Mostre di arte moderna e contemporanea

Dada e Surrealismo riscoperti

9 ottobre 2009 - 7 febbraio 2010

Complesso del Vittoriano
Via San Pietro in Carcere - Fori Imperiali, Roma
Tel. 06-69202049
Orari: lun-gio 9:30-19:30, ven-sab 9:30-23:30, dom 9:30-20:30

Lo storico dell'arte, saggista e poeta Arturo Schwarz, è stato uno dei primi ad esporre in Italia le opere dei dadaisti e dei surrealisti. Risale, infatti, al 1954, l'apertura della sua libreria milanese, che, col tempo, si sarebbe trasformata in galleria. Nessuno quindi, meglio di lui, è in grado di parlare di questi due movimenti rivoluzionari, che hanno avuto grande influenza sull'arte del '900 e continuano ad averla su quella attuale. Il loro spirito anarchico e libertario, infatti, è ancora in grado di stimolare nuove esperienze e pratiche artistiche anche se gli epigoni non hanno quasi mai la forza e l'originalità di coloro che li hanno preceduti.

La mostra allestita al Complesso del Vittoriano, che è una delle più complete realizzate nel nostro paese, racconta la nascita e l'evoluzione di questi due straordinari fenomeni culturali, che non hanno limitato il loro raggio d'azione alle arti visive tradizionali, ma hanno allargato il loro campo di intervento anche alla letteratura, al cinema, alla fotografia e alla grafica, proponendo 500 pezzi (olii, sculture, readymade, assemblaggi, collage, disegni automatici) dei loro principali protagonisti.
Le opere, molte delle quali di altissima qualità, si devono alla generosità di prestigiose istituzioni internazionali, come l'Israel Museum di Gerusalemme, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, il Centre Pompidou di Parigi, il Philadelphia Museum of Art di Philadelphia, la Fondation Arp di Clamart, che hanno deciso di metterle a disposizione degli organizzatori di questa importante manifestazione.

L'esposizione, che sembra avere come filo conduttore le principali mostre dadaiste e surrealiste, si apre con l'omaggio ad artisti come Chagall, De Chirico, Duchamp, Kandinsky, Klee, Klinger, Gustave Moreau e Munch, che, con la loro sensibilità e le loro intuizioni, hanno dato il via a questi nuovi e interessanti filoni di ricerca.

Il percorso continua con le sale dedicate alle opere dei dadaisti che hanno partecipato alla Erste Internationale Dada-Messe (Prima fiera internazionale Dada), che fu inaugurata il 5 giugno 1920 alla Galleria Otto Burchard di Berlino. Gli autori sono quasi tutti tedeschi, ma non bisogna dimenticare che la data di nascita del movimento Dada risale a qualche anno prima, e precisamente al 1916, quando fu fondato a Zurigo il Cabaret Voltaire, frequentato da artisti, letterati, poeti ecc., che arrivavano da tutta Europa.

Nel 1922, Tristan Tzara, che è stato con Hugo Ball, il fondatore del movimento, decide che l'esperienza dadaista è ormai conclusa. Lo spirito che ha animato la creatività dei suoi adepti continua comunque a vivere nelle opere di molti protagonisti del Surrealismo, che il poeta rumeno ha avuto modo di conoscere a Parigi nel dopoguerra.
Si innesta qui la seconda parte dell'esposizione, che, come nel caso precedente, prende in considerazione alcune mostre, che ben documentano lo sviluppo internazionale del movimento e, soprattutto, la molteplicità degli stili e delle tecniche. Sono le collettive che André Breton, considerato il fondatore e il teorico del Surrealismo, ha curato o alle quali ha partecipato. La prima è quella allestita alla Galerie Pierre di Parigi il 14 novembre 1925, l'ultima, L'écart absolu, che ha avuto luogo alla Galerie L'Oil di Parigi nel dicembre 1965, pochi mesi mesi prima della morte di Breton.
Gli artisti esposti (Eileen Agar, Jean Arp, Jacqueline Lamba Breton, Alexander Calder, Giorgio De Chirico, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Alberto Giacometti, Paul Klee, René Magritte, Man Ray, George Malkine, Robert Medley, Joan Miró, Henry Moore, Francis Picabia, Pablo Picasso ecc.), tra cui figurano nomi famosissimi, ma anche personaggi meno noti, che hanno dato un contribuito importante alla definizione dell'estetica del movimento, sono quelli che hanno partecipato a una o più di queste manifestazioni e che Breton ha ricordato in testi fondamentali come Le Surréalisme et la Peinture e L'Art Magique.

La mostra è arricchita da una sezione dedicata ai periodici e ai documenti.

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