Mostre di arte moderna e contemporanea

Pop design. Fuori luogo, fuori scala, fuori schema

11 maggio - 14 settembre 2008

Il Filatoio - Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee
Via Matteotti, Caraglio (CN)
Tel. 0171-618260
Orari: mar-sab 14:30-19, dom 10-19, lunedì chiuso

Quest'anno Torino è la "Capitale mondiale del Design" e in tutta la città si avvicendano manifestazioni, mostre, incontri e conferenze sul tema.
Di questo fittissimo calendario, che, in realtà, coinvolge tutta la regione, fa parte anche la rassegna che Luisa Bocchietto, presidente dell'ADI Nord Occidentale, ha curato per il Filatoio di Caraglio. Un'esposizione molto particolare, che racconta, con intelligenza e ironia, l'avventura di quello che viene definito "pop design". Un modo di operare un po' glamour e un po' kitsch, che oggi sembra tornato di gran moda.

Tutto è cominciato infatti negli anni Sessanta, quando il boom economico spingeva la gente a comprare, uscire, divertirsi e il mondo lasciava da parte il grigio, per i colori forti, che erano quelli della fantasia, dell'immaginazione e dell'eccesso. In quel periodo infatti tutto sembrava lecito e possibile e la voglia di fare pazzie e comportarsi in modo stravagante non era più appannaggio del mondo dell'arte, ma iniziava a contagiare anche la gente comune, che, dopo le ristrettezze della guerra, poteva finalmente godersi qualche sfizio.
Anche la plastica, che un tempo era guardata con sospetto, aveva cominciato a perdere ogni connotato negativo e il suo utilizzo era sempre più frequente. Grazie a essa si potevano costruire, infatti, oggetti di tutte le fogge e misure.
Molti prodotti venivano realizzati su scala industriale e per uso quotidiano, ma altri, più, estrosi e intriganti, avevano alla base progetti di designer di fama, che si erano fatti contagiare da questo materiale economico e malleabile, che si prestava a infinite soluzioni.

La parola d'ordine era "pensare in grande", non porre limiti alla fantasia. E questo allargamento di confini si traduceva nella realizzazione di oggetti "fuori luogo, fuori scala, fuori schema, troppo colorati, troppo grandi, troppo divertenti". Quelli che ci hanno aiutato a guardare il mondo con occhi nuovi e a renderlo più piacevole e moderno.
Se adesso infatti i mobili, le macchine e tutte le cose che ci circondano sono più allegre e colorate, molto dobbiamo a quel periodo storico, che ha contribuito a svecchiare le nostre menti, le nostre abitudini e gli oggetti che usiamo. Anche se i primi a pensarci sono stati probabilmente Balla e Depero, i teorici della "ricostruzione futurista dell'universo".

La mostra è divisa in otto sezioni tematiche, che raccontano "quel lungo, meraviglioso momento di sana follia", che, com'è ovvio, non ha seguito criteri rigidi e rigorosi. Molti sono stati infatti i punti di incontro, le contaminazioni e i riferimenti al mondo dell'arte, della cultura e a ciò che stava accadendo all'interno del contesto sociale.

Il primo impatto è quello con "Il fascino delle lettere". La letteratura e l'arte hanno influenzato, infatti, moltissimo le creazioni dei designer italiani e stranieri, come dimostrano il Mezzadro di Achille e Pier Giacomo Castiglioni, uno strano sedile che fa venire in mente i ready made di Duchamp, o la MAgriTTA di Simon Sebastian Matta, una poltrona, che fonde insieme mela e bombetta, due oggetti molto presenti nei lavori del pittore belga.
Lo stesso effetto di spaesamento prodotto dalle opere dadaiste e surrealiste, si prova anche guardando i dettagli ingranditi e gli oggetti fuori scala che sono esposti nell'area dedicata allo "sguardo zoom", dove si possono ammirare la lampada Moloch di Gaetano Pesce, alta più di 3 metri, e la poltrona Joe di Lomazzi, D'Urbino e De Pas, un guantone da baseball davvero gigantesco, ma anche molto comodo e accogliente.
La terza sezione della mostra è dedicata invece al "colore rosso", simbolo di passione, energia e carica erotica. La stessa che si avverte guardando una bocca turgida e carnosa. Ed è proprio a questa parte del corpo che si è ispirato lo Studio 65 per il suo divano.
Qualcosa di simile ha fatto anche il designer tedesco Ingo Maurer, che, dovendo realizzare una lampada, ha scelto un altro organo umano della stessa tinta, che, tra l'altro, ha sempre a che fare con emozioni e sentimenti. Parliamo ovviamente del cuore (One from the Heart).
Altre importanti fonti di ispirazione sono stati gli animali e le piante. Le forme e i colori presenti in natura hanno sempre offerto, infatti, più di uno spunto agli artisti e i designer, in questo, non hanno certo fatto eccezione. Molti sono stati infatti gli elementi naturali che hanno saputo trasformare in oggetti artificiali. Basti pensare a Traccia, il tavolino con le zampe da gallina di Meret Oppenheim, alla lampada Bibibibi di Maurer, così simile a un fenicottero, alla soffice Rose Chair di Masanori Umeda, all'appendiabiti a Cactus, che Guido Drocco e Franco Mello hanno creato per Gufram utilizzando il poliuretano espanso. Un materiale estremamente versatile, che fa tornare alla mente la "plastica", che, come abbiamo già accennato, è l'assoluta protagonista di quegli anni rivoluzionari e anche di una sezione di questa mostra.
Altri capitoli sono dedicati alle "Luci della città", agli oggetti in "Offerta speciale", come la biro Bic Cristal, un prodotto economico ma di sicuro successo, che tutti, prima o poi, abbiamo avuto tra le mani, alla "La stanza da giochi", dove sono esposti oggetti dal sapore fiabesco, che riecheggiano nei titoli i passatempi e i beniamini dei bambini. Ecco allora Girotondo, il vassoio realizzato dai King Kong (Stefano Giovannoni e Guido Venturini) per Alessi, Pisolò, il sedile ideato da Denis Santachiara, Gnome, il tavolino progettato da Philippe Starck.

La mostra, accattivante e ricca di stimoli, riesce a rendere un argomento di nicchia come il design qualcosa di immediato, divertente, popolare, ma sicuramente non banale. Dietro questi prodotti e anche dietro la concezione di questa rassegna, c'è infatti un lungo lavoro di studio e ricerca, che l'ironia serve a far risaltare. Nulla infatti è lasciato al caso, neppure la locandina, una divertente rivisitazione del Déjeuner sur l'herbe di Manet con al centro un bell'Arbre magique.

Chi è nato e cresciuto negli anni Sessanta avrà il piacere di scoprirà che molti oggetti, che hanno fatto parte della sua vita, sono oggi delle vere e proprie icone del design. Lo stupore potrebbe però trasformarsi in rabbia per aver gettato via quelli che sono ormai considerati dei "pezzi da museo".

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