Mostre di arte moderna e contemporanea

Andy Warhol. The New Factory

16 marzo - 6 luglio 2008

Fondazione Magnani-Rocca
Via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (PR)
Tel. 0521-848327
Orari: 10-18, lunedì chiuso

Andy Warhol, che tutti conoscono come uno dei principali esponenti della Pop Art, è stato anche un imprenditore di successo. A partire dagli anni Sessanta ha cominciato infatti a sviluppare l'idea di una produzione collettiva, e quasi industrializzata, dell'opera d'arte. Ed è proprio su queste basi che ha dato vita alla Factory, una delle sue più geniali invenzioni, che ha trovato concretezza al quinto piano di un edificio di Midtown Manhattan. Un luogo di culto, frequentato da cantanti, attori, musicisti, artisti, personaggi curiosi e stravaganti. Ma anche un luogo di lavoro e di creazione, dove, grazie alla collaborazione di diverse persone, venivano realizzati progetti interessanti e innovativi.

La mostra, che la Fondazione Mazzotta, ha allestito nella splendida cornice della Fondazione Magnani-Rocca, un'elegante residenza nobiliare dei primi anni del '900, ripercorre il cammino artistico di Warhol dalla metà degli anni Cinquanta agli anni Ottanta focalizzando l'attenzione sull'atmosfera della Factory e le sue creazioni.

A fare la parte del leone sono le opere grafiche, che Warhol realizza usando la tecnica serigrafica. Un modo di agire che gli permette di manipolare e moltiplicare a piacere le immagini e di affidare l'esecuzione ad altri.
I soggetti sono i più vari. Possono appartenere alla pubblicità, alla cronaca, allo star system, alla natura. Accanto alle lattine di Campbell Soup, presenti sulle tavole di tutti gli americani, si trovano infatti le principali icone di quegli anni, personaggi politici (Mao Tze Tung, Jaqueline Kenendy), attori (Marilyn Monroe), cantanti (Mike Jagger), eroi dei fumetti, indiani, cowboys e perfino i travestiti (Ladies and Gentlemen) e gli ebrei più famosi del XX secolo.
Tutto viene posto sullo stesso piano, cose e persone, oggetti decorativi (fiori) e fatti tragici (incidenti automobilistici e sedie elettriche). In quella che Debord definirà come "la società dello spettacolo", infatti, il consumo di immagini non conosce limiti e, di conseguenza, tutto può essere trattato alla stregua di un prodotto commerciale. L'importante è che sia riconoscibile e accessibile a tutti, ossia "popolare".
I colori acidi e smaglianti che Warhol utilizza sono gli stessi usati in pubblicità. Servono per attirare l'attenzione, ma quando accompagnano persone scomparse o eventi drammatici, perdono tutta la loro allegria e finiscono per diventare sinistri e inquietanti.

Dotato di una fantasia inesauribile e di grande curiosità, Warhol non si è limitato alla realizzazione di opere d'arte in senso stretto, ma ha allargato il suo campo di intervento a settori come la musica, il cinema e l'editoria. E non l'ha fatto certo per semplice passatempo. Si è mosso, infatti, sempre con grande professionalità dimostrando ancora una volta la sua natura di "business artist". Era stato proprio lui infatti ad affermare che "fare soldi è arte" e "un buon business è la migliore opera d'arte".
Oltre ad aver contribuito alla nascita dei Velvet Underground e aver disegnato alcune famose copertine per Aretha Franklyn, Paul Anka, Miguel Bosè e i mitici Rolling Stones, tra gli anni Sessanta e Settanta ha diretto e prodotto una settantina di film e lungometraggi sperimentali, come Sleep, Empire, The Chelsea Girls, Lonesome Cowboys, The Nude Restaurant, Vinyl, Flesh e Trash, che all'epoca non hanno riscosso grande successo, ma sono stati riscoperti dalle generazioni successive.
Maggior fortuna ha avuto invece, fin dall'inizio, la pubblicazione della rivista "Interview", che l'artista ha fondato nel 1969 e, a poco a poco, ha allargato il campo di intervento dal cinema alla moda, all'arte, alla vita mondana.

Se la sezione documentaria ci permette di approfondire questa parte importante, ma poco conosciuta, dell'attività di Warhol, la mostra offre la possibilità di vedere anche alcuni esempi di quelli che sono stati i primi lavori dell'artista, che per la verità non sono certo all'altezza della sua fama. Si trovano qui le tavole disegnate e colorate a mano della serie "In the Bottom of My Garden" (1955), il Gold Book (1957), che presenta disegni a "linee ritoccate" (blotted line), ripresi da fotografie e riportati su carta dorata, e perfino un libro di cucina Wild Raspberries (1959), in cui Warhol si è divertito a illustrare le ricette dell'amica Suzy Frankfurt.
Il percorso si chiude con The Last Supper del 1987, che l'artista realizzò poco prima di morire ispirandosi al capolavoro di Leonardo.

La mostra è corredata da un catalogo, edito da Mazzotta, che contiene testi di Achille Bonito Oliva, Ada Masoero e Laura Ravasi, e da pannelli didattici, fotografie e filmati, che aiutano a conoscere più a fondo la vita e l'opera di quello che è stato sicuramente uno dei più innovativi e geniali artisti del secolo scorso.

Links ad altre pagine di Artdreamguide correlate