Mostre di arte moderna e contemporanea

Capolavori futuristi alla Collezione Peggy Guggenheim

19 febbraio - 31 dicembre 2009

Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni - San Gregorio 701, Venezia
Info. 041-2405411
Orari: 10-18, martedì e 25 dicembre chiuso

Mentre Milano festeggia il centenario del Futurismo con una serie di mostre ed eventi, la Collezione Guggenheim ricorda questo rivoluzionario gruppo d'avanguardia, che ha tentato di svecchiare la cultura italiana, offrendo al pubblico uno dei suoi pezzi forti, quella Collezione Mattioli che il capoluogo lombardo non ha potuto o voluto acquisire e che, di conseguenza, ha preso la via di Venezia, dove è ospitata dal 1997 sotto forma di prestito, prima quinquennale e poi a lungo termine. La città meneghina ha dimostrato infatti anche in seguito una tale inerzia che le opere non sono mai tornate indietro.

Per Milano, che ha tenuto a battesimo questo movimento e vanta altre importanti opere futuriste, è stata una perdita assurda e senza pari, che non fa certo onore alle istituzioni. La raccolta che Gianni Mattioli (1903-1977) ha messo insieme dal 1943 al 1953 è infatti ricchissima di capolavori, realizzati dai firmatari del Manifesto della pittura futurista, ovverosia Balla, Boccioni, Carrà, Russolo e Severini, e non solo. Le opere che sono finite a Venezia infatti non costituiscono affatto tutta la sua collezione, ma soltanto una parte (26 dipinti), quella che il sovrintendente Franco Russoli ha fatto notificare come "indivisible" nel 1973 al suo rientro in Italia e che è composta da opere datate tra il 1910 e il 1921.

Gianni Mattioli era nato a Milano nel 1903. La sua famiglia non era ricca, quindi fu costretto ad abbandonare la scuola a 15 anni. Il lavoro che svolgeva presso una ditta cotoniera non gli impedì tuttavia di coltivare le sue passioni e i suoi interessi, tra cui spiccavano l'amore per l'arte e la letteratura.
Nel 1918 ebbe modo di leggere Pittura scultura futurista, scritto da Boccioni nel 1914, e questo favorì il suo avvicinamento alle idee del movimento. Due anni più tardi, grazie a Fortunato Depero, entrò a far parte del circolo di scrittori e pittori riuniti attorno a Marinetti, che, tra l'altro, abitava in Via Senato, a pochi passi da casa sua. Negli anni '20 Mattioli acquistò alcune opere di Depero, di cui divenne uno dei principali ammiratori e collezionisti, intensificò i suoi rapporti col gruppo futurista e allargò le sue conoscenze agli artisti attivi a Parigi, dove si recò nel 1925.
Nel decennio successivo entrò nell'orbita della Galleria de Il Milione, di cui seguì le proposte e le manifestazioni.
I suoi acquisti si intensificarono nel dopoguerra. Le disponibilità economiche gli consentirono infatti di dare concretezza ad alcuni sogni. Nel 1947 comprò la Collezione di Pietro Feroldi, che conteneva importanti lavori futuristi, dipinti del periodo cézanniano di Morandi e alcuni lavori fauve di Modigliani. Nel 1949 acquistò La città che sale (1910) di Boccioni, nel 1950 alcune straordinarie opere di Balla (Mercurio transita davanti al sole, 1914; Linee andamentali + successioni dinamiche, 1913), Carrà (Manifestazione interventista, 1914) e Severini (Ballerina blu, 1912). L'anno successivo fu la volta di Sironi (Composizioni con elica, 1915) e di un altro straordinario Carrà (La Galleria di Milano, 1912).

Dietro questi acquisti c'era un progetto di grande spessore. Mattioli, infatti, non acquistava queste opere soltanto per soddisfare un piacere o un bisogno estetico, ma per far conoscere ai suoi concittadini e al mondo la grandezza dell'arte futurista, che nel dopoguerra non era vista certo con favore.
Fu in questo spirito che, negli anni '50, aprì la sua collezione al pubblico milanese, che la poteva ammirare tutte le domeniche in Via Senato e, nel 1967, decise di far conoscere il valore dell'arte moderna italiana anche all'estero promuovendo un lungo tour, che, fino al 1972, portò la sua straordinaria raccolta in giro per l'Europa, l'America e il Giappone.
Ora le sue opere hanno trovato casa e non hanno più bisogno di spostarsi. Palazzo Venier dei Leoni, sede della Collezione Guggenheim, infatti, è uno dei più frequentati musei internazionali e i suoi visitatori arrivano da ogni parte del mondo.

I lavori di Balla, Boccioni, Carrà, Severini, Russolo, Rosai, Sironi e Soffici, che Laura Mattioli Rossi, figlia del collezionista milanese, ha affidato al museo veneziano, sono esposti in permanenza, ma il centenario del Futurismo ha offerto il pretesto per ricordare questo generoso mecenate e dare nuovo slancio al suo progetto di promozione del movimento. Nella mostra in corso, curata da Philip Rylands, le opere che fanno parte della raccolta Mattioli sono accompagnate, infatti, da altri capolavori futuristi, che sono di proprietà della Collezione Guggenheim (Velocità astratta + rumore di Balla, Mare = ballerina di Severini, Diamismo di un cavallo in corsa + case di Boccioni) e di altre collezioni. Si è riusciti così a riunire ben tre delle quattro sculture di Boccioni.
Una sezione del percorso è dedicata agli artisti che hanno fatto parte di altre importanti correnti del '900, che hanno preceduto (Divisionismo) o affiancato (Cubismo, Orfismo, Vorticismo) il movimento italiano. Dopo aver lanciato la sua "insolente sfida alle stelle", il Futurismo ha trovato, infatti, simpatizzanti e seguaci in diversi paesi europei.

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