Mostre di arte moderna e contemporanea

La parola nell'arte. Ricerche d'avanguardia nel '900. Dal Futurismo ad oggi attraverso le collezioni del Mart

10 novembre 2007 - 6 aprile 2008

MART - Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Corso Bettini 43, Rovereto (Tn)
Tel. 0464-438887
Orari: 10-18, ven 10-21, lunedì chiuso

L'inserzione di parole e lettere in dipinti, sculture e opere d'arte non è certo una novità del secolo scorso, ma, a partire dal '900, il rapporto tra arte e scrittura acquisisce una portata più ampia e diventa punto di partenza di nuove e ardite sperimentazioni.

A dare il via alle nuove ricerche sono i futuristi, che, seguendo le indicazioni di Marinetti e delle sue "parole in libertà", inventano un nuovo genere poetico, che prevede l'uso di caratteri di dimensioni e colori diversi, l'abolizione delle regole grammaticali e della puntaggiatura, l'inserimento di segni matematici e musicali.
La loro invenzione, nata in ambito letterario per protesta nei confronti della "vecchia sintassi ereditata da Omero", rappresenta una vera e propria rivoluzione tipografica e produce conseguenze anche dal punto di vista visuale e percettivo. La pagina viene considerata infatti come un campo aperto, dove possono essere disposti segni, caratteri, parole e disegni di vario genere.
L'incisività e la forza delle composizioni futuriste, dove i caratteri assumono anche una presenza iconica, non passa certo inosservata e fa breccia nel mondo dell'arte.

Da allora in poi parole e immagini hanno cominciato a incrociarsi sempre più spesso nelle ricerche artistiche del '900 e non hanno cessato di farlo neppure oggi.
In un'epoca come la nostra in cui la contaminazione dei generi è norma e l'arte si caratterizza di più per il suo valore concettuale che per quello estetico, la compresenza di elementi visivi e verbali è più che mai viva e attuale. Si presta, infatti, a dar vita a diversi livelli di lettura e a molteplici soluzioni artistiche.

La rassegna allestita al MART indaga il rapporto tra parola e arte proponendo dipinti, disegni, libri d'artista, opere letterarie, manifesti, collage e installazioni. Molti di questi lavori fanno parte della ricca collezione del museo di Rovereto, che è stato uno dei primi a interessarsi di questa forma d'arte e conserva alcune tra le più importanti collezioni del settore, tra cui l'Archivio di Nuova Scrittura di Paolo Della Grazia.
Il percorso espositivo, suddiviso in 11 sezioni, al tempo stesso cronologiche e tematiche, parte con le avanguardie di inzio '900 e, dopo aver attraversato tutto il secolo, si sofferma sulle espressioni artistiche contemporanee, nelle quali la sperimentazione verbo-visuale è una delle più praticate.

Al Futurismo, di cui il MART possiede un vasto corpus di opere, riviste, documenti e cataloghi, che testimoniano l'interesse di artisti come Cangiullo, Balla, Depero, Soffici, Carrà e Boccioni per i dettami poetico-compositivi indicati nel Manifesto tecnico della letteratura futurista del 1912, segue la sezione dedicata a Dada e Surrealismo, due movimenti che hanno sviluppato le ricerche di Marinetti e compagni apportando alcune modifiche. Nelle loro opere, infatti, lo sconfinamento dell'arte nel territorio della non-arte si fa ancora più marcato e assume caratteristiche concettuali.
Se questo è accaduto, buona parte del merito lo si deve a Duchamp che, coi suoi "ready made", ha capovolto la consueta scala dei valori conferendo statuto artistico a oggetti d'uso comune.
Proseguendo sulla strada tracciata dai dadaisti, che avevano fatto gran uso anche del caso e dei giochi di parole, i surrealisti introducono un altro elemento di novità, l'interesse per l'inconscio e il mondo onirico, da cui traggono spunto per libere associazioni di idee e pensieri e, soprattutto, per le "scritture automatiche".
Un passo ulteriore viene fatto con Magritte che in uno dei suoi lavori più famosi, Ceci n'est pas une pipe, mette in risalto l'assoluta convenzionalità del linguaggio e dimostra, con disegni e didascalie, quale scollamento vi sia tra parola, immagine e realtà.

