Mostre di arte moderna e contemporanea
Chagall, Kandinsky, Malevic. Maestri dell’Avanguardia russa
4 aprile - 26 luglio 2009
Villa Olmo
Via Cantoni 1, Como
Info. 031-252352
Orari: 9-20, ven-dom 9-22, lunedì chiuso
La crisi non è riuscita a fermare l'amministrazione comunale di Como, che ha deciso di puntare ancora una volta sulla cultura per rilanciare la vocazione turistica della città. Si ha così la possibilità di ammirare un'altra "grande mostra" nella splendida cornice di Villa Olmo.
Dovendo scegliere un argomento che facesse presa sul pubblico, Sergio Gaddi, che è l'Assessore alla Cultura di Como e uno dei curatori di questa rassegna, ha deciso di puntare su tre personaggi di indiscutibile valore, Chagall, Malevich e Kandinsky, che hanno contribuito, con le loro scelte stilistiche, al rinnovamento delle arti aprendo la strada alle ricerche successive.
A questi grandi maestri dell'Avanguardia russa è stato associato a sorpresa anche un altro artista, decisamente poco conosciuto in Italia, Pavel Filonov (1883-1941), che è autore di lavori visionari e apocalittici, ricchi di simboli e dettagli, in cui si trovano riuniti espressività, spiritualità e mistero, che sono tratti tipici dell'arte russa di ogni tempo.
La mostra, realizzata in collaborazione col Museo di Stato di San Pietroburgo e i musei di Saratov, Tula e Ivanovo, prende in considerazione le opere che questi artisti hanno realizzato dai primi anni del '900 agli anni Trenta, ossia prima del suicidio di Majakovskij. La sua morte e la svolta realista imposta da Stalin nel 1934 hanno segnato, infatti, la fine delle speranze rivoluzionarie e messo il bavaglio a più di un artista.
A farne le spese è stato soprattutto Malevich, che, dopo essere stato arrestato, ha messo da parte le sue idee innovative e ha cominciato a realizzare opere di tipo figurativo.
Il percorso espositivo si apre con un grande pannello che ricorda il Manifesto programmatico dell'UNOVIS, stilato a Vitebsk nel 1920, in cui Malevich e gli altri "sostenitori della nuova arte", con spirito affine a quello futurista, proclamano il superamento del passato e l'avvento del nuovo, che per loro corrisponde però al "mondo suprematista, utilitaristico e dinamicamente spirituale", dove ciò che conta non sono più i quadri, ma i progetti.
Nel 1920 comunque il Suprematismo è nato da un pezzo. Malevich infatti, oltre ad aver espresso più volte le sue idee e aver dato vita a un gruppo, chiamato "Supremus", ha già realizzato le scenografie per la Vittoria sul sole (1913) di Alexej Krucenikh e due opere dirompenti come Il quadrato nero su fondo bianco (1914-15) e la Composizione suprematista: Bianco su bianco (1918) dando inizio a quella svolta radicale nel mondo dell'arte, che sarà costretto a sconfessare per le pressioni del regime sovietico.
Alle rivoluzionarie parole di Malevich fa seguito la sezione dedicata a Chagall, che, tra gli artisti in mostra, è sicuramente il più schivo e il meno incline alla teorizzazione. Anche se è stato partecipe del fermento artistico parigino, che ha preceduto la prima guerra mondiale, e ha frequentato e conosciuto i più grandi artisti del suo tempo, non ha mai voluto, infatti, far parte di una scuola o istituirne una.
Come si può notare dai suoi lavori, il suo mondo e le sue visioni sono strettamente connessi alla sua terra natale e alle sue radici ebraiche, di cui racconta con ironia, freschezza e immaginazione, usi, costumi, simbologie e sogni.
La sua anima è la sua patria... accoglie la sua tristezza e la sua solitudine... e il resto non conta.
Chagall lascia posto a Kandinsky, di cui vengono presentati alcuni lavori di gusto espressionista, realizzati a Murnau, e alcuni dipinti del periodo astratto, dove l'artista, che ha già dato alle stampe Lo spirituale nell'arte (1912), cerca di esprimere sensazioni ed emozioni attraverso segni, forme e colori.
A sorpresa, sono esposti anche dei lavori su vetro di ispirazione mitologica e fiabesca, che Kandinsky ha dipinto verso la metà degli anni '10 rifacendosi alla tradizione decorativa tedesca medievale.
La loro presenza conferma l'importanza che hanno sempre avuto nella sua vita e nella sua attività creativa gli oggetti di culto, di artigianato e le espressioni artistiche popolari. Quando era ancora studente, infatti, Kandinsky aveva attraversato la provincia del Vologda e aveva avuto modo di vedere alcune isbe intagliate, che, come ha scritto nei suoi Diari, "gli hanno insegnato a non guardare un quadro dall'esterno, ma a entrare in esso e viverlo".
Dopo Kandinsky è la volta di Malevich, che è sicuramente l'artista più rappresentato in questa rassegna dato che sono prese in considerazione, sia pure a grandi linee, tutte le fasi principali della sua carriera. Accanto alle opere impressioniste, postimpressioniste e nabis, si trovano, infatti, esempi del periodo cubofuturista, suprematista e neofigurativo. Un approdo sofferto, che, a tratti, palesa ancora la nostalgia per l'arte non-oggettiva, espressione della pura sensibilità.
La rassegna si chiude con le opere di Pavel Filonov, che è considerato uno dei precursori della pittura analitica, quella forma d'arte che, come scriverà nel 1914 in Quadri fatti, si propone di scomporre gli oggetti fino alla loro più piccola unità per rivelare anche le parti invisibili all'occhio umano.
I lavori esposti, minuziosi, visionari e un po' inquietanti, rappresentano un altro aspetto dell'anima russa, finora poco esplorato, e costituiscono sicuramente la maggior scommessa di questa mostra, che, per il resto, si affida a grandi nomi senza mantenere del tutto ciò che promette. Ossia un'analisi profonda di quell'irripetibile momento della storia dell'arte russa, che è contrassegnato dalla nascita e dallo sviluppo delle avanguardie.
Anche se le opere esposte sono interessanti, non si riesce ad avvertire, infatti, la forza e la carica eversiva di quello spirito innovatore, che ha contribuito allo svecchiamento del mondo dell'arte.
L'offerta espositiva di Villa Olmo è arricchita da uno spettacolo teatrale, Suono giallo, che racconta i pensieri, le speranze, gli incontri e le amicizie dei tre grandi protagonisti dell'Avanguardia russa consentendo di rivivere, attraverso letture, musiche e immagini, il clima di un'epoca straordinaria, che si è conclusa con la Rivoluzione d'Ottobre. Creato appositamente per questa mostra, è interpretato da Laura Negretti, che è anche l'autrice di questo progetto.
La mostra, curata da Sergio Gaddi ed Evgenia Petrova, è accompagnata da un bel catalogo, edito da Silvana Editoriale.
