Mostre di arte moderna e contemporanea

La Guerra Fredda - Cold War. Arte e design in un mondo diviso 1945-1975

28 marzo - 26 luglio 2009

MART - Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Corso Bettini 43, Rovereto (Tn)
Tel. 0464-438887
Orari: 10-18, ven 10-21, lunedì chiuso

La demolizione del Muro di Berlino, avvenuta nel 1989, ha sancito la fine della Guerra Fredda, che, dal 1945, contrapponeva l'Est e l'Ovest del mondo. Una lotta che non si è combattuta soltanto con la corsa agli armamenti, la minaccia di conflitti nucleari e una fitta rete di spie, ma anche con l'adozione di due diversi modi di vivere e concepire il mondo, con lo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica, con la creazione di oggetti, prodotti e opere d'arte differenti.

La mostra allestita al MART di Rovereto, realizzata in collaborazione col Victoria & Albert Museum di Londra, propone 250 oggetti, progettati tra il 1945 e il 1970, all'interno dei due blocchi guidati da Stati Uniti e Unione Sovietica, le due grandi potenze che, in quegli anni ricchi di tensioni e colpi di scena, hanno "manovrato i fili" dei paesi sottoposti alla loro influenza cercando di imporre i loro modelli di vita, quello capitalista e quello comunista.

Il percorso espositivo, suddiviso in 8 sezioni tematiche, cerca di ricostruire il clima di quel periodo cruciale soffermandosi su alcuni "punti caldi", come la minaccia nucleare, la guerra in Vietnam, il '68, la Primavera di Praga, la sfida spaziale, ma anche sugli aspetti del quotidiano illustrando come si viveva al di là e al di qua del muro. Quello che si produceva e usava aveva, infatti, un forte valore ideologico e di propaganda, ma costituiva anche un forte stimolo per la creatività. Ecco allora gli oggetti di design, gli abiti, i mobili, le opere d'arte, le autovetture, gli elettrodomestici ecc., spesso costruiti con materiali nuovi e innovativi, come la plastica, la fibra di vetro, il pvc.
Notevole importanza avevano anche i grandi progetti urbanistici, commissionati per evidenziare la mentalità e potenza del paese dove venivano realizzati.
Alcuni di loro hanno avuto un impatto così dirompente che hanno finito per stravolgere il volto di alcune città. Questo è successo, per esempio, a Berlino, uno dei luoghi simbolo della Guerra Fredda, dove si sono fronteggiate due diverse concezioni architettoniche, testimoniate dalla realizzazione della monumentale Stalinallee (oggi Frankfurter Allee) all'Est e dai progetti connessi all'Interbau 57 all'Ovest.

Negli anni della "Cortina di Ferro", la tensione tra i due blocchi era molto forte e non sono certo mancati i momenti di crisi, ma il ricordo della guerra mondiale era ancora così presente che le due superpotenze facevano di tutto per evitare il conflitto armato diretto, che avrebbe potuto essere fatale per il genere umano, e tendevano ad affermare la propria supremazia arrivando primi in qualche impresa, oppure più in alto e più lontano. È così che, dopo aver rivaleggiato in monumentalità e altezza, innalzando edifici come la Post Office Tower di Londra e la Ostankino TV Tower di Mosca, i "due contendenti", decisero di sfidarsi in qualcosa di molto più pericoloso e affascinante, la conquista dello spazio, che tenne col fiato sospeso scienziati, militari, politici, artisti e gente comune influenzando ogni settore della vita e della cultura.

La mostra, che dedica a quest'avventura un'intera sezione, prosegue con la presentazione di alcuni prototipi sviluppati per l'industria bellica, che architetti come Superstudio e Archigram hanno adattato alla vita quotidiana. Il percorso espositivo si chiude però con le immagini della terra vista dallo spazio. Un'utopia, un sogno, che è diventato realtà, ma non ci ha resi più forti o più vicini alla verità. Quello che doveva diventare il simbolo della nostra grandezza, ha messo in luce, infatti, la nostra debolezza.
Immerso nell'infinità dell'universo il nostro pianeta appare fragile, indifeso, bisognoso d'aiuto, e i rancori, le lotte, le ideologie, perdono quindi la loro importanza... Una conclusione che invita a riflettere sull'inutilità della guerra, fredda o calda che sia.

La rassegna, curata da Jane Pavitt e David Crowley, è arricchita dalla presenza di manifesti e filmati, che hanno incarnato i sogni, le proteste e gli incubi di tanta gente. Tra loro: Goldfinger (1964), il Dottor Stranamore (1964), 2001 Odissea nello spazio (1968) ecc.

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