Mostre di arte moderna e contemporanea

Sironi. Gli anni '40 e '50. Dal crollo dell'ideologia agli anni dell'Apocalisse

29 febbraio - 22 giugno 2008

Fondazione delle Stelline - Sala del Collezionista
Corso Magenta 61, Milano
Tel. 02-45462411
Orari: mar-dom 10-20

Oggi, Mario Sironi (1885-1961) è considerato uno dei maestri indiscussi dell'arte del '900, ma, per tanto tempo, è stato messo all'indice per aver creduto nel fascismo e aver realizzato opere pubbliche durante il regime.
La mostra allestita alle Stelline non si occupa però degli anni della militanza futurista e metafisica, e neppure della stagione novecentista o delle grandi opere murali. Parte, infatti, dal dopoguerra mostrando un Sironi diverso, solo, smarrito e deluso. Ferito dal suicidio della figlia Rossana e dal crollo di tutto ciò in cui aveva sperato.
Quello che stupisce è che, nonostante la disperazione e ciò che solitamente succede agli artisti quando invecchiano, che continuano a replicare quanto hanno fatto fino ad allora, sia riuscito a rinnovare il proprio linguaggio realizzando opere di grande intensità e bellezza, lontane dallo spirito dei lavori precedenti, in cui aveva raccontato l'epopea di uomini forti, propositivi, artefici del proprio destino.
Quella che popola i dipinti di questi anni, infatti, è un'umanità dolente, disperata, oppressa, chiusa in se stessa, che non sa più in chi o in cosa credere. E questo si riflette anche nello stile, che diventa sempre meno imponente e più frammentario testimoniando la fragilità degli esseri umani. Il colore, al contrario, si fa più cupo, denso, corposo, indice di pesantezza e gravità, due caratteristiche che, per Sironi, fanno ormai parte dell'esistenza.

La rassegna, che propone una cinquantina di dipinti, che arrivano da importanti collezioni pubbliche e private, tra cui la Pinacoteca di Brera e le Civiche Raccolte d'Arte di Milano, il Mart di Trento e Rovereto, i Musei Vaticani, la Pinacoteca Comunale di Forlì, la Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata, il Museo Rimoldi di Cortina d'Ampezzo, si presenta molto ricca e completa. Sono rappresentati infatti tutti i temi che l'artista ha affrontato in questo periodo di riflessione e disperazione, in cui ha focalizzato la sua attenzione sul mistero dell'esistenza e sul destino dell'uomo sostituendo il "mondo del fare", che aveva caratterizzato le sue opere precedenti, con quello del limite e dell'impossibilità.

Visitando la mostra, è difficile rimanere indifferenti davanti alle sue donne, indifese e inermi, che esprimono indigenza materiale e sofferenza morale, agli uomini schivi e malinconici, che non trovano motivo di speranza neppure nel lavoro, a cui, un tempo, Sironi riservava un posto importante e solenne, alle figure oppresse, in ginocchio, vittime di un destino insormontabile, simboleggiato da quelle rocce, simili a cripte, che le rinchiudono e le costringono a restare ferme e immobili.
Lo stesso pathos e la stessa potenza si ritrovano nelle straordinarie vedute urbane, caratterizzate dalla presenza di fabbriche, ciminiere, gasometri, strade silenziose e deserte, che diventeranno un importante punto di riferimento per schiere di artisti successivi, negli splendidi paesaggi informali e astratti, ravvivati qua e là da squarci di luce e colore, nelle composizioni multiple, che rieccheggiano le decorazioni murali del passato, ma sono così costipate da sembrare sul punto di esplodere e urlare il male di vivere.

Il percorso espositivo si chiude con una delle ultime opere di Sironi, l'Apocalisse, che l'artista ha realizzato nel 1961, poco prima di morire. Un quadro piuttosto piccolo, data la portata dell'avvenimento, ma pregno di significato. La scena che Sironi ha scelto di rappresentare, infatti, è quella del terremoto universale che precede la caduta di Babilonia e le figure stilizzate e incompiute, inghiottite dalle pietre, rappresentano l'allegoria dell'uomo moderno, consapevole dei suoi limiti e del crollo irreversibile che sta colpendo l'umanità. Un'immagine piugrave; terrena che mistica.

La rassegna, che è accompagnata da un vasto programma di visite guidate per grandi e piccini, è stata curata da Claudia Gian Ferrari ed Elena Pontiggia, ma nel comitato scientifico figurano anche Jean Clair e Andrea Sironi, nipote dell'artista.
Il catalogo, pubblicato da Electa, è uno strumento prezioso perché, oltre a documentare e spiegare le opere in mostra, aiuta a comprendere la personalità e l'arte di Sironi. Gli autori dei testi si sono basati, infatti, su archivi, documenti e materiali d'epoca, lettere e scritti dell'artista. Materiali inediti, che finora non erano mai stati analizzati e hanno permesso di aprire degli spiragli sul pensiero di Sironi, che è stato un personaggio molto attivo e ha avuto un ruolo di primo piano nel dibattito artistico del suo tempo.

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