Mostre di arte moderna e contemporanea

Manifesta 7. Biennale Europea di arte contemporanea

19 luglio - 2 novembre 2008

Ex Alumix
Via Volta 11, Bolzano
Orari: 10-19, ven 10-21

Forte Asburgico
Valle Isarco, Fortezza (Bressanone)
Orari: 10-19, ven 10-21

Palazzo delle Poste
Via S.S. Trinità 27, Trento
Orari: 10-19, ven 10-21

Ex Peterlini
Via Savioli 20, Rovereto (TN)
Orari: 10-19, ven 10-21

Manifattura Tabacchi
Piazza Manifattura 1, Rovereto (TN)
Orari: 10-19, ven 10-21

Manifesta, la cui prima edizione si è tenuta a Rotterdam nel 1996, è una tra le più importanti biennali europee di arte contemporanea, ma ha qualcosa che la differenzia dalle altre. La sua caratteristica principale, infatti, è quella di essere itinerante e di tenersi ogni volta in una città diversa, scelta dall'International Foundation of Manifesta (IFM) di Amsterdam, che si propone di favorire il dialogo tra i popoli e la conoscenza reciproca.

Se tutte le edizioni sono particolari, quella di quest'anno è ancora più singolare perché, anziché trovare posto in un centro urbano ben definito, ha allargato il suo campo di intervento a diverse località del Trentino e dell'Alto Adige, due regioni italiane molto attive nel contemporaneo, come dimostrano i programmi del MART di Rovereto e del Museion di Bolzano, che ha inuagurato da poco la nuova sede.
Oltre alla presenza di prestigiose strutture espositive e suggestivi edifici di archeologia industriale, che ben si prestano a ospitare mostre d'arte contemporanea, ha giocato a favore di questa parte dell'Italia settentrionale anche un altro fattore importantissimo, la posizione geografica, che, da sempre, ha fatto di questo territorio una zona di transito e comunicazione tra diverse culture e, in particolare, tra il nord e il sud dell'Europa.

Il progetto di Manifesta 7, curato da Adam Budak, Ansel Franke, Hila Peleg e dal Raqs Media Collective, si sviluppa, come abbiamo già accennato in diverse sedi, Fortezza, Bolzano, Trento e Rovereto, ma segue un filo comune, quello del tentativo di ricomposizione di alcuni concetti, tra loro opposti, che spesso sono la causa di contrasti e conflitti: l'io e l'altro, globale e locale, pubblico e privato, centrale e periferico, passato e futuro, memoria e oblio. L'idea di fondo è infatti quella di scuotere le coscienze, "sprovincializzare" la cultura e i modi di vivere e favorire un'atteggiamento di apertura verso ciò che solitamente si teme perché è diverso, indefinibile e non si conosce bene. Un modo di fare che comunque non significa affatto perdere quello che ci caratterizza come individui, popoli o nazioni. Anche questa infatti è una ricchezza che va protetta e condivisa.
Tra gli artisti invitati, che sono 188, figurano anche architetti, scrittori, filosofi e ben 32 italiani. E questa è un'altra bella sorpresa di questa manifestazione. Solitamente, infatti, tutte le più importanti rassegne internazionali, comprese quelle che si tengono nel nostro paese, non offrono molto spazio ai nostri artisti.
Le opere, molte delle quali sono state realizzate appositamente per l'occasione, sono del genere più diverso. Si possono vedere infatti dipinti, sculture, video e installazioni.

Le mostre principali sono 4 e, come abbiamo già indicato sopra, sono ospitate in 5 posti diversi, tutti situati sull'asse del Brennero. Assieme agli eventi collaterali costituiscono quindi un percorso espositivo unitario di 150 Km per cui è stato coniato lo slogan "100 miglia per 100 giorni". Tanto dura infatti la manifestazione.

L'Ex Peterlini e la Manifattura Tabacchi di Rovereto ospitano "Principle Hope", la mostra curata da Adam Budak e dal suo staff.
L'esposizione, che parte dalla nozione di "regionalismo critico" avanzata dal teorico dell'architettura Kenneth Frampton, analizza i concetti di "spazio proprio" e "spazio pubblico" alla ricerca di uno "spazio autonomo" in grado di risolvere la contrapposizione tra locale e globale, tradizione e modernità, e costruire quindi un'identità comune, che poco ha a che vedere con lo Stato.
Nella filosofia di Bloch, che il curatore richiama, ogni cittadina deve diventare, infatti, un'area attiva, priva di sentimenti nostalgici, che non nasconde le proprie contraddizioni, ma le affronta e cerca di risolverle nel migliore dei modi elaborando nuove grammatiche di appartenenza fisica e mentale.
Uno dei capitoli principali del progetto di Budak riguarda il "disordine identitario", che viene considerato un problema importante e reale, ma anche un fattore positivo. Da lì, infatti, possono nascere le spinte per il cambiamento.

