Mostre di arte moderna e contemporanea

Las Americas Latinas. Las fatigas del querer

21 maggio - 4 ottobre 2009

Spazio Oberdan
Viale Vittorio Veneto/Piazza Oberdan, Milano
Tel. 02-77406300
Orari: 10-19, mar e gio 10-22, lunedì chiuso

Sarà il clima, sarà la storia turbolenta che hanno vissuto, ma gli artisti delle "Americhe Latine", siano essi scrittori, poeti, pittori ecc., pur nelle inevitabili differenze, conservano sempre in fondo all'anima qualcosa di particolare, inquietante e affascinante al tempo stesso, che ha a che fare con la vita, la morte, il sangue, la violenza, la superstizione e una profonda e rigogliosa sensualità. E la loro arte, passionale e politica, quasi sempre rispecchia questa mentalità complessa e "barocca", che è frutto di una mescolanza, spesso sofferta, tra le tradizioni indigene e quelle europee. Non bisogna, infatti, dimenticare l'effetto che hanno avuto su questi popoli le conquiste spagnole e portoghesi, l'evangelizzazione forzata, la cancellazione di etnie e tradizioni, l'arrivo di tanti emigranti europei.

Oggi che il percorso della speranza si è invertito e sono in tanti a lasciare l'America Latina per cercare fortuna in Europa e nel nostro Paese, la Provincia di Milano ha deciso di dedicare una mostra, delle conferenze e una rassegna cinematografica agli artisti di quella terra che, nel bene e nel male, è stata teatro di uno straordinario incontro di razze e civiltà.

Il progetto espositivo è stato affidato a Philippe Daverio, Jean Blanchaert ed Elena Agudio, che, pur sapendo di essersi imbarcati in una missione impossibile, hanno tentato di offrire una panoramica di quella che è l'arte contemporanea di questo territorio vastissimo e variegato, che gli Europei si ostinano, semplicisticamente, a considerare come un tutt'uno. Benché ci siano state anche lì persone come Simón Bolivar, che hanno cercato di promuovere l'idea di un paese unico, formato da tante repubbliche confederate, in realtà non si è mai formata una vera e propria identità latina tanto è vero che "difficilmente un cileno... si sentirà fratello di un brasiliano... o un argentino vorrà essere scambiato per un haitiano... o un uruguayano con un messicano".
Ogni stato ha una storia a sé, le sue ferite, le sue speranze, e solo forzando un po' le cose, si può parlare di un'arte latino-americana. Sarebbe molto più giusto, infatti, parlare di arte delle "Americhe Latine". E forse, dati i tempi, neppure di questo. A parte le differenze culturali, che rendono ogni paese unico e particolare, bisogna tener presente, infatti, la tendenza di molti artisti contemporanei, che non si riconoscono nelle tradizioni locali e preferiscono dichiararsi "globali, sradicati, universali". Anche se poi conservano sempre in fondo all'anima sentimenti e sensazioni ancestrali, "legate per vocazione a un certo barocchismo", che rappresenta probabilmente il tentativo di riappropriarsi di tutto quello che è stato tolto alla loro gente in anni di conquiste, privazioni, violenze, dittaure, esilii.

Non sono comunque questi gli artisti in mostra. I curatori hanno preferito infatti sondare la realtà locale. Ed è per questo che i nomi noti non sono tanti e molte di più le sorprese. Non si tratta ovviamente di un percorso esaustivo, ma di una traccia, una suggestione, un invito ad andare oltre per scoprire e capire quella che appare oggi come una delle più interessanti realtà del panorama artistico internazionale. La difficile situazione politica ed economica del continente sudamericano ha dato il via, infatti, a un'arte forte, densa e passionale, dove non mancano elementi di ribellione e protesta.

La rassegna, che propone una trentina di artisti di diversa provenienza, è strutturata attorno ad alcuni nuclei tematici, che sono "sangue", "morte", "anima", "natura" e "città". Durante le loro ricerche, i curatori, si sono resi conto, infatti, che esistono degli argomenti ricorrenti, che trovano spazio nelle diverse culture. E hanno cercato di far risaltare similitudini e differenze.

La mostra è accompagnata da un bel catalogo, pubblicato da Mazzotta, ed è arricchita da un vasto programma di visite guidate, conferenze, dibattiti, concerti e proiezioni cinematografiche, che hanno lo scopo di far conoscere a tutti la realtà di questi popoli, che sono molto lontani, ma anche molto vicini. Tantissimi sono, infatti, gli abitanti di questi paesi che hanno deciso di venire a vivere e lavorare nella nostra città.

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