Mostre di arte moderna e contemporanea

Unknown Weegee. Cronache americane

20 giugno - 12 ottobre 2008

Palazzo della Ragione
Piazza Mercanti 7, Milano
Tel. 02-72003358
Orari: 9:30-19:30, lun 14:30-19:30, gio 9:30-22:30

Weegee (1899-1968), il cui vero nome è Arthur Fellig, è di origine austriaca ma nel 1910, quando ha solo 11 anni, segue la famiglia a New York.
Com'è consuetudine tra gli immigrati, comincia a lavorare giovanissimo e, dopo una serie di lavoretti di diverso genere, trova finalmente la sua strada come assistente di camera oscura.
La prima svolta importante arriva nel 1936 quando decide di lasciare l'Acme Newspictures e di mettersi a lavorare come fotografo free lance.
Il suo campo di attività è la cronaca e quindi passa buona parte del suo tempo all'interno del Quartiere generale della Polizia di New York in attesa di notizie. Questo gli permette, infatti, di essere il primo a correre sul posto in caso si verifichino assassini, incidenti, crimini e misfatti.

Nel 1938 è già così conosciuto nell'ambiente che riesce a far installare il sistema radio della Polizia sulla sua Chevrolet, un veicolo attrezzato per ogni evenienza. Infatti, basta alzare il cofano per trovare tutto ciò che occorre a chi svolge questo mestiere: macchina da scrivere, apparecchiature fotografiche, flash, sigari, ma anche abiti e scarpe di ricambio.
Weegee, che stampa quasi sempre da solo le sue fotografie, la usa anche come camera oscura. In questo modo, infatti, non soltanto è il primo a scattare le foto, ma anche il primo a metterle a disposizione dei giornali che, nel suo caso, sono l'"Herald Tribune", il "Daily News", il "World-Telegram", il "Journal America", il "Sun" ecc.

Dotato di un occhio infallibile, attento e curioso, sa cogliere in uno scatto gli elementi fondamentali di una scena. E quello che non riesce a trasmettere in questo modo lo spiega nelle didascalie, che confeziona personalmente dimostrando uno spirito pungente e sardonico.
I suoi soggetti preferiti sono New York e i suoi abitanti, di cui osserva abitudini, consuetudini, disagi e aberrazioni con la meticolosità di un antropologo. Weegee, infatti, non si considera un artista, ma un "vero fotografo" e quindi non si cura dell'aspetto estetico o della bellezza delle sue immagini. Ciò che gli preme è documentare i fatti, mostrare la realtà nuda e cruda.
Il suo stile, personalissimo, è legato a un uso sapiente del flash, che rende le sue fotografie ancora più dure e drammatiche, e alla scelta di un particolare punto di vista che costituisce la sua cifra stilistica. Col passare del tempo, infatti, Weegee sposta la sua attenzione dalla scena del crimine o dell'incidente alla folla dei testimoni, che vogliono sapere e vedere cosa è successo.
È per questo che i soggetti delle sue foto non guardano mai in macchina. Non sanno di essere ripresi e, a differenza di ciò che capita ai nostri giorni, non sono neppure interessati a farsi notare. Vogliono soltanto soddisfare la loro curiosità. Eppure qualcuno li vede, li osserva, registra le loro emozioni di sorpresa, stupore, orrore, compiacimento, perché sono vere, spontanee, profondamente umane, fanno parte della vita e della cronaca dell'esistenza.

Tra il 1935 e il 1945 Weegee, armato della sua Speed Graphic, gira in lungo e in largo le strade della città, senza curarsi del giorno e della notte. La Grande Mela, infatti, non dorme mai e in qualsiasi momento può succedere qualcosa di sorprendente, degno di essere documentato e raccontato. Può trattarsi di un delitto, di un palazzo in fiamme, di un incidente stradale, ma anche di un incontro amoroso o di una serata esclusiva alla Metropolitan Opera House. La vita infatti è fatta sia di cose belle che di cose brutte anche se in genere sono quelle brutte ad attrarre maggiormente l'attenzione.

Nel 1940 Weegee entra a far parte del team fotografico di "PM" una rivista impegnata, di ispirazione progressista, che si batte per i diritti dei più deboli e degli emarginati, e questo lo spinge a trattare temi importanti dal punto di vista sociale, come le tensioni razziali, i problemi economici, il diritto al lavoro, l'inquietudine del dopoguerra. E sono proprio queste foto, legate a una rappresentazione dura e drammatica della vita quotidiana a donargli una fama duratura. Molte di esse, infatti anziché avere una vita effimera, vengono pubblicate all'interno di libri, come Naked City (1945) e Weegee's People (1946), che rappresentano una vivida e cruda testimonianza delle condizioni di disagio di un'epoca e di una città.

Raccontare la vita di New York e non tener conto delle sue immagini è davvero impossibile e, infatti, il suo stile visivo e le foto pubblicate all'interno di The Naked City, hanno offerto più di uno spunto per la realizzazione del film omonimo, basato su un racconto di Malvin Wald e diretto da Jules Dassin. Una pellicola di grande successo, cui ha fatto seguito, nel 1958, anche una serie televisiva.
Il cinema comunque non è stato il primo ad accorgersi dell'importanza dei suoi lavori. Nel 1941, infatti, Weegee ha tenuto la sua prima mostra, intitolata "Murder is My business" (Il delitto è il mio mestiere) alla Photo League di New York, un'organizzazione indipendente, interessata alla fotografia sociale e documentaristica, e, nel 1943, il Museum of Modern Art gli ha acquistato cinque fotografie da esporre nella sezione "Action Photography".

La mostra, che è la prima che Milano dedica a questo fotografo, è curata da Cynthia Young e si conclude con alcuni filmati d'epoca girati dallo stesso Weegee.
Le opere fanno tutte parte della collezione dell'International Center of Photography di New York, che è uno dei più importanti musei dedicati alla fotografia documentaristica e conserva al suo interno più di 100.000 immagini, molte delle quali consultabili anche via Internet.
Il catalogo, che contiene testi di Walter Guadagnini, Luc Sante, Cynthia Young e Paul Strand, è pubblicato da ICP/Steidel.

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