Mostre di arte moderna e contemporanea

CAMERA WORK. L'opera fotografica di Stieglitz, Steichen e Strand tra Europa e America

22 luglio - 13 settembre 2009

Palazzo della Ragione
Piazza dei Mercanti 1, Milano
Info. 02-88450150
Orari: 9:30-19:30, lun 14:30-19:30, gio 9:30-22:30

Nel 1903 Alfred Stieglitz (1864-1946), che è nato a Hoboken, nel New Jersey, ma ha vissuto diversi anni in Germania, dove ha frequentato i più innovativi circoli artistici e intellettuali, decide di fondare una rivista fotografica e la chiama "Camera Work". Diventerà una delle testate più prestigiose e interessanti della sua epoca e di tutti i tempi, il punto di incontro tra fotografia e arte, Europa e America.

"Camera Work" non è certo il primo giornale di cui si occupa. Prima di allora, infatti, Stieglitz aveva già collaborato con l'"American Amateur Photographer" (1893-1896) ed era stato il direttore e il principale animatore di "Camera Notes" (1897-1903), che era il trimestrale del Camera Club of New York. Questa volta però poteva fare di testa sua e decidere liberamente cosa pubblicare. L'ultima esperienza, infatti, gli aveva dato grandi soddisfazioni, ma anche molti problemi.
Nonostante si fosse dato un gran da fare per proporre immagini e articoli di qualità, i suoi sforzi per promuovere un certo tipo di fotografia, quella pittorialista, che andava al di là dell'operato del Club, non erano stati compresi e gli avevano alienato le simpatie di molti soci. Anche l'esposizione che aveva organizzato nel 1902 per far comprendere a tutti il ruolo che la fotografia artistica avrebbe potuto avere negli Stati Uniti, non era piaciuta ai suoi sodali, ma, a quel punto, il clima era diventato così rovente che Stieglitz aveva preferito rassegnare le dimissioni.
Fortunatamente, la mostra, allestita al National Arts Club di New York col titolo di "American Pictorial Photography Arranged by The Photo-Secession", aveva registrato un grande successo di pubblico e così Stieglitz aveva cominciato a pensare di creare una rivista indipendente, che, al pari della Photo Secession, da lui promossa, avesse lo scopo di "elevare la fotografia al ruolo dell'espressione pittorica".

La nuova rivista, che veniva venduta soprattutto in abbonamento, era tirata in 1.000 copie e veniva distribuita anche in Europa. Tra i suoi punti di forza, oltre alla superba qualità delle riproduzioni, che il più delle volte erano photogravures tirate a mano, va considerata sicuramente anche la grafica, che era semplice ed essenziale, ma al tempo stesso elegante e raffinata.
A curarla ci pensava uno straordinario artista/fotografo, Edward Steichen (1879-1973), che è stato uno dei più importanti collaboratori di Stieglitz e un insostituibile punto di contatto tra l'America e il mondo artistico parigino. Grazie alle sue conoscenze, è riuscito infatti, a far ospitare sulle pagine di "Camera Work" e all'interno della galleria newyorchese di Stieglitz, la "Little Gallery of Photo Secession" fondata nel 1905 e conosciuta anche come "291", le opere di Cézanne, Van Gogh, Toulouse-Lautrec, Brancusi, Rodin, Picasso e tanti altri maestri europei.

Il primo numero di "Camera Work" uscì nel gennaio del 1903 e, come tanti altri che lo avrebbero seguito, era focalizzato su un autore ben determinato. L'onore fu riservato a una donna, Gertrude Käsebier (1852-1934), che aveva partecipato alla fondazione della Photo Secession.
Steichen, che aveva sperato di inaugurare la rivista con le sue foto, non la prese molto bene, ma si rifece negli anni successivi. È stato, infatti, uno dei fotografi più presenti sulla rivista, come del resto lo è stato Stieglitz, che tuttavia non pensò mai di dedicarsi un supplemento monografico, come fece invece per molti altri autori.

