Mostre di arte moderna e contemporanea

Vanessa Beecroft. VB65

17 marzo - 5 aprile 2009

PAC - Padiglione d'arte Contemporanea
Via Palestro 14, Milano
Tel. 02-76009085
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio 9:30-22:30

Vanessa Beecroft è nata a Genova, ma ha studiato a Milano, all'Accademia di Brera, ed è proprio nel capoluogo lombardo, alla Galleria Inga Pin, che ha tenuto la sua prima performance, collegata alla presentazione di un libro di appunti e disegni, intitolato Despair, ma conosciuto anche come Libro del cibo, una sorta di diario alimentare alla Pontormo, contenente l'indicazione di tutto ciò che l'artista ha ingerito tra il 1985 e il 1993.

Da allora sono passati 16 anni e la Beecroft, che ormai vive all'estero, è diventata una delle poche artiste italiane di rilevanza internazionale. Fino ad ora però non aveva mai esposto in uno spazio pubblico milanese. Questa mostra rappresenta quindi un doveroso omaggio al suo talento, che l'artista ha dimostrato di apprezzare molto visto che ha deciso di donare alle collezioni civiche VB65, l'opera realizzata espressamente per questa rassegna al PAC.

Accanto a questa performance, un lavoro provocatorio, per certi versi discutibile e disturbante, che si ricollega al tema dell'Expo e al problema dell'immigrazione e dell'integrazione, portando con sé dubbi e domande sul nostro modo di comportarci nei confronti dei "nuovi arrivati", si possono vedere i video di altre 16 performance dell'artista, realizzate in giro per il mondo. Alcune sono recenti, altre degli esordi, molte addirittura inedite.

Anche se al primo impatto le opere della Beecroft non sembrano null'altro che video eleganti e patinati, che poggiano il loro appeal sulla presenza di donne, il più delle volte nude, in realtà nascono sempre come invito a riflettere su tematiche di grande attualità sociale e politica. Ed è per questo che, mentre all'inizio, i soggetti delle sue opere erano soltanto le donne, oggi ci sono anche uomini. Dopo aver trattato problemi come i disturbi alimentari, la mercificazione del corpo e la prostituzione, di cui sono vittime soprattutto le donne, la Beecroft ha cominciato, infatti, a occuparsi di eventi e drammi collettivi, come quello della schiavitù o dell'immigrazione, che non hanno sesso e coinvolgono indifferentemente tutti i poveri e i derelitti della terra.

La mostra della Beecroft è curata da Giacinto Di Pietrantonio, che è stato uno dei suoi professori d'Accademia e uno dei primi a credere nelle sue potenzialità. Pare, infatti, che già allora fossero evidenti la sua curiosità e la sua profondità di pensiero, il suo desiderio di andare oltre le apparenze e mostrare la realtà attraverso le metafore dell'arte. E in effetti, nelle opere della Beecroft e nel taglio che decide di dare ai suoi video, si possono trovare molti riferimenti al cinema e alla storia dell'arte.
Di Pietrantonio cita Pasolini, Caravaggio, Pollock, Canova, l'arte rinascimentale e fiamminga, l'arte astratta e l'informale. Ma forse sarebbe giusto chiamare in causa anche Helmut Newton, autore di straordinarie immagini femminili.

Un altro elemento importante è il rapporto con lo spazio, che svolge un ruolo fondamentale in tutte le performance dell'artista. La Beecroft, infatti, ha lavorato quasi sempre in luoghi particolari, come il Guggenheim di New York, il Castello di Rivoli, il Palazzo Ducale di Genova, la Neue Nationalgalerie di Berlino, l'aereoporto di New York, e basta guardare due tra i suoi video più coinvolgenti, anche se molto diversi tra loro, per rendersi conto di come la scelta di uno o di un altro luogo stia alla base di ogni opera.
Il primo video, intitolato VB61, è stato realizzato nel 2007 alle Pescherie di Rialto di Venezia per ricordare la tragedia del Sudan. I corpi, come si conviene a un posto come questo, sono ammassati uno all'altro come sardine e il sangue cola ovunque. Il secondo, VB62, girato nel 2008 a Santa Maria dello Spasimo di Palermo, si ispira alla scultura barocca siciliana e le modelle sono algide, immobili, di un candore statuario.
L'unica cosa che accomuna queste due opere è il silenzio, "presente" in tutte le performance della Beecroft. L'artista, infatti, non vuole mai che i soggetti dei suoi video parlino o recitino.

Una ulteriore caratteristica delle opere della Beecroft è il titolo, in cui quello che cambia è solo il numero. Ogni performance dell'artista rappresenta infatti un nuovo tassello di quella che per lei è un'unica grande opera. Che da essa siano tratti film o immagini le è indifferente. Si tratta solo di mezzi attraverso cui cerca di veicolare il suo pensiero sulla vita e sull'arte.

La mostra su Vanessa Beecroft si inserisce all'interno di un progetto di valorizzazione e promozione dell'arte contemporanea, che l'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e MiArt stanno portando avanti per riportare la città al suo ruolo di capitale della cultura e, come tutte le iniziative del PAC, è accompagnata da un intenso programma di visite guidate e attività didattiche.

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