Mostre di arte moderna e contemporanea

Così è la guerra! Robert Capa al lavoro / Gerda Taro. Una retrospettiva

26 marzo - 21 giugno 2009

Forma - Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano
Tel. 02-58118067
Orari: 11-21, gio 11-23, lunedì chiuso

Robert Capa è sicuramente uno dei più importanti fotografi del '900, ma pochi sanno che questo nome di sapore hollywoodiano, entrato nella leggenda, è frutto di un'abile operazione di marketing, nata dalla fantasia e dall'ingegno di due giovani ebrei, che nel 1933, dopo l'ascesa di Hitler al potere, decisero di lasciare la Germania e di rifugiarsi in Francia. Il primo, Endre Friedman, era nato a Budapest nel 1913, la seconda, Gerta Pohorylle, a Stoccarda nel 1910.
Prima del loro arrivo a Parigi non si erano mai incontrati, ma avevano comunque molte cose in comune, tra cui il legame coi gruppi di sinistra, l'odio per il nazismo e l'audacia. Il destino li fece conoscere e innamorare, il resto lo costruirono da soli con abilità e sprezzo del pericolo.

L'idea di dare vita a un personaggio fittizio, di nazionalità americana, prese corpo nel 1936 e, grazie a questo espediente, Endre e Gerta riuscirono a vendere i primi servizi, che erano il frutto di un lavoro collettivo. "Capa", infatti, era molto bravo e ben presto si guadagnò l'attenzione della stampa internazionale, che pubblicava con piacere le sue fotografie.
Lo stratagemma comunque non durò a lungo e, quando furono costretti a diversificare i loro servizi, Endre continuò a farsi chiamare Capa, Gerta invece cominciò a firmare le sue immagini come Gerda Taro, il nome che aveva adottato per promuovere gli scatti del fantomatico "Signor Capa".

Il 17 luglio 1936 scoppiò la guerra civile spagnola e Endre e Gerta, che lavoravano ancora sotto un unico nome, quello di Capa, decisero di raggiungere Barcellona per documentare quel momento storico e dare il loro contributo alla causa della sinistra.
Arrivarono in Spagna il 5 agosto e, dopo aver fotografato fianco a fianco per giorni, firmarono assieme i primi reportage, che raccontavano il dramma della città catalana e del fronte di Cordoba.
Il fatto che usassero lo stesso nome non vuol dire che le loro immagini non fossero facilmente identificabili. In quel periodo, infatti, lei usava la Rollei e lui la Leica, cha aveva un altro formato. E poi avevano una sensibilità diversa. Gerta, infatti, preferiva i punti di vista inusuali e dinamici ed era più attenta agli aspetti sociali che alle scene di guerra. Endre, invece, aveva un approccio ciematografico e sembrava più interessato alle manovre militari e alle scene d'effetto, come dimostra una delle sue immagini più drammatiche e discusse, quella del Miliziano morente a Cerro Muriano, che sembra appena uscita da un famoso dipinto di Goya, La fucilazione del 3 maggio 1808.
Maggiori difficoltà si riscontrano nell'attribuzione delle immagini scattate durante il loro secondo viaggio in Spagna, datato febbraio 1937, quando entrambi cominciarono ad adottare la Leica, ma, anche in questo caso, le differenze di stile dei due autori sono di grande aiuto. In quel periodo, tra l'altro, molti avevano ormai capito chi si nascondeva dietro lo pseudonimo di Robert Capa, e quindi, dopo aver firmato alcuni servizi come "Capa & Taro", Endre e Gerta decisero di lavorare individualmente.

In luglio, Friedman/Capa decise di tornare a Parigi e Gerda Taro rimase in Spagna per seguire i combattimenti in corso a Brunete. Fu il suo ultimo servizio. Il 25 luglio, infatti, un carro armato investì la sua auto e per lei non ci fu più nulla da fare. Morì il giorno successivo. Non aveva ancora compiuto 27 anni.

Capa fu terribilmente scosso da questa perdita, ma non smise di seguire da vicino gli eventi bellici. Negli anni successivi, infatti, fedele all'idea che "la tua non è una buona foto se non ti sei avvicinato abbastanza", si recò in Cina per documentare il conflitto col Giappone (1938), e poi di nuovo in Spagna, a Barcellona e sul fronte del Rio Segre (1938-39).
Non si risparmiò neppure durante la Seconda Guerra Mondiale, che lo vide in azione in diversi paesi, tra cui Tunisia, Italia, Francia e Germania. Ma le immagini più famose sono sicuramente quelle, "leggermente fuori fuoco", che documentano lo sbarco alleato in Normandia, di cui Forma propone l'intera sequenza.
L'ultimo servizio lo fece in Indocina su richiesta di "Life". Stava sostituendo un altro fotografo, e non avrebbe dovuto trovarsi lí, ma il destino lo aspettava al varco. Capa, infatti, trovò la morte calpestando inavvertitamente una mina. Era il 1954.

La mostra allestita da Forma, davvero ricchissima, non si limita a proporre le immagini vintage di Capa e Taro, ma tenta di far capire, attraverso l'esposizione di un interessante apparato documentario, costituito da provini, lettere, appunti, immagini censurate e riviste, il modo in cui lavoravano questi due grandi fotografi, e Capa in particolare.
Se la vicenda di Gerda Taro è raccontata integralmente, quella di Capa si limita agli anni di guerra. Non vengono quindi presi in considerazione altri importanti momenti della vicenda artistica di questo autore, che è stato tra i promotori della Magnum Photos e ha realizzato straordinari ritratti di gente comune e celebrità (Picasso, Hemingway, Steinbeck, Ingrid Bergman ecc.).

Le due rassegne, realizzate in collaborazione con l'International Center of Photography di New York, che ha svolto un intenso lavoro di studio e ricerca su questi autori straordinari, sono state curate da Richard Whelan, recentemente scomparso, e Irme Schaber. I cataloghi sono pubblicati da Contrasto.

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