Accanto a Stieglitz e Steichen figurano altri fotografi, ma non tantissimi. Stieglitz, infatti, non era molto interessato a scoprire talenti e preferiva proporre artisti già noti, come James Craig Annan (1864-1946), Julia Margaret Cameron (1815-1879), Alvin Langdon Coburn (1882-1966), George Davidson (1854-1930), Robert Demachy (1859-1936), Adolf de Meyer (1868-1946), Frank Eugene (1865-1936), Frederick H. Evans (1853-1943), Paul Burty Haviland (1880-1950), David Octavius Hill (1802-1870), Einrich Kühn (1866-1944), Constant Puyo (1857-1933), Harry C. Rubincam (1871-1940), George Seeley (1880-1955), Paul Strand (1890-1976), Karl Struss (1886-1981), Clarence H. White (1871-1925) ecc.
Molti di loro erano fotografi di provenienza internazionale, altri erano nati o cresciuti in America. Tutti comunque si riconoscevano nel suo progetto e nella sua causa.
Con gli anni crebbero anche i collaboratori esterni. La rivista, infatti, non si limitava a proporre splendide immagini fotografiche o riproduzioni di opere di maestri dell'arte contemporanea, come Matisse, Picasso o Rodin, ma offriva spazio a studi critici, recensioni, dibattiti e sperimentazioni e poteva contare sull'apporto di personaggi importanti, come George Bernard Shaw, Wassily Kandinsky , Maurice Maeterlinck, Gertrude Stein, Ezra Pound, Oscar Wilde, Henri Bergson ecc.

Quella di "Camera Work" è stata sicuramente un'esperienza straordinaria, sia per chi vi lavorava, che per i lettori. Su di essa sono passate, infatti, le immagini di alcuni tra i maggiori esponenti della storia della fotografia, scelti accuratamente da Stieglitz, che, in questo, si comportava un po' da dittatore. Non è stata comunque un'impresa lucrosa. I costi di produzione infatti, anche se erano giustificati dalla qualità della rivista e delle sue immagini, erano davvero molto alti.
Stieglitz ci metteva del suo, ma a un certo punto non riuscì più a far fronte alle spese. La prima guerra mondiale, infatti, anche se non aveva coinvolto l'America, aveva cominciato a far sentire i suoi effetti anche qui. La carta che veniva utilizzata, infatti, arrivava dalla Germania e gran parte degli abbonati erano europei.
Per cercare di tamponare le perdite, Stieglitz cominciò a ridurre la tiratura a 500 copie, poi sospese temporaneamente l'attività, infine, decise di chiudere. Era il giugno del 1917.
Quella di Stieglitz fu una decisione sofferta ma inevitabile, e anche se si ripropose spesso di ricominciare, non lo fece mai. Tra l'altro, molti collaboratori della prima ora, come Gertrude Käsebier, Clarence H. White, Alvin Langdon Coburn e lo stesso Steichen avevano cominciato a prendere altre strade e a mostrare la loro indifferenza per il programma di Stieglitz, che, del resto, aveva subito degli aggiustamenti.
Dopo la grande mostra del 1910 all'Albright-Knox Art Gallery di Buffalo sembrava, infatti, che la fotografia, fosse stata finalmente accettata come arte autonoma e Stieglitz aveva capito che, per dimostare la sua carica creativa e poetica, doveva sganciarsi dalle altre forme artistiche e far valere le sue peculiarità.

Non fu un caso quindi se sugli ultimi numeri di "Camera Work" venne dedicato ampio spazio a Paul Strand, che aveva ideato un nuovo modo di fotografare, brutale, realistico, moderno, spesso prossimo all'astrazione. Stieglitz, infatti, che lo apprezzava molto, considerava la sua fotografia, priva di filtri, trucchi e imbrogli, la "diretta espressione dell'oggi". Era, infatti, sicuramente, quella che più si adattava alla vitalità e intensità dell'esperienza americana. E la sua opinione era largamente condivisa dato che Strand viene generalmente considerato il padre della "Straight Photography" (Fotografia diretta), un movimento che, opponendosi a quanto aveva fatto fino ad allora il Pittorialismo, si proponeva di rappresentare la realtà così com'era, senza artifici o manipolazioni.

Nei 15 anni di vita della rivista furono pubblicati 50 numeri e 544 tavole illustrate. Pochi sono comunque coloro che dispongono dell'intera raccolta di "Camera Work". Stieglitz, infatti, raccomandava di staccare le riproduzioni e appenderle al muro per far risaltare ancora di più il loro valore artistico.
Si può quindi dire che la Alinari, che è coproduttrice di questa mostra, ideata da Pamela Roberts, curatrice della Royal Photographic Society di Bath, è stata davvero fortunata. È riuscita, infatti, ad acquistare la raccolta completa da un collezionista svizzero.

La rassegna, strutturata in senso cronologico, propone per ogni numero della rivista una pagina, selezionata in base all'importanza del fotografo, alla bellezza dell'immagine o all'accuratezza della grafica.
Le opere esposte non sono tante, ma nella saletta video si possono vedere, anno per anno, più di 500 immagini, che sono state pubblicate su "Camera Work". Lungo il percorso sono disposti inoltre diversi pannelli esplicativi, che invitano ad approfondire la conoscenza dei principali fotografi proposti dalla rivista e da questa mostra.
Molto curato è anche il catalogo, edito da Alinari 24ORE.

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