò sul lastrico senza sapere cosa mangiare e dove dormire. La situazione, drammatica e preoccupante, fu immortalata da alcuni fotografi, come Dorothea Lang e Walker Evans, che il Governo aveva ingaggiato per avere un'idea della triste realtà del paese.

Gli anni '40 segnano l'inizio della ripresa e, dopo la fine della guerra, la gente riscopre quella voglia di fare che sembrava aver dimenticato. Rifacendosi all'esperienza di maestri europei come Cartier-Bresson o Atget, anche i fotografi americani (Berenice Abbott, Helen Levitt) adottano un approccio documentaristico. Scendono nelle strade e testimoniano gli usi e i costumi dei newyorchesi, la loro varietà, il loro ottimismo, le loro delusioni, le loro paure.
Uno dei più attivi è sicuramente Weegee, che, occupandosi di cronaca per diversi giornali, ha la possibilità di osservare da vicino abitudini, consuetudini, vizi e virtù dei suoi concittadini.
Non è comunque l'unico. In questo periodo, infatti, ha grande impulso il fotogiornalismo e molte riviste illustrate di pregio, come "Fortune" (1930), "Life" (1936), "Look" (1937) e "Harper's Bazaar" decidono di raccontare i cambiamenti in atto nella vita sociale, ma anche nel mondo della moda, del cinema e dello spettacolo, avvalendosi della collaborazione di grandi fotografi come Margaret Bourke-White, Walker Evans, Irving Penn, Richard Avedon ecc.

Gli anni '60 si aprono nel segno della libertà. I giovani prendono il sopravvento e diventano i protagonisti della vita metropolitana, dei concerti, dei grandi eventi. La sperimentazione non riguarda però solo la musica, ma tutta l'arte.
La cultura pop pone l'accento sugli oggetti banali, sul consumismo, sulla quotidianità e anche la fotografia si sofferma su cose ed episodi di poco conto. Come profetizza William Eggleston, infatti, non esistono più cose importanti o meno importanti. Tutto si trova sullo stesso piano e va trattato allo stesso modo. Non mancano tuttavia fotografi che preferiscono interessarsi della vita vera, dei problemi reali, del carattere caotico e vibrante di questa grande metropoli.

La mostra, curata da Sarah Hermanson Meister, si conclude con le immagini di alcuni artisti delle ultime generazioni, come Cindy Sherman e Thomas Struth, che, al pari di coloro che li hanno preceduti, sono stati soggiogati dal fascino della Grande Mela. Una città mutante, ricca di fascino ed energia, dove ognuno può trovare quello che cerca o emoziona il suo cuore.

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