Mostre di arte moderna e contemporanea

Rosso. La forma instabile

22 settembre 2007 - 6 gennaio 2008

Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni - San Gregorio 701, Venezia
Info. 041-2405411
Orari: 10-18, martedì e 25 dicembre chiuso

Medardo Rosso è stato uno dei principali protagonisti della scena artistica di fine '800 inizio '900 e un grande innovatore della pratica scultorea, ma, fino a ora, il suo modo di lavorare e l'esatta cronologia delle sue opere sono rimasti pressoché sconosciuti dato che l'artista non dava nessuna importanza alla datazione delle sue sculture e spesso, com'è accaduto per Madame X (1896-98) o Yvette Guilbert (1895), le esponeva a distanza di anni dalla loro realizzazione. Anche il ruolo che la fotografia rivestiva all'interno della sua attività creativa non era molto chiaro.
Oggi, grazie alla collaborazione dell'Archivio Medardo Rosso di Barzio (CO), che ha messo a disposizione dei curatori di questa rassegna - Paola Mola e Fabio Vittucci - opere, documenti e fotografie, molte questioni sono state risolte e si è capito l'enorme valore delle sperimentazioni fotografiche, che, nel suo caso, non rappresentano affatto un momento a se stante, ma una fase fondamentale del processo artistico. Rosso, infatti, per attenuare la descrittività delle sue sculture, ci tornava sopra più volte e usava la fotografia per capire come procedere.

I lavori esposti alla Collezione Peggy Guggenheim sono una ventina tra cere, gessi e bronzi e arrivano da collezioni private e importanti istituzioni pubbliche, come il Museo dell'Ottocento di Milano, la GAM di Torino, la GNAM di Roma, la Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti, il Kunstmuseum Winterthur, la Staatliche Kunstsammlungen Skulpturensammlung di Dresda e il Museo Medardo Rosso di Barzio. Sono stati realizzati a partire dal 1889, quando l'artista ha ormai avviato le prime sperimentazioni sugli effetti che la luce produce posandosi su cose e persone.
Molti soggetti, come l'Ecce Puer, Madame Noblet, Henri Rouart, Enfant malade, la Rieuse ecc., sono proposti in diversi esemplari e materiali. Quello che Rosso si proponeva di fare, infatti, era dar forma all'impressione visiva che sorprende l'occhio prima che l'intelletto e la conoscenza delle cose distruggano quella che è l'unica e autentica realtà, creare un "monumento ad un attimo" e "far dimenticare la materia". Un compito tutt'altro che semplice, ed è per questo che ogni lavoro diventava per lui "una cosa fluida che durava per tutta la vita".
Le opere scultoree sono accompagnate da fotografie, collage, ritagli e documenti, che aiutano a ricostruire il percorso artistico di Medardo Rosso, che, come abbiamo già accennato, era fatto di continui interventi e ripensamenti.

L'allestimento, semplice e rigoroso, basato sullo sfumature del grigio e su un'illuminazione mirata, tiene conto di quelli che erano i criteri espositivi adottati da questo artista innovativo e geniale, che Boccioni considerava "il solo grande scultore moderno" e Ojetti accusava di aver superato i limiti dell'arte plastica. Le sue sculture sono poste infatti all'interno di teche di vetro che "danno alla sala un aspetto di museo, di collezione di pezzi anatomici", e l'illuminazione è quella più adatta a fondere e dissolvere i contorni delle figure. Si trovano quindi più o meno nella stessa condizione in cui l'artista le aveva disposte in occasione dell'esposizione al Kunstsalon Artaria di Vienna del 1905 e alla Biennale di Venezia del 1914.

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