Mostre di arte moderna e contemporanea

Save As... Arte contemporanea dalla Turchia

24 giugno - 7 settembre 2008

Triennale Bovisa - TBVS
Via R. Lambruschini 31, Milano
Tel. 02-724341
Orari: mar-dom 11-24, lunedì chiuso

Nell'autunno 2007, Davide Rampello, che è il presidente della Triennale di Milano, ha avuto occasione di visitare la X Biennale Internazionale della Turchia, che si teneva a Istanbul, e ha stretto contatti con un innovativo centro culturale, chiamato santralistanbul, che è emanazione della Bilgi University.
La vivacità della scena artistica locale, in cui convivono tradizione e innovazione, gli ha offerto il primo spunto per questa mostra. Il secondo è arrivato invece assieme all'Expo.
Quando Milano ha ottenuto l'incarico di questa prestigiosa manifestazione, Vittorio Sgarbi, allora Assessore alla Cultura, ha manifestato, infatti, la sua intenzione di dedicare una mostra alla Turchia, che era l'altro Stato in lizza per l'assegnazione.
Ora questa rassegna è diventata realtà. A curarla è stata però Derya Yücel, che, in pochissimo tempo, potendo contare su un team giovane e zelante, è riuscita a portare in città le opere di 30 artisti originari di quel Paese (Volkan Arslan, Selda Asal, Ramazan Bayrakoglu, Selim Birsel, Bashir Borlakov, Memed Erdener, Nezaket Ekici, Ayse Erkmen, Esra Ersen, Extrastruggle, Burak Delier, Leyla Gediz, Genco Gülan, Gül Ilgaz, Borga Kantürk, Gülsün Karamustafa, Yasemin Özcan Kaya, Sükran Moral, Murat Morova, Ceren Oykut, Ferhat Özgür, Serkan Özkaya, Sener Özmen, Neriman Polat, Eser Selen, Canan Senol, Erinç Seymen, Mürüvvet Türkyilmaz, Nil Yalter, Dilek Winchester, Ha Za Vu Zu).

Il suo progetto, che molto deve alle teorie di Hannah Arendt sull'importanza dell'inatteso e dell'imprevedibile nell'evoluzione della storia e della cultura dell'uomo, mette al primo posto il concetto di movimento, trasferimento, dispersione legandolo, ovviamente alla figura dell'artista. Un personaggio che, per natura e sensibilità non ha punti fissi o idee preconcette, e, proprio per questo, è soggetto a continue a "migrazioni" di tipo intellettuale, spirituale e fisico.
Questo fatto, che per altri potrebbe risultare spiazzante, lo rende l'unico in grado di suggerire e svelare le nostre lacune, le nostre alienazioni, le nostre debolezze, e, di conseguenza, aprire le nostre menti, favorire nuovi contatti e nuove relazioni. Nell'universo non esiste, infatti, nulla di definitivo o precostituito, che non possa essere messo in discussione e, se del caso, superato e archiviato.
"Save as" in fondo significa proprio questo, valuta quello che vedi, fai le opportune modifiche e salva quello che ritieni meritevole di tutela, ma tieni presente che nulla è immutabile e che, prima o poi, succederà qualcosa che rimetterà tutto in discussione. L'importante è rimanere, aperti, vigili, non farsi superare dagli eventi e restare al passo.

Quello sta succedendo a livello generale, è capitato anche in Turchia dove, a partire dal 1980, dopo il colpo di Stato, si è avuta una svolta cultrale in senso intimistico e sono nate numerose gallerie e spazi d'arte.
Questa mostra, che non ha la pretesa di essere esaustiva, si propone di offrire uno spaccato delle tendenze in atto in questo Paese, che è sempre stato crocevia di culture e che, ora, sta cercando di attuare, dal punto di vista artistico, una vera e propria rivoluzione nel segno della libertà e dell'indipendenza.
Le opere esposte, diverse per tecnica, stile, genere, mirano a distruggere i clichè che da sempre accompagnano la società e la cultura turca. Il loro scopo principale è infatti quello di stimolare reazioni, dibattiti, riflessioni.
I temi più ricorrenti in questi lavori, e nell'arte turca in senso lato, riguardano la condizione femminile, il sesso, i tabù, la tradizione, le trasformazioni sociali, la critica nei confronti dei costumi, della società, del potere, della politica.

Una parte dell'esposizione, la cosiddetta "Sala verde", è dedicata a Pippa Bacca, l'artista milanese, nipote di Piero Manzoni, che, lo scorso aprile, è stata violentata e uccisa in Turchia mentre, vestita da sposa, portava avanti una performance in favore della pace. La sua vicenda, dolorosa e drammatica, ha offerto ad alcune artiste turche lo spunto per parlare della condizione femminile all'interno del loro Paese.

La mostra è accompagnata dalla proiezione dalle pellicole di due registi turchi, Fatih Akin e Nuri Bilge Ceylan. L'iniziativa si inserisce nel vasto programma culturale della Triennale Bovisa, che, anche quest'anno ha deciso di allietare le serate estive dei milanesi. Ricordiamo inoltre che, come sempre, continua anche l'Havana Hora, dedicata a "El Culto a la Vida".

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