Mostre di arte moderna e contemporanea

Robert Indiana

4 luglio - 14 settembre 2008

PAC - Padiglione d'arte Contemporanea
Via Palestro 14, Milano
Tel. 02-76009085
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio 9:30-22:30

Chi ha avuto modo di fare un giretto in centro, si sarà chiesto chi è l'autore delle sculture che da più di un mese sono esposte in Corso Vittorio Emanuele II, Piazzetta Reale e Piazza Scala.
Per chi ancora non lo sapesse, segnaliamo che a realizzarle è stato l'artista americano Robert Clark, più conosciuto come Robert Indiana. Ha scelto infatti di farsi chiamare così per rendere omaggio allo stato in cui è nato.

Le sue opere più famose, di cui si hanno degli esempi in Piazza Scala e anche al PAC, dove è allestita una retrospettiva del suo lavoro, sono delle sculture tridimensionali che compongono la parola "LOVE", un simbolo che ha ormai superato il significato originario, legato al movimento pacifista degli anni Sessanta, quello che invitava a "fare l'amore e non fare la guerra". È diventato infatti una vera e propria icona pop, che è riuscita a sovrastare la fama del suo autore, che pure è considerevole. Oltre ad aver partecipato a molte e importanti rassegne internazionali, Indiana può vantare infatti diverse opere monumentali in spazi pubblici e perfino un francobollo.

La mostra allestita al PAC, realizzata in collaborazione con la Galleria Gmurzynska di Zurigo, ripercorre la carriera di Indiana dagli anni Sessanta a oggi proponendo alcune delle sue opere più note, che contrariamente al sentire comune non sono poi così semplici e immediate come appaiono. Dietro ai suoi lavori - dipinti, installazioni e sculture, caratterizzati da forme geometriche e colori vivaci - si celano infatti diversi significati che attengono alla vita dell'autore ma anche alla realtà sociale, politica, letteraria, storica e artistica del suo Paese. Basti pensare al numero 66 che è il simbolo della compagnia petrolifera per la quale lavorò suo padre, alla lettera "O" che Indiana inserisce volutamente inclinata perché, al pari dei grandi numeri che ha scelto per altre sue sculture, gli ricorda il suo impiego presso una stamperia, alla stella, che allude alla fama e al patriottismo. Un caso a sé è quello di Decade Autoportrait 1968 (1972). Si tratta infatti dell'omaggio a una famosa opera di Charles Demuth (1883-1935), uno dei più noti rappresentanti del "precisionismo americano", di cui l'artista è un fervente ammiratore.

Il percorso espositivo si apre con The Slips, l'opera in cui Indiana è riuscito a compiere un'impresa che, a prima vista, sembrava impossibile, conciliare le istanze dell'estetica pop e del minimalismo, e si chiude con i lavori più recenti in cui lettere e parole sono sostituite da ideogrammi. Segno dell'apertura verso nuovi linguaggi e di un continuo rinnovamento stilistico. Un artista infatti non deve mai riposare sugli allori e trovare sempre nuovi spunti e fonti d'ipirazione, com'è successo un tempo con le strade di New York, ricche di scritte e insegne colorate, che Indiana ha inserito in opere che, in un certo qual modo, possono essere definite come paesaggi. In un'intervista di qualche anno fa, Indiana ha infatti detto: "Ci sono più segni che alberi in America. Ci sono più segni che foglie. Per questo penso a me stesso come a un pittore del paesaggio americano".

La rassegna è accompagnata da un vasto programma di visite guidate e laboratori. Il catalogo è pubblicato da Silvana Editoriale.

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