Mostre di arte moderna e contemporanea

Alberto Burri

11 novembre 2008 - 8 febbraio 2009

Triennale
Viale Alemagna 6, Milano
Tel. 02-724341
Orari: 10:30-20:30, lunedì chiuso

L'omaggio che la Triennale ha deciso di dedicare ad Alberto Burri risponde al desiderio di ricordare uno dei più grandi artisti italiani del dopoguerra, ma ha anche un significato riparatore. È dal 1984, infatti, che non si tiene a Milano una grande mostra su Burri.
A qualche anno di distanza dalla splendida rassegna di Palazzo Citterio, che attirò folle di visitatori, l'artista decise, infatti, di non mettere più piede in città. Nel 1989 l'amministrazione comunale aveva deciso, infatti, di smantellare uno dei suoi più interessanti progetti di arte pubblica, il "Teatro Continuo" del Parco Sempione, che l'artista aveva realizzato in occasione della Triennale del 1973.

Da quell'atto inspiegabile sono passati quasi 20 anni e la Fondazione Burri di Città di Castello (PG), che cura gli interessi dell'artista, ha deciso che è ora di dimenticare, di far parlare i suoi lavori. È nata così una mostra straordinaria che permette di conoscere tutti gli aspetti dell'arte di Burri dalle opere degli anni '50, contrassegnate dall'uso sperimentale di materiali eterogenei, ai Cellotex degli ultimi anni, quando l'artista lavora ormai per cicli monumentali.

La rassegna, curata da Maurizio Calvesi e Chiara Sarteanesi, si articola su due piani seguendo un andamento cronologico.
Le prime sale, davvero straordinarie, sono dedicate ai lavori degli anni '50 e '60, che hanno fatto di Burri uno dei protagonisti dell'Informale europeo, al quale si sono ispirati molti artisti successivi.
Appartengono a questo periodo i lavori ("Catrami", "Muffe", "Gobbi", "Sacchi", "Legni", "Ferri" e "Plastiche") realizzati utilizzando materiali inconsueti e spesso di recupero, come frammenti di tessuto, pezzi di juta, catrame, sabbia, legno, ferro, plastica ecc.
L'artista, che è un grande sperimentatore di tecniche e materiali, ma mostra sempre un occhio di riguardo per l'estetica e la struttura compositiva delle sue opere, li usa da soli o insieme alla pittura a olio e li combina come fossero colori. Grazie a questi elementi riesce, infatti, a trovare "quella perfetta aderenza tra tono, materia e idea, che col colore sarebbe impossibile" da raggiungere.
Il passo successivo è l'uso del "pennello di fuoco", grazie al quale riesce a realizzare la "Combustione" di sacchi, legni, plastiche e ferri dando vita a quella che chiama l'"unità perfetta". Durante la bruciatura, infatti, tutto vive e muore al tempo stesso anche se la materia non viene distrutta. L'artista infatti riesce a controllare attentamente l'azione del fuoco piegandola alle esigenze compositive.

La fine degli anni '60 vede Burri impegnato nella creazione dei "Cretti", che sono tra le sue opere più note. Realizzati con un impasto di caolino e vinavil, mostrano superfici screpolate e piene di fenditure, che ricordano la terra spaccata e riarsa a causa della siccità. Non è la prima volta che materiali di questo tipo compaiono nelle sue opere, ma all'inizio non hanno vita autonoma e trovano posto all'interno di lavori realizzati con altre tecniche.

Un altro materiale tipico dell'opera di Burri è il "Cellotex", un aggregato di segatura e vinavil, che l'artista impiega inizialmente come base per i suoi lavori ma che, col tempo, assume valore preminente mischiandosi al colore.
Siamo ormai a cavallo degli anni '80 e l'artista semplifica lo stile e le forme, adotta formati più grandi e comincia a lavorare per "grandi cicli" dando vita a opere monumentali dove predominano i rossi, i neri, i bianchi, gli ocra e l'oro.
Queste grandi opere, che solitamente sono ospitate negli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello (PG), hanno trovato una sede adeguata negli ampi spazi del primo piano della Triennale, dove sono esposti, tra gli altri, i cellotex che compongono il ciclo dei Neri (1986-1987), mai esposti in precedenza, e quelli che fanno parte del ciclo delle Architetture con cactus (1991), sconosciute in Italia, ma già viste ad Atene nel 1992 e a Madrid tra il 1994 e il 1995.
Altri pezzi degni di nota sono quelli che fanno parte delle serie Nero e Oro del 1993 e Cretto Nero e Oro del 1994.
Per queste opere si è scelto un allestimento neutro, sul tono del nero, che sarebbe stato molto gradito a Burri. In occasione di una Biennale veneziana si era lamentato, infatti, del bianco delle pareti e della luce diretta, che, a suo parere, rendeva sordo il nero dei suoi lavori impedendo di cogliere tutte le sfumature di questo "colore stupendo, lucente e ricco di variazioni".

La rassegna, che è davvero esaustiva, consente di conoscere anche aspetti meno noti dell'attività di Burri, che è stato un grande sperimentatore anche nel campo della grafica e della scenografia e ha collaborato con la Scala di Milano (Spirituals, 1973), il Teatro dell'Opera di Roma (Novembre steps, 1973) e il Regio di Torino (Tristano e Isotta, 1976).
Altre indicazioni arrivano dalle foto e dai video disseminati lungo il percorso, che aiutano a capire come l'artista realizzava i suoi lavori e com'era nella vita privata.
Alcune immagini sono state scattate a Città di Castello (PG), dove si trovano le due sedi della Fondazione Burri: Palazzo Albizzini, inaugurato nel 1981, e gli Ex Seccatoi del Tabacco, aperti nel 1990. Altre ricordano il Grande Cretto di Gibellina, che l'artista cominciò a realizzare nel 1985 ricoprendo con la sua opera le macerie di questo paesino siciliano sconvolto dal terremoto del 1968.

La mostra è accompagnata da un vasto programma di attività didattiche e da un catalogo, pubblicato da Skira.

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