Mostre di arte moderna e contemporanea

Georges Seurat - Paul Signac e i neoimpressionisti

10 ottobre 2008 - 25 gennaio 2009

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio 9:30-22:30

Nel 1884, in occasione della mostra organizzata a Parigi dalla Société des Artistes Indépendants, Georges Seurat (1859-1891) conosce Paul Signac (1863-1935) e questo incontro segna l'inizio dell'avventura neoimpressionista, che porterà, nel 1885-86, alla nascita di un vero e proprio movimento.
In verità è già qualche anno che Seurat, affascinato dalla scienza e dalle sue scoperte, sta cercando delle leggi precise e rigorose a cui affidare la sua pittura e ha ideato un nuovo modo di stendere il colore, che prenderà il nome di pointillisme (puntinismo). L'artista infatti accosta sulla tela piccole pennellate di colore puro, dei "puntini", che, grazie a un naturale processo di percezione visiva, vengono rimescolati dalla retina dello spettatore nel momento in cui guarda il quadro.
Le sue ricerche si fondano sulle teorie cromatiche di Eugène Chevreul e Odgen Rood, che nei loro testi, Trattato sulla legge del contrasto simultaneo dei colori (1839) e Le teorie scientifiche dei colori (1879), hanno spiegato che i colori contigui si influenzano e modificano reciprocamente seguendo alcuni principi fondamentali (divisione dei colori assoluti, contrasto simultaneo, irradiazione).
Questo modo di dipingere, rigoroso e ordinato, di cui si ha uno dei primi esempi nella Baignade à Asnières della National Gallery di Londra (1883-84), non è certo senza conseguenze, in quanto priva di naturalezza la scena raffigurata e porta a una certa staticità delle forme, ma l'insieme risulta indubbiamente più luminoso e vibrante.

L'incontro di un personaggio così intransigente e metodico, come Seurat, che prima di realizzare un'opera fa numerosi studi preparatori, con un artista autodidatta, solare ed estroverso, come Signac, favorisce l'avvicinamento al puntinismo di altri pittori e, di conseguenza, la nascita di un vero e proprio movimento, il neoimpressionismo, che ha diversi seguaci non solo in Francia, ma in tutta Europa. A esso aderiscono infatti, oltre a conterranei come Camille Pissarro (1830-1903), Henri-Edmond Cross (1856-1910), Maximilien Luce (1858-1941) e Albert Dubois-Pillet (1846-1890), pittori olandesi, come Jan Toorop (1858-1928), e artisti belgi, come Henry van de Velde (1863-1957), Théo van Rysselberghe (1862-1926), Costantin Meunier (1831-1905), Georges Lemmen (1865-1916) ecc.

La mostra allestita a Palazzo Reale, ruota attorno alle figure di Seurat e Signac, di cui vengono presi in considerazione gli inizi e gli sviluppi del percorso artistico, ma le loro vicende sono inserite all'interno di alcune sezioni tematiche, che affrontano diversi aspetti del neoimpressionismo e danno spazio ai principali protagonisti del movimento. Ecco allora le "periferie", le "stagioni", le "marine", la "città", i "ritratti" e il "dopo Seurat". Un evento inatteso e drammatico, che è all'origine di un'ulteriore svolta della storia dell'arte.
La morte di questo artista, scomparso giovanissimo, trasforma infatti Signac nel punto di riferimento del neoimpressionismo e questo favorisce l'evoluzione di questa tecnica pittorica, che, col tempo, guadagna in forza e semplicità.
Il colore si intensifica, si espande, si libera dalla forma, e, in pochi anni, nascono nuove soluzioni pittoriche, vivaci e aggressive, che sono quelle, aspre e selvagge, dei fauves, e, in particolare, quelle di Matisse e Kandinsky, che, come tanti altri pittori della loro generazione, hanno avuto modo di leggere e apprezzare il libro D'Eugène Delacroix au néo-impressionisme (1899) di Signac. Comincia così un'altra storia, che è quella delle avanguardie del XX secolo.

La rassegna, curata dalla studiosa francese Marina Ferretti Bocquillon, "Chargée de Mission", al Musée d'Orsay di Parigi, si conclude con un'opera di Giacomo Balla, che, al pari di Severini, subì il fascino di questa tecnica particolare.
Non è l'unico artista italiano in mostra. Oltre a lui, infatti, sono presenti altri importanti pittori divisionisti e prefuturisti (Previati, Russolo, Longoni ecc.). Ogni sezione ne prevede uno per sottolineare la vivacità e la confluenza delle ricerche artistiche europee di quegli anni.

I dipinti esposti, che arrivano da alcuni tra i principali musei internazionali, come il Musée d'Orsay di Parigi, il Metropolitan Museum e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, sono affiancati da alcune straordinarie "autocromie" dei Fratelli Lumière, che provengono dalla collezione della Société Française de Photographie. Due sezioni della mostra sono dedicate, infatti, alla fotografia a colori, che nasce agli inizi del '900, e all'approfondimento di alcune teorie scientifiche sul colore, come quella di Chevreul, che i visitatori possono sperimentare e verificare personalmente.

La mostra è accompagnata da un bel video e da un intenso programma di visite guidate, laboratori e conferenze.

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