Mostre di arte moderna e contemporanea

Pop Art 1956-1968

26 ottobre 2007 - 27 gennaio 2008

Scuderie Papali al Quirinale
Via XXIV Maggio 16, Roma
Tel. 06-696270
Orari: 10-20, ven-sab 10-22:30

Contrariamente a quanto siamo abituati a pensare la Pop Art non è un fenomeno tipicamente americano. La sua nascita si fa risalire infatti al 1956, quando Richard Hamilton espone alla Whitechapel Art Gallery di Londra un piccolo collage, Just What is it that Makes Today’s Homes so Different, so Appealing?, che mostra l'importanza assunta dalla pubblicità e dalla comunicazione di massa nella vita quotidiana. Al suo interno si possono riconoscere infatti gli oggetti e i temi che, di lí a poco, sarebbero stati trattati da quelli che, prendendo spunto dall'espressione usata dal critico inglese Lawrence Alloway, verranno definiti "artisti pop".
Rappresentano i sogni dell'uomo medio che aspira a diventare celebre e potersi permettere tutto quello che i soldi e la notorietà possono regalare.

Walter Guadagnini, che ha curato la mostra allestita alle Scuderie del Quirinale, ha cercato di ricostruire la storia di questo movimento, che ha segnato la storia dell'arte e del costume del XX secolo in tutto l'Occidente, attraverso le opere (dipinti, sculture, installazioni, collages, combine paintings ecc.) di una cinquantina di autori, e, data la diffusione di questo fenomeno, non si è limitato a proporre gli artisti inglesi e americani, i più conosciuti in assoluto, ma ha deciso di dare spazio anche a quelli italiani, francesi, tedeschi e spagnoli, di solito poco considerati.
Uno dei suoi scopi era quello di evidenziare come la Pop Art, solitamente tacciata di superficialità, avesse in realtà motivazioni profonde e, grazie all'uso di un linguaggio semplice e immediato, alla portata di tutti, cercasse di far risaltare gli aspetti più negativi del consumismo, colpevole di aver creato un mondo dove ciò che contava non era più l'essere ma l'apparire.

Dopo una prima sala introduttiva dedicata ai precursori (Peter Blake, Richard Hamilton, Ray Johnson, Robert Rauschenberg, Jasper Johns) e alle figure chiave di questa corrente artistica (Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg), la rassegna adotta un andamento tematico per consentire ai visitatori di ritrovare lo spirito di quegli anni e riflettere su un fenomeno storico, sociale e artistico, che non si è ancora esaurito e di cui siamo eredi.

La prima sezione, che affida il suo messaggio alle opere di Indiana, Phillips, Schifano, Dine, Oldenburg e Fahlström, invita a riflettere sulla centralità dell'oggetto all'interno di quella che è ormai una vera e propria società dei consumi e sull'importanza del logo (Coca-Cola, Esso ecc.) come carattere distintivo di ogni merce.
La seconda parte ricorda i principali eventi politici e sociali degli anni '60 e rende omaggio alle icone dello star system cinematografico e musicale, che hanno un posto di primo piano nell'arte e nell'immaginario collettivo di quel periodo. Ecco allora le Marilyn di Warhol, la Virna Lisi di Mel Ramos, gli astronauti di Tilson, Raysse e Boshier, il Sinatra di Mauri, i manifesti strappati di Rotella, l'assasinio di Kennedy di Laing e così via.
Un altro aspetto della società contemporanea che affascina gli artisti pop è la cosiddetta cultura bassa. Molti sono infatti, nelle loro opere, i riferimenti al fumetto, alla grafica, alla pubblicità, ai mezzi di comunicazione di massa e i lavori di Lichtenstein e Ramos, non fanno altro che confermare questo interesse, che talvolta (G. Richter, Wesselmann, Bay, Ceroli, Festa, Angeli e Schifano) si mischia con quello per la grande tradizione pittorica del passato.
L'ultimo argomento che la mostra prende in considerazione è il nuovo modo in cui questi artisti trattano il corpo e la sessualità. Spiccano in questa sezione le immagini di Rosenquist, D'Arcangelo, Pascali, Jones e, soprattutto, le provocanti pin ups di Phillips e Raysse.

Un capitolo a parte meritano le bandiere realizzate da Warhol, Lichtenstein, Rosenquist, Wesselmann, Dine e Indiana, che mostrano come la Pop Art sia in grado di confrontarsi con tutti i temi e gli aspetti della creazione artistica, da quelli più cari alla tradizione popolare a quelli più strettamente legati alla produzione artigianale o industriale.

La mostra è accompagnata da un catalogo, edito da Silvana Editoriale, e da una rassegna cinematografica. Non mancano le attività didattiche.

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