Mostre di arte moderna e contemporanea

La Belle Époque. Arte in Italia 1880-1915

10 febbraio - 13 luglio 2008

Palazzo Roverella
Via Laurenti, Rovigo
Info. 0425-21530
Orari: 9-19, sab 9-23, lunedì chiuso

La Belle Époque, che generalmente si fa partire con l'Esposizione Universale parigina del 1900, in realtà inizia un po' prima. Si ricollega infatti a quel periodo di pace e benessere che l'Europa ha la fortuna di vivere già negli ultimi vent'anni dell'Ottocento, in cui tutto sembra finalmente possibile e a portata di mano. Lo sviluppo economico, la fede nel progresso, la crescita delle città, le scoperte scientifiche, come la luce elettrica, il treno o l'automobile, infatti, non facevano altro che instillare nei ceti più agiati l'idea che tutto sarebbe andato bene e la prosperità sarebbe durata per sempre.

Questa ventata di ottimismo si accompagnava alla voglia di uscire, comprare, divertirsi, che contagiava soprattutto le donne, sempre più sicure di sé e della loro bellezza.
La notte, illuminata a giorno dai lampioni, fremeva di vita e teatri, caffè, cabaret erano luoghi frequentatissimi. Molto apprezzate erano anche le località di villeggiatura, gli hotel alla moda, gli ippodromi e le Esposizioni Universali, dove la gente del bel mondo andava per guardare e farsi guardare.
Tra gli ammiratori di quest'epoca spensierata e un po' incosciente c'erano ovviamente gli artisti, che erano affascinati dalla mutevolezza del panorama urbano, brulicante di luci e manifesti, dalle belle donne e dalle loro toilettes sofisticate e seducenti, dalla vita di società, temi e soggetti che trovarono ampio spazio nei loro dipinti.
Nessuno si rendeva conto che tutto questo non sarebbe durato a lungo e presto si sarebbero visti i risultati di questo modo di vivere gaudente e superficiale, che sarebbe stato spazzato via dalla Grande Guerra.

Parigi, Londra e Vienna erano le città dove questo clima era più evidente, ma la Belle Époque ebbe riflessi un po' ovunque e anche in Italia, dove operarano artisti straordinari, che documentarono con dovizia di particolari e autentici capolavori quel periodo felice e un po' frivolo.
A loro è dedicata la mostra aperta in questi giorni a Rovigo, curata da Dario Matteoni e Francesca Cagianelli.

La rassegna, che propone 110 dipinti e una trentina di affiches, racconta la vita della ricca borghesia di inizio '900, che cerca di consolidare la propria posizione imitando le abitudini e i gusti dell'aristocrazia, ma punta l'attenzione soprattutto sul nuovo ruolo assunto dalle donne, che, abbandonato il focolare domestico, diventano le regine di una nuova società, dove il lusso e il divertimento contano molto più della virtù.
La donna moderna, incostante, seducente e sognante, è una vera e propria "femme fatale". Ama le sfilate di moda, le passeggiate nei parchi, le gite al lago o nelle località di mare, ma soprattutto gli incontri galanti e la vita notturna dei teatri, dei tabarin e dei casinò, dove ha modo di sfoggiare la sua eleganza e la su raffinatezza.

Tra i cantori di questa nuova femminilità, di cui Charles Baudelaire aveva già parlato nel 1863 nel libro Le Peintre de la vie moderne, spiccano De Nittis, Zandomeneghi, Boldini, Corcos, Gioli, Banti, Mariani e Panerai, che hanno passato parte della loro esistenza a Parigi documentando la vita delle classi abbienti che animavano i salotti, i teatri, i veglioni e le strade e i parchi della Ville Lumière, ma anche Casorati, Boccioni, Bonzagni, Bocchi e Cavaglieri, che hanno immortalato gli usi e i costumi della borghesia italiana post-unitaria.
Alla divulgazione e alla formazione dei miti e dei modelli della Belle Époque hanno dato un contributo fondamentale anche gli illustratori (Giovanni Costetti, Alfredo Müller, Lionello Balestrieri, Serafino Macchiati) e, soprattutto, gli affichistes. La grafica pubblicitaria conobbe, infatti, in quegli anni un impulso straordinario, determinato dalla proliferazione di nuovi prodotti e servizi e dalla nascita dei Grandi Magazzini.
Maestri indiscussi di quella che oggi è finalmente considerata una vera e propria forma d'arte furono Leonetto Cappiello, Marcello Dudovich e Leopoldo Metlicovitz, autori di immagini attraenti, sofisticate, vitali, come le persone cui erano destinate.

La realtà comunque era ben lontana da quello che tutti questi autori mostravano. Col tempo, cominciarono a farsi sentire, infatti, le avvisaglie di un mondo in declino, dedito al vizio e agli eccessi, che presto sarebbe scomparso. Tra gli artisti che per primi si resero conto delle contraddizioni e del vuoto morale di un'epoca, che a molti sembrava ancora brillante e piena di vita, ci furono Aroldo Bonzagni, Pompeo Mariani e Giuseppe Cominetti, che non esitarono a mettere alla berlina gli usi e i costumi borghesi di inizio '900. La spallata finale l'avrebbe data la guerra.

La mostra è accompagnata da un catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale.

Links ad altre pagine di Artdreamguide correlate