La seconda mostra, ospitata al Palazzo delle Poste di Trento, è curata da Anselm Franke e Hila Peleg e si intitola "The Soul (or, Much Trouble in The Transportation of Souls". Un fatto che non è per nulla casuale dato che in questa città, tra il 1545 e il 1563, ha avuto luogo il famoso Concilio ecumenico che, oltre a operare una profonda riforma della Chiesa, ha fissato nuove regole circa la relazione tra anima e rappresentazione ponendo dei limiti all'uso delle immagini.
Partendo da questi presupposti, che hanno portato a un controllo di tutto ciò che ha a che fare con l'interiorità (emozioni, sentimenti, desideri, ricordi, fantasie, processi di auto-coscienza), i curatori hanno deciso di dare spazio a possibili "racconti dell'anima", che dovrebbero far venire a galla i paradossi della "normalità europea".
A questi momenti di riflessione, che rispondono a una logica di studio e ricerca, si alternano le opere di una trentina di artisti, che hanno scelto di confrontarsi col contesto storico, politico e sociale regionale ed europeo.
Lo scopo del progetto, infatti, è quello di trovare una lingua capace di dar voce alle nuove forme di esclusione e capovolgere le forme del controllo sociale.

Il terzo progetto espositivo, curato dal Raqs Media Collective, si intitola "The Rest of Now" e trova spazio nella Ex Alumix di Bolzano.
I promotori di questa mostra sono partiti, infatti, proprio da qui, da questa fabbrica di alluminio in disuso, per portare avanti alcune riflessioni che riguardano la memoria dei luoghi, la conservazione del loro senso originario, e, soprattutto, l'analisi dei "residui", ossia di tutto ciò che, a prima vista, non sembra così importante da essere ricordato.
Dall'edificio, l'analisi si è allargata all'uomo e, più in generale al contesto sociale, che, anche in questo caso, non è soltanto quello italiano o europeo. Il capitalismo e il consumismo, infatti, hanno creato ovunque un'immensa mole di "residui", che forse meriterebbero di essere recuperati. Anche essi infatti potrebbero diventare "motori di significato". Ed è proprio questo l'argomento su cui sono stati chiamati a riflettere gli artisti e studiosi invitati a partecipare a questa mostra.

L'ultima esposizione, sicuramente la più suggestiva, ha visto all'opera tutti i curatori di cui abbiamo appena parlato. Intitolata "Projected Scenarios" esplora la dimensione dell'immateriale in un contesto unico e carico di storia, il Forte austriaco di Fortezza, una struttura difensiva, che l'Imperatore d'Austria Francesco I ha fatto costruire tra il passo del Brennero e Bolzano per controllare una delle vie di comunicazione più importanti d'Europa. I suoi cannoni però non hanno mai sparato un colpo. E questo ci insegna che spesso le apparenze ingannano e una persona o un luogo possono sembrare molto diversi a seconda del punto di vista da cui li si guarda. E che l'opinione cambia soprattutto quando, chi se la fa, è un individuo singolo o una collettività.
Grazie a testi, registrazioni, voci, suoni, luci, installazioni i visitatori avranno la possibilità di riflettere sul fatto che fin dalla nascita ognuno di noi fa parte di uno scenario, che ci viene imposto e ci condiziona, ma che spesso possiamo modificare rompendo gli schemi e creando qualcosa di nuovo.
La sollecitazione che deriva da tutti questi stimoli, sensoriali e intellettivi, favorisce, infatti, l'analisi del passato, di ciò che ha contribuito a fare di noi quello che siamo, ed è estremamente importante per capire come siamo arrivati fino a qui e dove possiamo andare.

Per rendere più semplice l'avvicinamento del pubblico al mondo dell'arte contemporanea, che talvolta si rivela un po' ostico e difficile da comprendere, il team di Manifesta ha deciso di dedicare un'attenzione particolare all'attività didattica. Le proposte sono davvero tante e sono diversificate per rispondere alle esigenze di persone di diversa età e provenienza. Sono disponibili, infatti, in lingua italiana, tedesca e inglese.

La manifestazione è accompagnata da ben tre cataloghi, editi da Silvana Editoriale. Il "Guide Book" è quello più generale, adatto a tutti. Offre infatti, informazioni sulle sedi espositive e sul lavoro degli artisti invitati a partecipare a Manifesta. Il "Companion Book" invece può essere molto utile per chi vuole sapere qualcosa di più. Si tratta, infatti, di un volume di approfondimento, che contiene saggi e spunti di riflessione su quello che viene proposto nelle diverse mostre. Il più specifico è sicuramente "Monografica", dedicato all'evento di Fortezza.

Per conoscere più da vicino i programmi di Manifesta, gli eventi correlati e alcune promozioni turistiche, si può guardare il sito Internet www.manifesta7.it/.

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