Mostre di arte moderna e contemporanea

Arturo Martini

25 febbraio - 13 maggio 2007

Galleria Nazionale d'Arte Moderna - GNAM
Via delle Belle Arti 131, Roma
Tel. 06-32298221
Orari: 8:30-19, lunedì chiuso

Arturo Martini, uno dei più interessanti e innovativi scultori italiani del '900, è morto a Milano nel 1947. Quest'anno ricorre quindi il sessantesimo anniversario della sua scomparsa.

Per ricordare i frutti della sua attività, Claudia Gian Ferrari, Elena Pontiggia e Livia Velani hanno deciso di realizzare un'antologica pressoché esaustiva dei suoi lavori nelle città che hanno avuto un ruolo fondamentale per la sua vita e la sua carriera. Ecco perché la mostra, dopo essere stata ospitata con successo nel capoluogo lombardo, arriva ora nella capitale.

Sebbene l'artista sia nato a Treviso nel 1889, sono state infatti Milano e Roma a dargli la fama. Basti pensare alle mostre del Novecento alla Permanente di Milano del 1926 e del 1929 e alla Quadriennale di Roma del 1931, dove Martini vinse il Premio per la Scultura. Molte sono inoltre le opere che questo grande scultore ha lasciato in questi luoghi.

La mostra, che ripercorre la sua vicenda artistica dagli esordi agli ultimi anni, mette in luce i legami che Martini ha intessuto con alcuni protagonisti della cultura italiana del suo tempo e, in particolare, con alcuni movimenti degli anni '20 e '30, come la Metafisica, Valori Plastici e Novecento, nei quali militò comunque con esiti personali. Fortissima era infatti la sua voglia di sperimentare, sia sul fronte dei materiali utilizzati (bronzo, marmo, legno, pietra, ceramica, terracotta), che riguardo alle pose (erette, carponi, accucciate, distese, abbandonate) o ai temi trattati. E molti furono anche gli artisti e i periodi storici, cui si riferì nell'ambito della sua carriera. Basti pensare alla statuaria romana, all'arte etrusca, a Donatello, Canova, Medardo Rosso, Modigliani ecc.

A portarlo su queste strade, apparentemente contraddittorie, non erano l'incertezza o la confusione, ma il desiderio di reinventare continuamente il proprio linguaggio per non scadere nella serialità e dar vita ogni volta a nuove scene, nuove storie, nuovi ambienti. Secondo Martini, infatti, "l'artista che si copia riduce la sua opera a una specie di commercio personale, redditizio... ma infinitamente monotono e triste".
Un'intuizione che era ben chiara nella sua mente già nel 1926, quando scrisse a Messina: "navigo in ansia alla ricerca di nuove vie, invento sistemi di sorpresa... perché l'opera non sia mai inferiore al pensiero primo".

Le sculture esposte, molte delle quali già viste a Milano, sono un centinaio e arrivano da importanti collezioni pubbliche e private, ma soprattutto dalla Galleria Nazionale di Roma, che vanta una ricchissima collezione di opere di Martini, tra cui figurano Il dormiente (1921), Le Stelle - Le Sorelle (1932), Atena (1934) e La sete - Uomo che beve (1933-36). Molte anche le sculture che l'artista realizzò o espose nella capitale o che eseguì durante il soggiorno ad Anticoli Corrado, dove visse tra il 1924 e il 1927.
Tra i capolavori presenti, oltre a Fanciulla piena d'amore (1913), Figliuol prodigo (1913-14), Amante morta (1921), Ofelia (1922), Orfeo (1927), La Pisana (1928), Il pastore (1930), Donna al sole (1930), L'attesa - Donna alla finestra (1931) e La zingara (1933-34), ci saranno anche La convalescente (1932) della Galleria d'Arte Moderna di Genova e la Donna che nuota sott'acqua (1941) di Treviso, che giungerà però soltanto a maggio.

Per consentire al pubblico di conoscere meglio l'artista e il suo lavoro, la GNAM metterà a disposizione dei visitatori il documentario Arte senza pace (1967) di Paolo Saglietto, che la Fondazione Benetton ha fatto restaurare dalla Cineteca di Bologna. Due leggii multimediali consentiranno inoltre la visione di 439 fogli manoscritti da Arturo Martini, tratti dai Colloqui con la scultura, dove l'artista esprime i suoi pensieri sull'arte plastica. Riflessioni che saranno ulteriormente sviluppate nel libro La scultura lingua morta (1945), dove Martini parla di ciò che lo tormenta e lo spinge a privilegiare la pittura. La scultura gli appare, infatti, ogni giorno di più, qualcosa di inutile e di inerte, "una lingua morta", incapace di parlare agli uomini e di esprimere ciò che passa nell'anima e nella mente del suo creatore.
Paradossalmente però, sarà proprio in questi anni, così difficili e sofferti, che Martini realizzerà alcune delle opere più belle. Il conflitto interiore che lo lacera, lo porterà, infatti, a sperimentare e provare diverse soluzioni, a mischiare i generi, a saggiare le diverse possibilità espressive offerte dalla scultura.

Com'è successo anche a Milano, la mostra ha un prolungamento negli spazi cittadini. Si possono visitare infatti Villa Strohl-fern, dove Martini ebbe lo studio, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, che fu un'importante fonte d'ispirazione per l'artista, e l'Università "La Sapienza", dove si trova una grande statua di Minerva.
Chi avesse tempo, può spingersi invece fino ad Anticoli Corrado, dove l'artista ha lasciato una fontana e diverse opere.

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