Mostre di arte moderna e contemporanea

Bacon

4 marzo - 24 agosto 2008

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio 9:30-22:30

Francis Bacon (1909-1992) è stato uno degli artisti più importanti del XX secolo e la mostra allestita a Palazzo Reale, davvero straordinaria, offre al pubblico l'opportunità di conoscere più da vicino questo autore, che, nel 1955, ha rappresentato l'Inghilterra alla Biennale di Venezia insieme a Lucien Freud e Ben Nicholson.
Grazie a questa rassegna, si possono ripercorrere, infatti, i momenti salienti della sua carriera, passando dai lavori, pressoché sconosciuti, degli anni '30, che appaiono ancora influenzati dall'arte cubista e surrealista ma rivelano già gli indizi di uno stile personale, legato alla deformazione delle figure, agli ultimi trittici dedicati a John Edward, uno dei suoi compagni e il suo erede, nei quali il tormento esistenziale, che ha sempre accompagnato la sua vita, sembra stia finalmente per trovare pace.
Ed è proprio questa attenzione per i problemi interiori, la crisi e la solitudine dell'uomo contemporaneo, che rende la sua pittura universale e di grande attualità. Essa, infatti, guarda spietatamente in faccia la realtà e, anche se trae origine da fatti ed esperienze personali, riesce ad andare oltre e trasformare vicende private, dolorose e drammatiche, in qualcosa che, in definitiva, riguarda tutti. La società in cui viviamo, infatti, non è molto diversa da quella in cui ha vissuto Bacon. È crudele, cinica, intollerante, e non dimostra nessuna pietà per chi è debole o diverso.

Il percorso espositivo, strutturato in senso cronologico, trova i suoi punti di forza nei dipinti del primo dopoguerra, quando l'artista irlandese si dedica alla realizzazione di alcuni Studi di figura, che gli danno la fama, nella straordinaria ed emozionante serie delle Heads, e nei ritratti dedicati a Papa Innocenzo X, che, a partire dal 1949, diventa per lui una vera e propria ossessione. Dopo aver visto il dipinto di Velázquez, Bacon si confronta, infatti, con lui in almeno una quindicina di dipinti, trasformando l'immagine del pontefice nel simbolo della condizione umana, perennemente in bilico tra disperazione, solitudine e follia.

A questo soggetto ne seguono molti altri. A partire dagli anni '50, Bacon si dedica, infatti, sempre più spesso alla ritrattistica raffigurando amici e committenti. I suoi lavori, infatti, sono molto richiesti benché il risultato finale sia tutt'altro che piacevole o somigliante.
Quella che l'artista cerca di evidenziare infatti non è la realtà esteriore, ma la dimensione interiore, l'angoscia, la paura, il dolore. E per tradurre in pittura queste sensazioni deforma le figure, sfigura i volti, usa colori acidi e stridenti, crea sinistre e claustrofobiche ambientazioni.
Vedere i suoi quadri stringe il cuore, fa venir voglia di urlare e scappare lontano. Quello che sembra tentino di fare, inutilmente, anche i suoi personaggi, costretti a subire un destino avverso e crudele. Eppure allontanarsi è difficile, non si può. C'è qualcosa di affascinante e morboso al tempo stesso, che cattura lo sguardo, lo avvince a sé e lo spinge ad andare oltre per riuscire a cogliere ciò che attanaglia l'anima di quei corpi martoriati, goffi, insicuri, che spesso somigliano di più ad animali in gabbia che a esseri umani.

Gli anni '80 segnano l'inizio di un cambiamento. I suoi personaggi, infatti, acquistano corpo e volume e cominciano a muoversi in spazi meno angusti. Cambia anche la luce.
Il pathos, meno esibito, viene recuperato con altri espedienti. Riducendo gli elementi in gioco, Bacon lascia, infatti, maggior spazio all'immaginazione, come accade con la serie Blood on the Floor (1986), in cui il dramma si riduce a una macchia di sangue illuminata da una lampadina.

I dipinti sono affiancati da alcuni schizzi e appunti visivi, di cui si ignorava l'esistenza e di cui si è discussa a lungo l'autenticità, e anche da alcuni oggetti (brandelli di libri e giornali, fotografie e riproduduzioni di opere d'arte, testi di vario genere), che sono stati ritrovati nel caotico e straripante studio di Bacon dopo la sua scomparsa.
La loro scoperta ha rappresentato una vera e propria folgorazione perché ha dimostrato l'interesse che l'artista provava per le ricerche di Muybridge, la fotografia, i film di Eizenstein, le opere di Michelangelo e Grünewald, i libri di anatomia. Elementi che, come i testi letterari di Beckett, Camus, Sartre, Kafka ecc., hanno costituito un punto di riferimento importante per i suoi lavori.

La rassegna, curata da Rudy Chiappini, è accompagnata da un bel catalogo, edito da Skira, e da un interessantissimo filmato, che Melvyn Bragg e David Hinton hanno realizzato nel 1985 per la London Weekend Television. In esso si trova, infatti, una lunga e sorprendente intervista a Bacon, in cui l'artista racconta come nascono i suoi lavori e perché sceglie certi soggetti permettendoci di scoprire dei lati inediti del suo carattere.

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