Mostre di arte moderna e contemporanea

Georg Baselitz

18 maggio - 15 settembre 2008

MADRE - Museo d'Arte Donnaregina
Palazzo Donna Regina
Via Luigi Settembrini 79, Napoli
Tel. 081-19313016
Orari: lun-gio e dom 10-21, ven-sab 10-24, martedì chiuso

Mentre i turisti disertano Napoli a causa dei disservizi e dell'emergenza rifiuti, il MADRE mette in cantiere un'altra bella mostra, dedicata a un importante protagonista dell'arte contemporanea internazionale, Georg Baseliltz, che l'anno scorso, ha riscosso grande successo alla Royal Academy of Arts di Londra.

La rassegna, curata da Norman Rosenthal, che è uno dei più noti studiosi dell'artista, ripercorre la sua carriera dagli esordi, che risalgono agli anni Sessanta, ai nostri giorni. Baselitz, il cui vero cognome è Kern, è infatti ancor oggi molto attivo.
I lavori esposti, sono 120 tra dipinti, disegni e sculture e, dato che sono disposti cronologicamente, permettono di osservare l'opera di Baselitz nel suo sviluppo.

Il percorso espositivo si apre coi dipinti dei primissimi anni '60, nei quali l'artista, che è da poco fuggito all'Ovest, mostra tutto il suo disorientamento. Ha scoperto, infatti, che il realismo socialista, che è l'arte su cui si è formato, è decisamente fuori moda e l'arte di punta è quella astratta e informale.
Contrario a ogni sorta di conformismo, non sceglie né l'una né l'altra e dà vita a uno stile personalissimo, che parte dal figurativo, ma lo stravolge. I corpi che dipinge, infatti, sono così deformati e sfilacciati che si fa fatica a riconoscerli. Riflettono il suo pessimismo, la scoperta dei lavori di Wols e Fautrier e, soprattutto, il suo interesse per i testi, inquietanti e drammatici, di Antonin Artaud, un autore che, al pari di Nietzsche, Baudelaire e Beckett, ha avuto un'importanza fondamentale nella sua formazione.

A fare di lui un artista complesso, sconcertante e fuori dagli schemi concorrono comunque anche altri fattori, tra cui la conoscenza dei dipinti dei malati di mente, l'interesse per l'arte tradizionale africana e la pittura manierista italiana, che scopre a Firenze nel 1965 durante un periodo di studio, il recupero dell'espressionismo nordico. Quello che davvero conta per lui, infatti, non è l'adozione di uno stile ben determinato, ma il superamento della dicotomia tra pittura astratta e figurativa. Un ideale che sarà alla base di quelli che sono considerati i suoi dipinti più famosi, i cosiddetti "quadri capovolti", che fanno seguito al "ciclo degli eroi" (Helden) e alle tele dove i soggetti appaiono frantumati, disintegrati, alla deriva, ma comunque visibili (Streifenbilder).

Dipingere le figure a testa in giù non è per Baselitz un vezzo o una protesta. È un problema essenzialmente pittorico. L'adozione di uno spazio prospettico nuovo, che contrasta con le leggi della fisica e con ciò che siamo abituati a vedere, gli permette infatti di superare la realtà dando vita a un contesto inedito, dove ciò che conta è soltanto l'armonia del quadro, la disposizione di forme e colori. Non ci sono oggetti, solo motivi. Tali sono, infatti, anche gli elementi più ricorrenti nelle sue opere, come la mano, la casa, la sedia, gli uccelli.

Col tempo la sua pittura, aspra e selvaggia, dai colori accesi, si sfalda, perde di intensità e i soggetti riprendono la consueta collocazione spaziale. Baselitz si sente libero dai motivi e dalla tecnica e non ha più niente da dimostrare.
A partire dal 2005 l'artista torna sui temi trattati nel corso della sua carriera. Nascono così i Remix, che ripropongono, contestualizzandoli, i dipinti e i disegni di maggior successo. La novità sta nella comparsa di alcune griglie, che alludono a Mondrian ma, soprattutto, al simbolo della svastica, che dopo l'avvento del nazismo, ha assunto un significato quanto mai inquietante.

Oltre a dipinti e disegni, la mostra propone anche alcune sculture di Baselitz, figure tozze, primitive, scolpite grossolanamente nel legno. Per l'artista, infatti, che è considerato il capofila dei "Nuovi Selvaggi" tedeschi, la scultura è "un atto molto violento, aggressivo" e le sue donne, al pari di quelle di De Kooning, non hanno nulla di femminile o rassicurante.

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