La rivoluzione tipografica dei futuristi viene portata avanti anche dall'Avanguardia russa, che, negli anni '20 crea libri e manifesti di grande appeal e modernità, e dai rappresentanti della Poesia concreta, attivi negli anni Cinquanta, secondo i quali la "forma della parola" offre straordinarie opportunità compositive e visive.

Gli anni Sessanta sono quelli del benessere e del boom economico contro cui si schierano i principali esponenti della Poesia visiva, legati al movimento letterario del Gruppo 63. Essi utilizzano parole e icone tratte dai mass media per veicolare messaggi di denuncia politica e sociale.
Qualcosa di simile fanno anche i membri del New Dada, della Pop Art e del Nouveau Réalisme, che si appropriano dei marchi e dei simboli della produzione industriale, delle insegne urbane e dei manifesti cinematografici, per riflettere, chi più chi meno, sul consumismo e sulla morale dell'uomo contemporaneo.

La contaminazione di generi e materiali rappresenta una costante anche nelle sperimentazioni degli artisti di Fluxus (Cage, Chiari, Vautier, Beuys ecc.), che cercano di intercettare l'esperienza della vita quotidiana nel suo incessante movimento attraverso la realizzazione di azioni, performance, film e video. In questi lavori, dove il comportamento, il linguaggio e la comunicazione rivestono grande importanza, la parola, parlata o scritta, svolge diversi compiti sia durante la fase processuale, sia in quella progettuale. E persino dopo. I testi infatti, oltre ad avere un valore documentaristico, si prestano a essere reinterpretati da altri autori e offrono lo spunto per ulteriori riflessioni.

Al di là di chi usa congiuntamente lettere, segni e immagini per parlare d'altro ci sono artisti che incentrano la loro ricerca su valenze estetiche e pittoriche. Gli esempi più interessanti sono quelli di Cy Twombly e Gastone Novelli, autori di raffinate calligrafie emozionali, in cui il gesto e il colore hanno grande importanza.
La scrittura torna ad avere un valore concettuale nelle opere di autori come Kosuth, Weiner, Nauman, Boetti, Manzoni e Paolini, per i quali l'idea e il progetto valgono molto di più del manufatto artistico. La parola diventa il mezzo attraverso cui enunciare verità assolute, parlare d'arte, giocare col senso dei termini, fare classificazioni e rivendicazioni.

A questo atteggiamento mentale, si contrappone la ricerca dei rappresentanti della Narrative Art, attivi a partire dagli anni Settanta, che associano immagini e testi allo scopo di raccontare storie e fatti della vita quotidiana, reali o immaginari. L'attualità delle loro proposte trova conferma nelle opere di autori strettamente contemporanei, come Sophie Calle, che sono diventati famosi ricordando le loro esperienze e quelle altrui.

Così come si possono scrivere, le parole si possono anche cancellare o negare. È quanto hanno fatto artisti come Emilio Isgrò e Bruno Munari. Il primo, eliminava frasi di volumi famosi lasciando integre soltanto alcune scritte. Il secondo, che aveva un passato futurista e una fervida immaginazione, scriveva "libri senza parole" e inventava "scritture illeggibili".

Il panorama contemporaneo è quanto mai ricco e frastagliato e sono moltissimi gli artisti che usano le scritte come elementi fondanti della loro poetica. Basti pensare a Shirin Neshat, Ghada Amer, Raymond Pettibon, Moshekwa Langa, Tacita Dean, Tracey Emin, Nedko Solokov.
Gli intenti sono i più vari e, spesso, li abbiamo già visti. Possono avere lo scopo di porre in risalto problematiche politiche e sociali, avere a che fare col ricordo, provocare emozioni o riflessioni, proporre catalogazioni ecc.
Tra gli artisti più giovani coinvolti in questa fascinazione per la parola ci sono anche molti italiani, come Stefano Arienti, Federico Pietrella, Micol Assael, Monica Bonvicini, Chiara Dynys, Salvatore Licitra, Marzia Migliora, Sabrina Mezzaqui, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Enzo Umbaca ecc.

La rassegna, realizzata in collaborazione col Museion di Bolzano, è opera di un comitato curatoriale, coordinato da Giorgio Zanchetti. Il catalogo, che contiene i contributi di numerosi studiosi della materia, è edito da Skira.

Links ad altre pagine di Artdreamguide correlate